CULTURA & SOCIETA'

MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME A lavare la testa “all’isola” si perde acqua e sapone

di Lisa Divina

La gente parla. Tanto. Sarebbe pure utile se le persone non si limitassero a lasciare le parole come foglie al vento. Devo dire che Ischia è abbastanza esposta ai venti. Quest’isola è una realtà, dove i cittadini armati di parole e privi di azioni, danzano in un valzer di vanità e velleità. Oggi, come in altri giorni, si discute di imbarazzanti dinamiche politiche e santi a passeggio. Mentre i santi scorrazzano ignari e i politici si arrovellano per inscenare il prossimo atto, gli ischitani rimangono immobili su un’isola dalla peculiare staticità in un mare di cambiamento. La gente parla o meglio “mormorea” un po’ dei risultati europei che non rispecchiano le fantasie ipotizzate (o forse si), un po’ del crollo delle etichette presso i nostri vertici, che si riorganizzano come nei grandi magazzini il giorno dei nuovi arrivi.

A concludere il chiacchiericcio c’è la benedizione del Santo che dà il segnale di partenza per un altro giro sul carosello dell’inerzia. E così, come ogni anno, torna a battere il ciclo con balli sfrenati di insegnamenti mai colti e trenini sconfortanti di opportunità sfuggite. Però noi ne parliamo, almeno. Basta questo a perpetuare l’illusione che una volta detto, il cittadino possa sollevarsi dalla responsabilità di agire e vestirsi bene per scendere alla festa, se lo merita, dopotutto, lui ha detto. Ma non è forse questo il nostro rituale annuale? Questo mood si può facilmente osservare sotto i post “polemica”, in cui i coltivatori diretti di commenti non risparmiano sillabe, per riempire il vuoto lasciato dalle azioni non compiute con il chiacchiericcio effimero ma manifesto. Ci sono le prove, su Facebook, con i suoi thread infiniti di dibattiti che non portano a nulla, se non a confermare la nostra abilità nel perpetuare l’illusione. Beh, insomma, ci riduciamo ad essere degni di rappresentare l’asino dell’antico detto che oltre all’acqua e al sapone spreca anche l’occasione collettiva di battere i pugni sul tavolo e pretendere una regia che sappia guidarci oltre il limite dell’ignoranza. Ma i limiti sono quelli che ci siamo auto-imposti, una sorta di rete incantatrice tessuta a dovere dalla pigrizia collettiva e individuale che riecheggia nelle nostre menti come un sortilegio, convincendoci che “noi siamo Ischia, l’isola più bella del mondo, con il suo mare, le sue terme, il suo sole… e i turisti che verranno sempre, nonostante tutto”. E così, ci raccontiamo favole per giustificare il loop infernale in cui ci siamo auto intrappolati, in questa nostra realtà che viene manifestata non dalle chiacchiere ma inequivocabilmente dalle nostre azioni. Mormoriamo parole vuote mentre i reggenti giocano a “tressette col morto”, noi, NON ci indigniamo, magari, pretendendo una regia che sappia guidarci da qualche parte, magari per costruire un luogo diverso. Invece no, tiriamo fuori il vestito buono e ci occupiamo subito di perpetuare l’inganno prenotando il posto in prima fila per il finale scoppiettante dei botti che piovono dal cielo segnando l’inizio del nuovo, vecchio e caro, loop nella speranza, che prima o poi, piova acqua Santa e sapone Miracoloso a lavare via l’inerzia dai nostri capi.

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