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Mobilità sostenibile e riqualificazione dei luoghi. Intervista a Giacomo Pascale

Gianluca Castagna | Lacco Ameno – Che lo si comprenda o meno, i luoghi nei quali viviamo ci rappresentano, ci influenzano, cambiano le nostre stesse abitudini di vita. Il workshop che in questi giorni ha visto  coinvolti a Lacco Ameno 50 studenti della Scuola Politecnica dell’Università Federico II di Napoli Dipartimento Ingegneria Edile – Architettura per ridisegnare il volto (e non solo) del cuore pulsante del paese (Piazza Santa Restituta e il lungomare), è stato voluto fortemente dal primo cittadino, Giacomo Pascale.
Un disegno ambizioso, quello di ripensare forme e funzioni degli spazi, che intende soprattutto farsi trovare pronti (dotati cioè di una visione e di un progetto esecutivo), nel caso di apertura dei rubinetti. Questione di non poco conto per un comune in stato di dissesto.
Naturalmente non è possibile pensare di riqualificare le nostre cittadine completamente e simultaneamente in ogni luogo: occorre saper innescare processi, con la capacità di definire le priorità e persino una certa pazienza di attendere che maturino nel tempo le condizioni per ripensare e accettare modifiche a spazi che pure rappresentano una parte importante della nostra identità. Di questa iniziativa abbiamo parlato direttamente con uno dei suoi promotori e sostenitori più convinti, il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale.

La piazza, il rione, il corso. Idee per una riqualificazione urbana di Lacco Ameno. Com’è nata (e perché) la convenzione con l’Università Federico II di Napoli?
«L’amministrazione ha proposto questa convenzione sulla scorta di una valutazione animata da un’intima convinzione: nonostante il comune di Lacco Ameno attraversi un periodo negativo sotto l’aspetto economico-finanziario (ricordo che siamo in dissesto), ritengo che un politico debba pensare a cosa possa diventare il suo paese da qui a vent’anni. Ragionare su un’idea di sviluppo, pur nelle emergenze che si presentano quotidianamente e che quotidianamente bisogna risolvere».
Perché proprio la piazza, il rione e il corso, oggetti già qualche anno fa di parziale riqualificazione? Non sarebbe stato più opportuno ripensare e ridisegnare le zone periferiche del paese, spesso degradate e in stato di abbandono?
«No, perché la piazza, il rione e il corso rappresentano il salotto turistico del comune di Lacco Ameno e io penso che oggi non assolvano più alla loro funzione. Credo vadano riviste sia la riqualificazione urbana, sia un progetto di mobilità sostenibile che consenta al territorio di Lacco Ameno di essere alleggerito dalle auto per dare ai turisti il salotto che meritano. E’ evidente che questo progetto non si fermerà in piazza Santa Restituta. Nei prossimi anni cominceremo a progettare anche le altre zone del paese, ma per la prima volta tutto deve essere concepito come un unicum. Ho assistito a interventi di riqualificazione di singoli lotti, poi magari si scopre che non stanno insieme e non c’è omogeneità».
Quali margini di realizzabilità e opportunità hanno progetti che vanno a incidere su un territorio dove vige un vincolo di inedificabilità assoluta e dove pure esiste il timore di manipolazione del territorio?
«Il vigente PTP prevede per le opere pubbliche di andare in deroga, ma io non penso a questo. A questo convegno assiste l’architetto Aldo Imer, rappresentante della Soprintendenza, che seguirà personalmente tutte le procedure. Conto di sottoporre i progetti alla Soprintendenza per acquisirne i pareri ed essere poi pronto con la progettazione esecutiva e candidabile, nella ipotesi in cui si verificasse l’opzione di partecipare a un bando europeo nel quale vengono stanziate somme per le infrastrutture».
Lavori in corso sulla rete fognaria (foto secondaria)Quali saranno in particolare i fondi di finanziamento che pensa potranno essere intercettati per realizzare i lavori?
«Penso che oggi tutti i progetti seri debbano rientrare nei sei assi di misura che si appresta a varare la Comunità Europea all’interno dell’agenda 2014 -2020 ».
Se ne avesse la possibilità e gli strumenti, su quale area o problematica del suo paese agirebbe oggi immediatamente?
«La mobilità sostenibile non è più rinviabile. Il traffico è il primo problema dell’isola d’Ischia, non solo di Lacco Ameno. Oggi l’isola è un letto di lamiere, abbiamo oltre 55.000 autoveicoli immatricolati, l’80% dei turisti stranieri non scelgono Ischia perché ci ritengono una destinazione caotica, lo stesso vale per il 50% di coloro che decidono di non ritornare. Non intervenire su questa problematica significa fare una politica miope».
I trasporti pubblici son quelli che sono.
«Non è questione solo di trasporti pubblici, perché qui parliamo di auto private. La questione va affrontata con un progetto credibile, realizzabile, di mobilità sostenibile sull’intera isola d’Ischia. L’ho proposta anche ai miei colleghi sindaci; ove mai non avvertissero la stessa necessità che avverte il sindaco di Lacco Ameno, procederemo a dotarci di questo progetto da soli».
So che gli allievi dell’Università hanno fatto dei sopralluoghi per le zone del paese interessate dalla progettazione. L’avranno vista via Vecchia Montevico, sentiero panoramico che dalla piazza porta al belvedere, oggi ridotta in uno stato di totale abbandono e impraticabilità?
«Questa è l’amministrazione che oggi lavora molto per affrontare le emergenze, ma allo stesso tempo ha bene in testa un’idea di paese nel suo complesso. Partiamo da questo workshop e continueremo negli anni, se chiaramente restiamo in carica, a dotarci di progetti che prevedono l’ammodernamento e la riqualificazione urbana di tutto il territorio comunale».
Lacco Ameno è in questi giorni interessata da un’opera di rifacimento della rete fognaria. Come procedono i lavori? Possiamo nutrire buone speranze in merito al rispetto dei termini e delle scadenze?
«Siamo fiduciosi e ottimisti. Del resto non avevamo alternative. E’ un lavoro che il comune di Lacco Ameno attendeva da 30 anni, di cui avevamo profondamente bisogno, le somme sono finanziamenti europei gestiti dalla regione Campania nell’ambito del provvedimento di accelerazione della spesa e che bisogna rendicontare entro il 31 dicembre. Ce la stiamo mettendo tutta, speriamo di farcela. L’alternativa sarebbe stata la revoca del finanziamento».

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