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Minorenni e senza brevetti, così si lavora nella piscina comunale di Ischia

Ancora luci ed ombre sulla piscina comunale di Ischia. Dopo l’intricata vicenda del mancato collaudo alla struttura – di cui abbiamo abbondantemente parlato nei mesi scorsi sulle colonne di questo giornale – la struttura ischitana finisce ora nel mirino di diversi cittadini isolani: genitori che, nel corso di quest’anno, avendo iscritto i propri figli a lezioni di nuoto, avrebbero notato alcune irregolarità o quanto meno situazioni non trascurabili. E questa volta nulla centra la struttura natatoria in sé, bensì il modus operandi, alquanto discutibile, di alcune società di nuoto che, in ben più di qualche sporadica occasione, avrebbero affidato le lezioni natatorie a ragazzi minorenni e privi di alcun tipo di brevetto. «Ci sono società – ci raccontano – che lavorano senza istruttori né brevettati né qualificati. Alcuni mesi fa ho iscritto mia figlia al corso di ambientamento. C’erano tre istruttori.

Fin da subito ho notato che fossero un po’ troppo giovani e per questo mi sono messa sull’attenti. Ho poi scoperto, in seguito, che due di loro erano minorenni ed un’altra, invece, maggiorenne, ma senza comunque il brevetto». Si parla, dunque, di bambini di tre, quattro, cinque anni, che sarebbero stati assegnati a ragazzi di quindici-sedici anni e che, pur facendo nuoto da svariati anni, non avrebbero avuto comunque le competenze adeguate né per insegnare, né tanto meno, per intervenire in casi di criticità. Alcune società, insomma, sono sulla carta avrebbero avuto istruttori qualificati, ma poi di fatto, a bordo vasca la situazione sarebbe stata tutt’altra, con minorenni a tenere le lezioni e istruttori, con brevetti di primo livello, presenti in sporadiche occasioni. Questo modus operandi sarebbe stato, però, riservato anche a ragazzi diversamente abili.

«C’era una ragazza diversamente abile, abbastanza grandicella di età. E’ andata in piscina solo un paio di volte perché è stata assegnata ad una ragazza di sedici anni che, ovviamente, non aveva ancora le giuste competenze per quel caso specifico e quindi ha avuto non poche difficoltà». Un fatto questo grave,  preoccupante ed indice di un mancato adeguato controllo sulla sicurezza da parte di chi di competenza e che a lungo andare potrebbe creare, ben più di qualche semplice problema, non solo all’utenza, ma anche agli stessi giovani  pseudo-istruttori. «Già il fatto che le corsie della piscina siano sempre molto affollate perché lo spazio a disposizione è comunque poco non è proprio il massimo della sicurezza. Trovo, però ancora più assurdo che lasciano bambini piccoli che a stento sanno tenersi a galla o ragazzi con qualche disabilità nella mani di giovani che avranno pur fatto nuoto da anni, ma che comunque non sono abbastanza qualificati e competenti. Chi dovrebbe essere preposto al controllo che cosa fa? Queste situazioni non dovrebbero assolutamente verificarsi. Non c’è alcuna garanzia di sicurezza».

E, difatti, non è un caso se generalmente, nelle strutture natatorie sul territorio italiano, ma non solo,  non si facciano svolgere lezioni di nuoto a ragazzi minorenni. É bene precisare, infatti, che alcuni tipi di brevetti – come quello per allievo-istruttore – si possono conseguire già a partire dai sedici anni, ma sono comunque propedeutici a quelli di istruttore  e, quindi, per questioni di sicurezza si evita di affidare certi compiti a chi, pur magari avendo qualche primo tipo di certificazione, non ha ancora raggiunto la maggiore età. Accortezze queste che, invece, a quanto pare, sembrerebbero proprio non essere  state osservate da alcune delle società che operano all’interno della piscina Filippo Ferrandino di Ischia. L’auspicio, quindi, è che, pur ormai essendosi concluso l’anno natatorio con corsi ed allenamenti che riprenderanno a settembre, quanto ci è stato segnalato non cada nel dimenticatoio e che chi di competenza, effettui adeguati controlli sul modo di fare nuoto nella struttura sportiva nostrana.  Prima che accada l’irreparabile. Ed allora, in quel caso,  non ci sarà più alcuna giustificazione.

Sara Mattera

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