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Il monito di Longobardi: «Un progetto serio per la rinascita di Casamicciola e Lacco Ameno»

Il Natale è arrivato e resta l’atmosfera surreale del terremoto. Le tue riflessioni e i tuoi sentimenti, a quattro mesi di distanza da quel drammatico evento, tanto da imprenditore quanto da cittadino colpito dal sisma, quali sono?

«Credo che occorra fare un distinguo temporale ben preciso. Le mie sensazioni in un primo momento sono state di ottimismo, non avevo un atteggiamento negativo nonostante quanto accaduto. La zona colpita dal sisma in fondo non era stata molto ampia, fortunatamente, e dunque nell’immediatezza dei fatti ho pensato che potesse essere facilmente oggetto di un intervento repentino teso e finalizzato alla ricostruzione. Ma la mia, evidentemente, era stata una mera illusione. Pian piano, infatti, col passare dei giorni prima e delle settimane poi, ho dovuto prendere atto che le cose stavano diversamente e così il mio stato d’animo è scivolato verso uno scoramento sempre più marcato, in quanto non è stato affrontato bene, a mio parere, il problema della ricostruzione. Si è pensato soltanto all’emergenza, ma non al dopo. Un errore che non esito a definire imperdonabile».

C’è da dire però che anche negli altri terremoti registrati altrove si è pensato alla ricostruzione soltanto successivamente.

«Guarda, lascia stare: le cose non stanno esattamente così. Tanto per fare un esempio, ricordo benissimo che nel Centro Italia, per vari motivi, sono ancora fermi a riguardo, ma lì il commissario alla ricostruzione è stato nominato comunque dopo 14 giorni dal sisma, che si registrò il 24 agosto 2016. Evidentemente ciò è successo perché si è avvertita subito l’entità del danno e la drammaticità del fenomeno. Qui da noi, invece, secondo me è stato sottovalutato e a un certo punto si è voluto quasi ridimensionarlo per evitare chissà quali ripercussioni: per questo si è aperta la fase emergenziale, ma non quella di ricostruzione. Credo, quindi, sia sbagliato quanto hanno affermato i sindaci della nostra isola in merito al fatto che bisogna attendere che finisca prima la fase d’emergenza e poi pensare a ricostruire. Questo significherebbe la morte economica e sociale del Comune di Casamicciola e parte del Comune di Lacco Ameno. Ed è un qualcosa che credo non possiamo proprio permetterci, le conseguenze ricadrebbero sull’intera isola».

Da imprenditore quale sei, quali potrebbero essere, secondo te, le ripercussioni per l’isola per la prossima stagione turistica, con l’arrivo della Pasqua, in termini di fatturato, di occupazione e di presenze?

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«Le zone colpite dal sisma sicuramente faranno difficoltà a riprendersi per la Pasqua 2018. La mia struttura ricettiva, ad esempio, resterà sicuramente e irrimediabilmente chiusa, perché i lavori per la messa in sicurezza sono lunghi e impegnativi e tra l’altro dovranno prevedere una serie di opere che guardino all’adeguamento antisismico. Detto questo, io penso che le ripercussioni per l’isola in generale saranno limitate, ma quello che mi preoccupa maggiormente è l’indotto di tutta l’economia della zona di Casamicciola e Lacco Ameno. Se non ripartano le zone colpite dal sisma, non riparte a pieno neppure l’isola, perché c’è comunque un danno indiretto».

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È lecito pensare che quelle aziende che già prima del terremoto erano sul filo del rasoio, adesso potrebbero non reggere nel restare chiuse per un’intera stagione?

«Questo non lo so, perché non conosco la situazione economica delle altre strutture. Ognuno poi deve fare le proprie valutazioni del caso, io posso guardare soltanto a casa mia e non certo altrove».

Hai detto poco fa che altrove in appena quattordici giorni è stato nominato il commissario per la ricostruzione. Qui invece si è preferito pensare prima all’emergenza. Qual è la cosa che maggiormente voi imprenditori e cittadini di Casamicciola e Lacco Ameno gradireste di più in questo momento?

«Per noi sarebbe importante avere una persona di riferimento che si dedichi alla ricostruzione – che sia Vincenzo De luca o qualcun altro non fa alcuna differenza – e che pensi ad emanare delle norme per la stessa. Chi vuole mettersi in regola allo stato attuale non lo può fare perché non sa quali saranno queste più o meno particolari normative antisismiche. Si presume che saranno quelle adottate nelle altre regioni d’Italia, ma non c’è certezza e queste misure naturalmente può renderle note solo il commissario alla ricostruzione. Si dice che nei prossimi giorni potrebbe essere nominato ma intanto i giorni passano e se non si arriva alla tanto agognata fumata bianca per noi sarà davvero la fine. Non possiamo permetterci di aspettare che finiscano i sei mesi di emergenza, che saranno poi tra l’altro quasi certamente prorogati per un analogo periodo di tempo. Insomma, c’è il rischio di attendere un anno prima di iniziare a voltare pagina, sarebbe una iattura».

Hai parlato della necessità di avere una figura che si dedichi esclusivamente alla ricostruzione. In tal senso, un nome come quello di Vincendo De Luca che ha già sulle proprie spalle il peso di reggere la Regione Campania, non potrebbe rappresentare un mezzo azzardo?

«De Luca sicuramente si avvarrebbe di uno staff dedicato, mi pare evidente. Due mesi fa già è stato, in fondo, formato ed investito di compiti uno staff di ingegneri ed architetti proprio per la ricostruzione, anche se purtroppo allo stato attuale è ancora tutto fermo».

Riavvolgendo il nastro di quattro mesi, qual è il ricordo che ti è rimasto più impresso di quei 6 secondi del 21 Agosto scorso e soprattutto che cosa insegnano o hanno insegnato vicissitudini del genere ad un uomo comunque maturo?

«Bella domanda, ogni tanto riavvolgo il nastro di quella maledetta sera. Ricordo benissimo che dopo aver messo al sicuro i clienti dell’albergo, sono tornato nella struttura e ho visto i calcinacci per terra e solo allora mi sono reso conto che la scossa era stata molto più grave di quello che sembrava in un primo momento. Quanto all’insegnamento, beh, c’è da dire che queste vicende ti lasciano sempre qualcosa, sia nella loro accezione negativa che positiva. Di positivo sicuramente c’è stata la grande umanità e vicinanza che ho riscontrato soprattutto da parte di tutte le persone legate a filo doppio a questo evento. Sono esperienze che comunque restano nella memorai, rimangono dentro. Dimenticare una cosa del genere è assolutamente impossibile».

A seguito del terremoto è nato, come ben sai, un comitato e un movimento di sottocomitati, una sorta di “sotto bosco”, se mi passi il termine, per quanto non elegantissimo e magari neppure così appropriato.  A tuo parere, terremoto è stato un’occasione di unione o è servita a mettere in evidenza quello che è un vezzo tutto isolano, cioè quello delle ataviche e insuperabili divisioni?

«In un momento di emergenza come quello del terremoto è normale che ci siano momenti di incontro e scontro tra la popolazione. Personalmente sono rimasto ferito dalla divisione che si è venuta a creare relativamente alla questione dei doppi turni nei plessi scolastici, l’ho trovato un qualcosa di veramente mortificante e sconfortante. Per quanto riguarda il Comitato Risorgeremo Nuovamente, va detto che i suoi componenti si stanno impegnando molto, anche se tra mille difficoltà.  Al vertice, ci sono delle persone in gamba, a cui credo che bisogna dare incondizionata fiducia. In fondo chi è al capo del Comitato è legato dalla stessa sventura che ha colpito la restante popolazione di Casamicciola e Lacco Ameno. Su questo nessuna divisione, sono i fatti prima di ogni altra cosa a dire che siamo un corpo unico».

Se tu oggi fossi il sindaco di uno dei Comuni terremoti e dovessi incontrare le popolazioni colpite, che cosa diresti loro o cosa faresti? O comunque cosa vorresti sentirti dire da uno dei primi cittadini interessati dall’evento sismico?

«Vorrei che ci fosse un contatto continuo e costante con la popolazione da parte dei sindaci. Contatto che allo stato attuale manca a mio avviso in quel di Casamicciola. Gli amministratori, questo lo riconosco, si trovano anche loro forse in difficoltà nel dover gestire questa situazione, ma credo che, in ogni caso, questo è il momento opportuno in cui i primi cittadini e le autorità sovra comunali debbano affrontare di petto i problemi legati al terremoto pensando e creando un modello per la ricostruzione, per lo sviluppo, e per il futuro dei Comuni colpiti dalla scossa dello scorso 21 agosto. Un modello con il quale si possano costruire case sicure ed antisismiche per le generazioni del futuro.  Quindi quello che farei io, se fossi sindaco, sarebbe proprio questo: guarderei ad un modello di ricostruzione e affiderei la gestione dell’emergenza ad uno staff ad hoc».

Un’ultima domanda. Alla luce anche di quanto hai detto, c’è da parte tua il timore che i soldi destinati al dopo sisma potrebbero rivelarsi insufficienti, essendo stata presa, forse, sottogamba, la situazione?

«Non credo che questo sia, al momento, uno dei problemi principali. Se noi portiamo delle idee chiare a chi deve stanziare i finanziamenti necessari a ripristinare la normalità, i soldi comunque usciranno. È chiaro però che non possiamo chiedere risorse finanziarie che poi vadano a disperdersi in cose inutili. Ecco perché resto fermo sulle mie convinzioni, quelle cioè che bisogna avere pronto e già redatto un chiaro progetto di recupero e nuovo sviluppo di tutta la zona colpita dal sisma e poi presentare il conto a chi di competenza. Soltanto avendo le idee chiare, si può pensare ad un nuovo futuro per Casamicciola e Lacco Ameno. Che sia, naturalmente, il più radioso possibile. Anche per mettersi alle spalle questa triste esperienza…»

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