MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME Mille luci e mente spenta

di Lisa Divina
Eccoci di nuovo qui, a un anno di distanza, con le luci natalizie che si accendono come se bastasse premere un interruttore per trasformare l’isola in un paradiso incantato. Da qualche stagione a questa parte, investiamo fior di quattrini – e non parliamo di noccioline, eh – per addobbare piazze, organizzare concertini e sparare fuochi d’artificio che durano quanto un sospiro. Ci illudiamo che sia sufficiente: alcol a fiumi, musica a tutto volume, e voilà, tutto sembra più bello, più vivo, più “favoloso”. Ma sotto quel frastuono festaiolo, c’è un silenzio assordante: quello degli errori che si ripetono, anno dopo anno, come un disco rotto che nessuno ha il coraggio di cambiare. Parliamo di risultati? Quelli veri, intendo, non le visualizzazioni sui social o le storie Instagram di noi ischitani che brindiamo tra un cicchetto e l’altro. Investiamo tanto, sì, ma per cosa? Per coprire con il baccano delle feste il vuoto che resta. Continuiamo a non saper lanciare un cartellone degli eventi in tempo utile per una promozione turistica che funzioni davvero – arriva sempre all’ultimo, quando i turisti hanno già prenotato altrove, magari un posto in cui le luci non sono solo un’illusione ottica. E non sappiamo ancora metterci d’accordo per un cartellone unico su tutta l’isola.
Ognuno fa per sé, come in una commedia all’italiana, con Forio che sogna la sua fiaba personale, Ischia che improvvisa il suo presepe vivente, e gli altri comuni che… beh, si arrangiano. Risultato? Un patchwork di eventi che confonde più che attrarre. E i turisti? Quelli veri, con valigia e portafoglio, latitano. E le attività ricettive? Ah, che spettacolo: invece di stimolarle ad aprire e investire, le vediamo chiudere i battenti una dopo l’altra, preferendo il letargo invernale di negozi a un’effimera apparenza di festicciole. Perché mai rischiare per un mese di luci e babbi natale gonfiabili, quando si può stare al caldo e aspettare l’estate? Peccato che queste “festicciole” siano popolate soprattutto da noi isolani, che ci autoapplaudiamo tra una fetta di panettone e una bottiglia di prosecco, mentre l’affluenza turistica resta un miraggio – tipo quelle statistiche che nessuno consulta, o che per molti addirittura non esistono proprio. Intanto, i servizi? Quelli mancano come al solito: trasporti che arrancano, strade che sembrano crateri lunari, e un’accoglienza che fa rimpiangere il “fai da te”. Ma chi se ne accorge, con la musica alta e le bollicine che frizzano? Copriamo tutto con il rumore della festa, illudendoci che basti per essere “l’isola più bella del Mondo” il resto può marcire in un cassetto. Non ci resta che alzare il volume, brindare alla nostra favola autoprodotta e sperare che, tra un jingle bell e l’altro, nessuno noti il silenzio degli errori. Il Natale anche quest’anno è illuminato da luci artificiali ma zero idee.
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