CRONACA

Mistero a Barano, che fine ha fatto l’acqua dell’Olmitello?

Le acque medicamentose decantate da Iasolino non sgorgano più dal tubo situato nei pressi del vecchio stabilimento, cosa è successo alla preziosa acqua?

C’era una volta l’Olmitello, prolungamento naturale della fonte di Nitrodi che tra declivi e vegetazione rigogliosa giungeva fino alla spiaggia dei Maronti, non prima però di passare attraverso lo stabilimento voluto e costruito da Angelo Rizzoli. Sarebbe dovuto divenire un polo del benessere e invece oggi è uno dei luoghi meno sfruttati dell’isola, un monumento all’abbandono: che peccato. Ma ad ogni modo fino a qualche tempo fa l’acqua medicamentosa giungeva fino al livello del mare senza problemi. Usiamo l’imperfetto perchè della fonte miracolosa sembra si sia persa ogni traccia, almeno lì dove fino a qualche tempo fa sgorgava giungendo in prossimità della spiaggia dopo un lungo viaggio che partiva dalle alture di Barano. Se qualcuno avesse voglia di inerpicarsi nella gola dell’Olmitello per raccogliere un po’ dell’acqua che da sempre è stata fruibile a tutti non troverebbe più nulla. Lasciate quindi a casa i contenitori, non troverete nemmeno una goccia della fonte decantata fin dall’antichità, usata da generazioni dei tempi più remoti che per trovare sollievo dai mille acciacchi contro cui l’acqua curativa promette sollievo raggiungevano l’Olmitello da ogni dove.

Cosa sia successo alla fonte non è dato saperlo, comunicazioni ufficiali non sono state diramate. L’Olmitello ha forse subito lo stesso destino della fonte di Buceto? Chiuse ormai da mesi a causa di notevoli contaminazioni batteriche, le tre fontane da cui i fiaianesi, e anche altri isolani, erano soliti abbeverarsi, sono state murate. Troppo pericoloso bere quell’acqua ormai contaminata, probabilmente da innesti abusivi di acque reflue effettuato da veri e propri eco-criminali. Ha forse subito la stessa sorte anche l’acqua dell’Olmitello? C’è stato forse qualche intoppo di cui non siamo a conoscenza? Troppe le ombre che dipingono di tinte fosche la vicenda.

Oltre l’abbandono c’è quindi anche la privazione. Il commendatore negli anni ‘50 ci vide lungo: aveva intenzione di far diventare le acque medicamentose di Barano famose in tutto il mondo e non sarebbe stato difficile visto le proprietà uniche che vantano. E le potenzialità c’erano tutte. Un’acqua davvero miracolosa, che riduceva i malanni. Avrebbe potuto diventare un brand che avrebbe potuto aumentare e consolidare la reputazione di Ischia. Un sogno lentamente svanito fino ad arrivare alle vette di degrado e abbandono in cui versa oggi la cava che dovrebbe ospitare l’acqua elogiata fin dall’antichità da Iasolino e che invece è diventata soltanto un ricettacolo di sporcizia e insetti.

“Dotata di meravigliose virtù: acqua calda, dolce e nobile guarisce dall’artrite – sottolineava l’idrologo e anatomista Giulio Iasolino – un’acqua dolce e nobile che guarisce dall’artrite, giova allo stomaco e ai calcoli, agli occhi alle palpitazioni e a molte febbri. Se oggi Iasolino sapesse che quell’acqua, forse inquinata, non è sfruttata al meglio, avrebbe sicuramente da ridire sulla profondità della nostra intelligenza.

C’era una volta l’Olmitello. Incontaminato, selvaggio e bellissimo. Oggi di quell’incantevole luogo popolato da turisti in cerca di sollievo tra le acque benefiche dell’antica fonte è rimasto solo il ricordo. Accedere al perimetro di paradiso è ormai impossibile, da lungo tempo. Da quando uno degli ultimi custodi del luogo vi perse la vita. Peppe Iallonardo, tragicamente scomparso qualche anno fa proprio nel luogo tanto amato, era l’angelo custode di questa bellissima porzione dei Maronti. Dopo la sua improvvisa e inattesa scomparsa l’Olmitello rimane interdetto. Un’altra porzione di bellezza rapita alla fruizione degli isolani e dei turisti a causa del dissesto idrogeologico.  L’accesso all’antica sorgente, una delle più importanti dell’isola, conosciuta fin dall’antichità, è preclusa. E da adesso, evidentemente, anche le sue acque

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