MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME Giudizio & pregiudizio

di Lisa Divina
Okay, calma, non partite in quarta a sparare giudizi come se fossi al tiro a segno! Qui sull’isoletta nostra, prima di aprire gli occhi siamo soliti far partire la lingua. Il legame tra giudizio e ignoranza a Ischia è più stretto di un cappio. Giudichiamo ciò che non capiamo o che ci fa venire la pelle d’oca, perché, diciamolo, lavorare su noi stessi è una roba da matti, mentre dire “quello è cacca” è gratis e pure liberatorio. Il giudizio, insieme al suo gemello cattivo, il pregiudizio, è un riflesso mentale e sociale. Valutiamo, interpretiamo, sentenziamo, spesso con quattro informazioni raccattate dalle esperienze vissute o da un pettegolezzo al bar. È una roba umana, incisa nel nostro DNA per mettere ordine nel caos del mondo. Ai tempi delle caverne, serviva per capire se il tizio con la clava era un amico o un problema. Oggi, però, spesso è solo un trucco per sentirci i più fighi, con quella patina di superiorità morale che ci fa tanto comodo. Ma c’è un lato losco: giudicare è anche un modo per non guardarci allo specchio.
Critichiamo negli altri quello che ci spaventa di noi stessi, come ci ha insegnato quel volpone di Freud. È una mossa difensiva: spari a zero sull’altro per non affrontare le tue insicurezze. “Guarda quello, che disastro!” – e intanto speri che nessuno noti che pure tu, sotto sotto, non sei proprio un santo. E poi c’è l’ignoranza. Il noto carburante dei pregiudizi. Quando non sappiamo un tubo, ci inventiamo il resto. Non capiamo il contesto, le motivazioni o la storia di qualcuno? No panic! Riempiamo i buchi con stereotipi e supposizioni, tanto un’opinione ce l’abbiamo sempre. Bisognerebbe sostituire il giudizio con la volontà di imparare e approfondire, riducendo l’ignoranza. In sintesi, il giudizio è una funzione umana inevitabile, ma la sua qualità e il suo impatto dipendono dal grado di consapevolezza, empatia e conoscenza che abbiamo acquisito e mettiamo nel processo mentale. L’invidia, come l’ignoranza, alimenta giudizi superficiali, ma può essere superata con l’autoconsapevolezza e il lavoro su noi stessi (e si, lo so, è faticoso!), trasformando l’invidia in ammirazione o magari in ispirazione. Questo ci permetterebbe di sospendere il giudizio e il pregiudizio per osservare la realtà con occhi nuovi. Senza illusioni o superficialità. Non si tratta di diventare Santi o Madonne ma di capire come si muovono i neuroni nella testa, partendo dalle parole che usiamo. In alternativa, mal che vada, se proprio ti brucia, puoi semplicemente accettare di rimanere una reginetta ignorante.
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