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Monte Vezzi… e non solo

Questo giornale, ieri, in prima pagina titolava “Monte Vezzi 10 anni di silenzio dopo la tragedia”. Invito i lettori a leggere il mio pezzo sull’argomento pubblicato appena dopo i funerali celebrati in pompa magna, nel palazzetto dello sport di Ischia ove gli impegni e le promesse infransero i vetri e in tanti indossarono il vestito buono, non potendo sfigurare, alle riprese televisive. Come al solito mi presi i rimbrotti (per dirla elegantemente) dai “maitre a penser” dell’epoca per aver esaltato eventi negativi. Il dato fattuale, che non mi soddisfa affatto, è quello che ha riportato il giornale nell’edizione di ieri. La vedova, con quel che resta della sua famiglia, ancora in una baracca e, nelle tante, zone rosse  dell’isola, tutto come prima e forse peggio. Andiamo oltre. Ogni giorno dalla mia casa sento sfrecciare le sirene delle ambulanze e ogni giorno negli annunci funebri, nelle bacheche, annunciano il trapasso di vittime con sempre minori anni vissuti che vanno all’altro mondo aggredite da mali senza scampo. Ho scritto sull’argomento più volte ma senza destar interesse. Ieri, ad Ischia, ho incontrato un mio vecchio amico medico e, sapendolo in pensione, gli ho chiesto come se la spassasse in quiescenza. Con tanta amarezza sul viso mi ha risposto “macché ho dovuto riprendere a lavorare perché il comune mi ha recuperato oltre 20 anni di differenza ICI chiedendo il pagamento di oltre quarantamila euro, ed avendomi il funzionario detto che se pagavo mi avrebbe fatto uno sconto mi sono accordato. Non avendoli sono tornato al lavoro”. Ho avuto un sussulto di collera per “l’esproprio”che il mio amico subiva e per poco non dovevo io ricorrere a lui come sanitario. Ometto, per necessità di spazio, dissertazioni tecniche sugli effetti (ritenendo che tali sono: la morte sotto la frana, la morte per tumore; il recupero dell’ici  dopo oltre vent’anni) considerando, più utile, parlar della causa. Anche perché, negli ultimi tempi, il disorientamento degli ischitani è diventato palpabile e “la causa” non vada ricercata troppo lontano dal disastro in cui è precipitata l’amministrazione della cosa pubblica sfuggita ad  ogni controllo.

La prima considerazione che faccio è quella che più rattrista. Il crescente numero di morti per tumore sull’isola d’Ischia. Ricordo per averlo letto che negli anni 40 Angelo Rizzoli, innamoratosi dell’isola d’Ischia, pensò, da imprenditore illuminato qual era, di poterne modificare l’indirizzo. Forse venne sull’isola per curarsi qualche acciacco ed ebbe modo di prendere atto delle pozze di acqua sorgiva che calde “fumeggiavano”. Consultò, riflettete, la famosa Madame Curie (Marie Sklodowska, polacca, divenuta francese in coniugata con Pierre Curie da cui prese il cognome, due volte premio nobel per i suoi studi sulla radioattività) che visto il fenomeno e fatto qualche indagine disse a Rizzoli di murare quelle pozzanghere altrimenti ci avrebbero pensato le neoplasie a far morire gli ischitani. Il dio denaro prese il sopravvento e le conseguenze le leggiamo sui manifesti negli spazi funebri. Se all’aria radiottiva aggiungiamo la devastazione che la chimica attraverso la medicina  e gli alimenti fa del nostro corpo la miscela è esplosiva.  Chi doveva controllare non l’ha fatto, e chi doveva avvertire non ha fiatato, vendendo, al demone denaro, le proprie conoscenze scientifiche. Allora come oggi.

A Monte Vezzi e/o nelle zone rosse chi doveva controllare che non si costruisse non l’ha fatto e chi doveva avvertire non ha detto nulla per poi indossare il “vestito buono” per andare alla funzione degli altri. Vicenda ici, la storia si ripete. Chi doveva controllare la congruità del versamento fatto dal cittadino non l’ha fatto (per omissione, ignoranza o favore elettorale) e se ricorda dopo vent’anni proponendosi al cittadino onesto e ingenuo che non volendo avere pendenze con la P.A., paga invece di impugnare tutto e denunciando il funzionario che non aveva fatto il suo dovere. Purtroppo la storia è sempre la stessa e continuerà ad esse tale. Anticipo che una ulteriore prova la avremo a giorni. In più di qualche comune si rinnoveranno i consigli comunali. Venditori di fumo, incapaci d’altro, come quelli che li hanno sino ad oggi preceduti, troveranno motivo per stare insieme e, nel ripetitivo quanto canzonatorio ritornello, si propongono a fare qualcosa di utile per il paese e per la collettività. La domanda come altre volte ritorna “cosa può fare di buono per gli altri chi non ha fatto nulla di buono per se?” Ed allora chi è chiamato a controllare lo faccia prima per non essere costretto a sanzionare poi. La sanzione personale non porta utilità collettive, solo ritardi inutili e poco opportuni in questo momento in cui, altri paesi, ci sorpassano a destra e a manca. Ripropongo il mio solito leitmotiv, la intellighenzia isolana, se c’è, batta un colpo, non resti chiusa nelle proprie magioni confidando nell’oblio. L’esempio del medico e dell’ici non l’ho portato a caso. acuntovi@libero.it

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