MOLTO FREDDO, MOLTO SECCO CON LIME Non diamo solo numeri…

di Lisa Divina
In verità al momento sì, diamo solo i numeri! Tanti, troppi numeri. Sbarchi, arrivi, partenze e viavai vari di turisti, che sembrano usciti da un pallottoliere impazzito. Ma, diciamocelo, cari isolani e operatori turistici (sopratutto), stiamo davvero capendo cosa ci dicono questi numeri? O ci limitiamo a contarli come fossimo in un gioco di società, tipo “chi ne ha di più vince”? Spoiler: non funziona così. E se continuiamo a pavoneggiarci con le cifre degli arrivi come se fossimo in gara con Lampedusa per il podio degli sbarchi, beh, stiamo sbagliando isola e pure obiettivo. Dobbiamo guardare i dati non solo i numeri, dobbiamo puntare alla qualità e non più alla quantità (lo so le due parole sono tanto simili da confonderci, ma vi assicuro che il significato è completamente differente). I numeri, da soli, sono come le birre analcoliche: insipide, inutili, dimenticabili. Contare gli sbarchi a Ischia senza chiedersi chi arriva, cosa cerca, quanto spende e dove va è come non sapere chi entra in casa tua. Insomma, invece di valutare i numeri come quantità, dovremmo interessarci alla loro qualità. Serve un’analisi delle statistiche seria, concreta, chirurgica.
Non ci basta sapere che sono sbarcati in “millemila tizzi”. Vogliamo sapere se sono famiglie, coppie, anziani in relax mood o giovani in cerca di movida? È un target di lusso o backpacker? Hanno prenotato Ville a Forio o B&B a Ischia? Hanno speso per cene stellate o per un panino al foodtruck? Hanno fatto escursioni in barca o sono rimasti a mollo in piscina? E, soprattutto, sono tornati a casa felici, pronti a scrivere recensioni a cinque stelle o hanno giurato di non rimettere piede sull’isola? Perché i dati sono come il sale, danno sapore alle statistiche. Un’analisi dettagliata dei flussi turistici ci permetterebbe di trasformare quei numeri anonimi in un quadro vivido, un ritratto dell’ospite tipo, che ci dice dove stiamo andando bene e dove, invece, stiamo inciampando. Immaginate di scoprire che il 70% dei turisti spende in ristoranti ma solo il 20% in tour guidati, magari questo ci suggerirebbe di investire in esperienze culturali o naturalistiche; oppure che i visitatori alto-spendenti preferiscono altre località per i servizi premium. Questo potrebbe suggerirci di creare pacchetti esclusivi con assistenza dedicata; ecc… Senza dati, stiamo navigando a vista e il rischio è di schiantarci sugli scogli della mediocrità. Come siamo soliti fare. La nostra è un’economia da salvare, non una classifica da scalare. Ischia non è un tabellone da gioco. Non dobbiamo battere Capri o la Costiera Amalfitana a chi ha più turisti. Dobbiamo costruire un’offerta turistica che duri, che fidelizzi, che stimoli allo sviluppo turistico. Basta con i numeri nudi e crudi. Iniziamo a fare domande: chi sono i nostri turisti? Età, provenienza, budget. Cosa fanno sull’isola? Terme, mare, escursioni, vita notturna? Cosa li rende felici? E che cosa no? Dove spendono? E quanto? Raccogliamo feedback, incrociamo dati, coinvolgiamo albergatori, ristoratori, guide turistiche. Creiamo un sistema che trasformi i numeri in strategie con più servizi dove servono e meno sprechi dove non funzionano. È vero i numeri non mentono, ma non parlano da soli. Siamo noi a dargli voce e senza dati rischiamo di fare la fine dei pazzi, tutto al più possiamo provare a fare terno.






Hanno fatto chi la spara più grossa. 850.mila. ma no 1.750 mila. In Inghilterra questi giornali li chiamiamo Spazzatura.