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Minacce ai familiari, domiciliari per il giovane ischitano

Convalidato l’arresto operato dai Carabinieri nei confronti del 25enne tossicodipendente, difeso dall’avvocato Mario Pettorino, che domenica sera era arrivato a minacciare i congiunti con un coltello

Detenzione ai domiciliari per G.M., il 25enne isolano arrestato dai Carabinieri domenica sera per maltrattamenti in famiglia e minacce. È questa la decisione del Gip dopo la convalida dell’arresto nell’udienza di ieri mattina. Il giovane era assistito e difeso dall’avvocato Mario Pettorino, il quale ha perseguito una linea difensiva tale da mettere in evidenza la necessità di dare la possibilità di recupero del giovane, afflitto da anni da problemi di tossicodipendenza e di alcolismo. Di conseguenza, a dispetto della richiesta del pubblico ministero che invocava la custodia in carcere, la difesa ha invocato una misura che potesse attenuare il più possibile gli effetti di un procedimento penale complicato e anche pesante dal punto di vista delle possibili conseguenze, vista la pena statuita dalla legge per la fattispecie di reato, che può arrivare fino a cinque anni di reclusione senza condizionale. Come si ricorderà, il giovane era stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Radiomobile, guidati dal luogotenente Michele Cimmino e coordinati dai luogotenenti Sergio De Luca e Salvatore Schiano, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, minaccia grave e detenzione abusiva di arma da taglio.

Fra l’altro, il 25enne era già noto alle forze dell’ordine. In quella sera di tre giorni fa, gli uomini dell’Arma si sono trovati a dover intervenire nell’abitazione dove l’uomo si era rinchiuso all’interno della camera da letto, dopo aver minacciato i familiare con un coltello. Dopo una lunga opera di convincimento, il giovane cedeva. Uno dei parenti, in caserma, doveva aveva sporto querela, aveva poi rivelato il doloroso percorso sfociato negli atti di violenza di domenica scorsa: sin dall’età di 17-18 anni G.M. faceva abitualmente uso di cocaina e abuso di alcolici: nell’abitazione di frequente sparivano denaro e oggetti di valore, furti evidentemente commessi per procurarsi la droga. E nel momento in cui le richieste continue di soldi non venivano esaudite, il figlio non esitava a minacciare in maniera pesante il padre con una serie di atteggiamenti intimidatori, aggressivi e violenti, che spesso sfociavano anche nel danneggiamento di suppellettili e mobili che si trovavano in casa, fino ad arrivare a minacciare di morte il genitore il quale aveva ormai preso l’abitudine di chiudersi a chiave quando andava a dormire per timore di essere aggredito in piena notte e magari nel sonno. Una serie di condotte reiterate e datate nel tempo, al punto che l’intervento delle forze dell’ordine si era reso necessario per casi analoghi già nel febbraio 2019 e nell’aprile 2020, fino alla follia distruttiva di domenica sera.

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