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Monte Vezzi e i “dimenticati” nei container

Qualche volta ammettere i propri errori è segno di saggezza e maturità. Ora, senza preoccuparci più di tanto per il fatto che forse stiamo invecchiando, non possiamo omettere un doveroso “mea culpa” dopo il consiglio comunale che si è celebrato venerdì pomeriggio ad Ischia. Tutti presi dalle polemiche e dalla tenzone tra maggioranza (pardon, Enzo Ferrandino) e opposizione sulla querelle legata a collaudo e affini su palazzetto dello sport e piscina comunale, oltre che sui lavori fognari e quant’altro, abbiamo quasi fatto scivolare in secondo piano, anzi abbiamo colpevolmente ignorato, una vicenda sulla quale ci ripromettiamo di tornare in maniera ampia e diffusa nei prossimi giorni e che – al netto di ogni considerazione di qualsivoglia natura – rappresenta senza dubbio una sconfitta per la comunità isolana e prima di tutto per chi ha l’onere e l’onore di amministrare questo paese. E ci riferiamo alle condizioni in cui ormai a distanza di un decennio vivono gli sfollati di Monte Vezzi. Abboffati di chiacchiere e di promesse, eppure ancora ridotti ad un’esistenza indecorosa (per usare un eufemismo) all’interno di container: una situazione, oltretutto, decisamente imbarazzante per una realtà come la nostra, una delle località turistiche più gettonate al mondo e che di certi scempi dovrebbe senza dubbio farne a meno.

In questo contesto, e in quel recinto dove sono racchiusi gli sfollati – dove il tempo sembra davvero essersi fermato – poco importa dove sia la verità. Che è stata esposta in maniera diametralmente opposta, secondo un consolidato gioco delle parti, nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Ha ragione di sicuro Enzo Ferrandino, quando mette il dito nella piaga e sottolinea le inadempienze ed i cronici ritardi dell’Arcadis, tristemente nota dalle nostre parti anche per altre inefficienze da arresto immediato, e il depuratore a tal proposito rappresenta proprio l’incontrastata icona. Ma forse non ha torto nemmeno Ciro Ferrandino, quando rimarca con forza e decisione in una sede istituzionale come la sala consiliare, che da parte della classe di governo negli ultimi nove anni (dal 2007 ad oggi) non si è fatto praticamente nulla per cercare di garantire un epilogo positivo ad una triste vicenda, salvo poi tirare fuori qualche atto di comodo nell’imminenza di una campagna elettorale (per le amministrative, provinciali, regionali o europee fa poca differenza). E basta, per cortesia, con l’alibi che certe decisioni vengono prese in terraferma e che noi che ci troviamo al di qua non possiamo fare altro che assistere impassibili agli eventi e sperare che Dio ce la mandi buona.

Giosi Ferrandino, non va dimenticato, è sindaco d’Ischia proprio dal 2007. Ha avuto nove anni, due interi lustri. Avrebbe potuto impiegarli meglio, invece che magari limitarsi a scrivere qualche letterina come fatto per altri atavici problemi isolani tra i quali quelli legati ai trasporti terrestri o marittimi. Qui, dove in ballo c’era il diritto ad un’esistenza dignitosa di suoi concittadini, sarebbe dovuto andare a sbattere i pugni in Regione e se necessario anche ad adottare plateali e clamorose iniziative e forme di protesta. Non lo ha fatto, nè lui nè gli altri. Troppo impegnati, evidentemente, tra un potere da conservare a tutti i costi, qualche cittadinanza onoraria di comodo da conferire e un caularone da tenere a galla. Ma questa, sia chiaro, è una vergogna a cui va scritta la parola fine.

gaetanoferrandino@gmail.com

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