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Minore indotto a prostituirsi, i due arrestati scelgono il “silenzio”

Il 37enne e il 52enne, entrambi di Casamicciola, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio che si è svolto ieri in videoconferenza alla presenza dei difensori di fiducia

Un interrogatorio inusuale, ma in tempi di coronavirus anche abbastanza scontato. Il faccia a faccia tra i due casamicciolesi arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri della Compagnia di Ischia con l’accusa di prostituzione minorile (per aver indotto un minore di quattordici anni ad avere rapporti sessuali con entrambi) si è svolto in video conferenza, ovviamente per evitare spostamenti e contatti vista la pandemia che sta flagellando l’Italia e l’intero pianeta. E così si sono ritrovati davanti a un… computer i due indagati – uno nel carcere di Poggioreale, attrezzato alla bisogna, e l’altro presso la caserma dell’Arma in via Casciaro, con uno dei legali presenti sempre dai carabinieri e l’altro connesso in remoto da Napoli. L’interrogatorio però è durato davvero poco, anzi si può dire che praticamente non ha mai avuto inizio: sia il 37enne attualmente dietro le sbarre che il 52enne (ristretto ai domiciliari) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, preferendo così rimanere in religioso silenzio.

Agenti della polizia e della polizia penitenziaria all’esterno del carcere di Poggioreale dove Ë in corso una rivolta a Napoli 16 Giugno 2019. ANSA/CESARE ABBATE/

Un atteggiamento che presumibilmente è stato concordato anche con i rispettivi difensori, Onofrio Castaldi e Aniello Cozzolino. I quali avranno evidentemente concordato sulla necessità di venire in possesso e poter studiare accuratamente il materiale probatorio relativo all’indagine condotta dagli uomini guidati dal capitano Angelo Pio Mitrione e qualcosa di abbastanza complesso e finchè i legali non lo potranno visionare non vale la pena giocare a “carte scoperte”. Quello che viene infatti riportato nella copiosa ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip – che, lo ricordiamo, si compone di oltre cento pagine – è soltanto una parte dell’attività compiuta dagli investigatori e l’obiettivo degli avvocati potrebbe anche essere quello di volerla analizzare ai raggi X per valutarne l’effettiva utilizzabilità. In ogni caso allo stato dell’arte non è nemmeno escluso un ricorso al Tribunale del Riesame, con l’intento di chiedere una misura meno afflittiva per i rispettivi assistiti. Ci sono dieci giorni di tempo per percorrere questa strada e giocarsi questa carte, e l’impressione è che la riflessione non sarà certo di quelle celeri. Insomma, il confronto che si è svolto con la tecnologia windows stream è davvero durato lo spazio di un amen, anche se alla vigilia lo svolgimento dei fatti in questa maniera era ritenuto abbastanza probabile.

Gli avvocati Onofrio Castaldi e Aniello Cozzolino vogliono esaminare con attenzione gli atti di una indagine decisamente complessa, poi potrebbero decidere di rivolgersi al Riesame. La genesi dell’inchiesta e l’ampio materiale probatorio

Vedremo insomma quali sviluppi prenderà questa vicenda giudiziaria fatta di testimonianze e soprattutto di una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali che secondo gli inquirenti inchioderebbero alle proprie responsabilità i due indagati mentre avrebbero escluso addebiti da muovere ad una terza persona risultata assolutamente estranea ai fatti. Lo stesso gip Marcello De Chiara, nel motivare le scelte delle misure cautelari a carico del 37enne e del 52 enne, parte dal presupposto che i reati commessi appartengono ad una sfera che non consentirebbe agli autori degli stessi di riuscire a porvi un freno. Insomma, la mancanza di autocontrollo rende praticamente inevitabile una misura cautelare in grado di privare o quantomeno limitare la libertà personale. Non solo, l’ingente materiale probatorio raccolto dai carabinieri nel corso di un’indagine abbastanza snella e rapida (iniziata a dicembre del 2019 e terminata a fine gennaio dell’anno in corso= ha consentito anche agli investigatori di poter mettere a nudo la consapevolezza dei due indagati di aver commesso condotte di una certa gravità per le quali non hanno esitato ad esternare a più riprese il timore di poter essere arrestati. Nel caso del 37enne casamicciolese si è scelta la pesante soluzione della traduzione in carcere, anche per evitare che lo stesso potesse continuare a reiterare la sua condotta criminosa con l’ausilio degli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia e dunque da internet e chat di messaggistica di varia natura. Il suo compagno di sventura, invece, se l’è cavata con gli arresti domiciliari soltanto perché non utilizza social network né altri strumenti di comunicazione e dunque la misura meno afflittiva è stata ritenuta sufficiente per evitare di produrre ulteriori “danni”. Tra l’altro, al 52enne viene contestato un solo incontro con il minore di 14 anni, avvenuto in un parco pubblico ischitano, anche se un secondo appuntamento non si “consumò” esclusivamente perché il ragazzino non si presentò nel giorno e nell’orario convenuto. Dall’ordinanza infine, secondo alcune indiscrezioni, si evidenzia come a far scattare l’indagine sia stata la madre della vittima, che aveva intercettato sul suo telefono cellulare una serie di messaggi poco rassicuranti tra il figlio e il 37enne casamicciolese. A quel punto l’inevitabile denuncia che ha portato a scoperchiare una vicenda a dir poco squallida, sempre che gli elementi raccolti si rivelino effettivamente inoppugnabili.

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