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Milleproroghe, anche per l’isola le misure urgenti per l’anno scolastico

ISCHIA. Nell’estenuante serie di trattative riguardanti le misure che dovrebbe essere dedicate all’isola per le conseguenze del sisma, c’è un risultato concreto che i Comuni isolani hanno già portato a casa, per quanto riguarda l’imminente anno scolastico. Nell’iter di conversione del cosiddetto decreto milleproroghe, il testo legislativo per il tema in questione ha come riferimento l’articolo 9 comma 2 quater, che è già stato approvato in Senato. Il comma estende l’articolo 18 bis del Decreto Legge 189/2016 anche ai Comuni di Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio colpiti dall’evento sismico del 21 agosto 2017. Tutti gli emendamenti alla camera sono stati dichiarati inammissibili, quindi il testo rimarrà inalterato. Si tratta delle “misure urgenti per lo svolgimento dell’anno scolastico” che vennero previste per le zone d’Italia che furono colpite da eventi sismici nel 2016. Adesso, tali misure sono estese anche all’isola d’Ischia. Ecco il testo dell’articolo 18 bis del D.l. 189/2016: al primo comma si prevedeva che “per  l’anno  scolastico  2016/2017 (ora 2018/2019 ndr.)  i  dirigenti  degli  Uffici scolastici regionali di cui all’articolo 75,  comma  3,  del  decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, con riferimento alle  istituzioni scolastiche ed educative i cui edifici, siti nelle aree colpite dagli eventi  sismici  di  cui  all’articolo  1,  sono   stati   dichiarati parzialmente o totalmente inagibili a seguito di tali eventi sismici, a quelle ospitate in strutture temporanee di emergenza e a quelle che ospitano  alunni  sfollati,  al  fine  di  consentire   la   regolare prosecuzione delle attività  didattiche  e  amministrative,  possono derogare al numero minimo e massimo di alunni  per  classe  previsto, per ciascun tipo e grado di scuola, dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n.  81,  comunque  nei limiti  delle  risorse  previste  al  comma  2.  Inoltre  i  medesimi dirigenti possono:      a) istituire con loro decreti, previa verifica  delle  necessità aggiuntive, ulteriori posti di personale, da attivare sino al termine dell’attività didattica dell’anno  scolastico  2016/2017 (ora 2018/2019 ndr.) ,  ai  sensi dell’articolo 1, comma 69,  della  legge  13  luglio  2015,  n.  107, nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA);      b) assegnare alle cattedre i docenti,  il  personale  ATA  e  gli educatori o, per il personale in servizio presso  edifici  dichiarati parzialmente  o  totalmente  inagibili,  modificare  le  assegnazioni effettuate,  in  deroga  alle  procedure  e   ai   termini   previsti dall’articolo 1, commi 66 e seguenti, della legge 13 luglio 2015,  n. 107, dall’articolo 455, comma 12, del testo unico di cui  al  decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e dall’articolo 1-ter,  comma  1, del  decreto-legge  29   marzo   2016,   n.   42,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89.  Tali  assegnazioni sono regolate  con  contratto  collettivo  integrativo  regionale  di lavoro, da sottoscrivere entro sette giorni dalla data di entrata  in vigore della legge di conversione del presente decreto,  al  fine  di salvaguardare, ove possibile, la continuità didattica”. Al secondo comma l’articolo continua stabilendo che “per l’adozione delle misure di cui al comma 1, e’ autorizzata la spesa di euro 5 milioni nell’anno 2016 ed euro 15  milioni  nell’anno 2017 (cifre che ovviamente vanno ricalibrate nel nuovo provvedimento normativo, ndr.). Dette somme sono ripartite tra gli Uffici scolastici  regionali interessati    con    decreto    del    Ministro     dell’istruzione, dell’università e della ricerca e costituiscono limite di spesa  per le attività di cui  al  comma  1.  Per  l’adozione  del  decreto  di riparto, i termini di cui all’articolo 8 del decreto  legislativo  30 giugno 2011, n. 123, sono ridotti a due giorni, incrementabili fino a sette giorni in presenza di motivate esigenze; è in ogni caso  fatto salvo il disposto dell’articolo 6 del medesimo decreto legislativo”.  Nel terzo comma viene stabilito che “il Ministero dell’istruzione, dell’università e della  ricerca, provvede al monitoraggio delle spese di  cui al comma 1 per il personale docente e ATA,  comunicando  le  relative risultanze al Ministero dell’economia e delle finanze –  Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato entro il mese  successivo.  Nel caso  in  cui  si  verifichino  scostamenti  rispetto  al  fabbisogno previsto, il Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta  del Ministro  dell’istruzione,  dell’università  e  della  ricerca,   è autorizzato ad apportare le necessarie variazioni compensative tra le risorse iscritte in bilancio per  le  spese  di  funzionamento  delle istituzioni scolastiche e quelle relative al  pagamento  delle  spese per il personale supplente”.    L’articolo continua, prevedendo al quarto comma che, “per l’anno scolastico 2016/2017 (ora 2018/2019 ndr.), i  dirigenti  scolastici  delle istituzioni  scolastiche  autonome  di  cui  al   comma   1   possono individuare i supplenti da nominare in deroga al regolamento adottato ai sensi dell’articolo 4 della legge 3 maggio  1999,  n.  124,  fermo restando il criterio del maggior punteggio, assicurando la  priorità a coloro che si sono resi preventivamente disponibili ad accettare  i contratti offerti dall’istituzione scolastica. Al fine  di  acquisire la preventiva disponibilità ad accettare i posti di cui al  presente comma,  i  dirigenti  degli  Uffici  scolastici  regionali   di   cui all’articolo 75, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999,  n. 300, pubblicano nel proprio sito  istituzionale  apposito  bando  con specifica della tempistica di presentazione delle relative domande”.   Gli ultimi due commi erano relativi alle risorse con cui finanziare le misure, e dunque le cifre e gli anni indicati andranno aggiornati: “Alla copertura degli oneri derivanti dal presente articolo, pari ad euro 5 milioni nel 2016 ed euro 15 milioni nel 2017, si provvede:      a) quanto ad euro 5 milioni  nel  2016,  mediante  corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo  1,  comma 601, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per la quota afferente  al funzionamento;      b) quanto ad euro 15 milioni nel  2017,  mediante  corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge  13 luglio 2015, n. 107”.    Il sesto e ultimo comma prevede che “il Ministro dell’economia e  delle  finanze  è  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di  bilancio”.

 

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