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CRONACA

Morcone, la Clemente e le frasi scomposte e fuori luogo

DI LUIGI DELLA MONICA

Mi ha sorpreso il caso mediatico generato dalla frase scomposta ed asseritamente “sessista” del Prefetto dott. Morcone, assessore alla legalità della Regione Campania, nei confronti della dott.ssa Alessandra Clemente, figlia della compianta Sig.ra Silvia Ruotolo, nipote diretta del Sen. Sandro Ruotolo ed oggi responsabile per la Giunta del Comune di Napoli delle politiche sociali e giovanili. Il Sindaco uscente Luigi De Magistris aveva delegato la predetta assessore per rappresentarlo in sua vece alle celebrazioni del “giorno per la memoria” lo scorso 27 gennaio 2021. Giorno doppiamente infausto, perché Napoli piangeva la perdita del centenario, baluardo della lotta al nazismo ed alla barbarie tedesca, l’avv. Raffaele Arcella. Lontano da me peccare di perbenismo di facciata, ma è chiaro il contesto garbato in cui si è espresso l’assessore Morcone, il quale dall’alto della sua augusta età anagrafica ha voluto dirigere un complimento alla bellezza fisica del giovane assessore, al contempo responsabile delle politiche giovanili.

I FONDATORI DI DUBAI, LA CLEMENTE E ARCELLA

Ricordo ai lettori che Raffaele Arcella, un tenente del corpo di Cavalleria dell’Esercito di soli 23 anni, è stato uno dei 650.000 militari italiani fatti prigionieri dagli ex alleati dopo l’8 settembre 1943 su tutti i fronti e che ebbero la possibilità di tornare in Italia nelle file della RSI oppure in quelle dell’esercito tedesco, ma la rifiutarono e restarono volontariamente nei Lager della Germania e della Polonia a prezzo di inaudite sofferenze. A tal uopo, mi viene in mente la frase del fondatore di Dubai, rispetto a cui la fonte non è ancora del tutto confermata, ma comunque densa di spunti riflessivi, lo sceicco Rashid, il quale avrebbe dichiarato “mio nonno e mio padre viaggiavano a dorso di cammello, io viaggio in Mercedes, mio figlio e mio nipote viaggiano in Land Rover, ma i miei pronipoti torneranno al dorso di cammello…in sostanza, i periodi duri generano uomini robusti, ma i periodi facili conducono ad uomini deboli”. Rivolgendomi all’assessore Alessandra Clemente, rispetto alla quale nutro una profonda ammirazione, sia perché non è facile convivere con l’immenso dolore di non poter più abbracciare la propria madre, sia perché da giovane con i giovani intende cambiare la città di Napoli, il che significa tutta la Campania, perché è indubitabile che il capoluogo di Regione sia l’approdo intellettuale ed economico di tutta l’area c.d. “Felix”, Le avrei consigliato di menzionare questo lutto della perdita dell’avvocato Arcella, per rafforzare il suo legame politico e spirituale con quel ragazzo di 75 anni fa che sceglieva la sofferenza alla comodità ed al potere costituito, che sono gli stessi ideali che certamente mi auguro animino tutte le politiche giovanili di tutti i tempi, il 1943, come il 2021. Non credo che una politica giovanile ed una futura ascesa alla carica di sindaco della città di Napoli, come si vocifera da qualche tempo, possa prescindere da una condanna ferma, nel “giorno della memoria”, al sessismo ed alle becere congetture dell’antifemminismo, ma, allo stesso tempo, non credo che un epiteto garbato riferito alla crine bionda della dott.ssa Clemente possa generare equivoci, indignazioni, ovvero polemiche esplosive.

LO SCONTRO GENERAZIONE E GLI ATTI BRUTALI

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Lo scontro generazionale è evidentemente forte e dirompente, come ho sancito su questo giornale lo scorso 7 gennaio, al punto che è sfociato nuovamente in atti brutali ed incomprensibili al comune sentire: il figlio uccide durante un litigio per motivi lavorativi il padre a Dalmine – Bergamo ed ancora il figlio unico uccide i propri genitori a Bolzano, gettando i loro corpi nell’Adige ed ancora non si riesce a trovarli. Al “Santobono-Pausillipon”, come domenica scorsa citava una pagina de “Il Mattino”, ospedale pediatrico di notoria fama internazionale, eccellenza della medicina d’urgenza in campo sanitario nel Sud Italia, affluiscono in pronto soccorso pazienti in regime di precarietà dei reparti, i quali non sono attrezzati per accogliere in degenza pazienti al di sotto dei diciotto anni in scompenso psichiatrico (pulsioni suicide, aggressività anomale, anoressie…etc.), come prova il concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di n. 3 posti di dirigente medico di neuropsichiatria infantile – Cod. concorso CP013, pubblicato sul sito dell’Azienda Ospedaliera “Santobono Pausilipon” in data 13 maggio 2020, le cui prove scritte preselettive sono fissate per il prossimo 23.02.2021 e fra i cui commissari di esame, quale membro supplente, l’isola annovera la dott.ssa NPI Dirigente dell’ASL NA2 Anna Capocasale, alla quale tutti augurano buon lavoro.

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IL DUALISMO TRA LA CLEMENTE E MORCONE

L’emergenza giovanile odierna sul territorio napoletano accresciuta esponenzialmente dall’emergenza epidemiologica va superata riflettendo sulla forgia umana ed intellettuale di un gigante della avvocatura napoletana che, poco prima del 27 gennaio 2021, ci lasciava orfani di un grande testimone della umanità e del rigore morale napoletane. Sono queste le tematiche da valutare con serena ponderazione e con un sinergico connubio fra giovane dott.ssa Clemente alle politiche giovanili e anziano assessore alla legalità dott. Morcone. Il giovane napoletano del 21^ secolo come si pone a fronte della morte di un uomo centenario, che ha contribuito a porre le basi imperturbabili della democrazia e del benessere in cui viviamo? Un uomo forte in tempi duri, come direbbe lo sceicco Rashid, o chi per esso. Questo è il compito di un giovane del 21^ secolo: cambiare il mondo circostante con tutte le proprie forze e l’entusiasmo di avere una vita florida davanti a sé, ma non mostrarsi al cospetto dei più anziani con quella arroganza dell’essere migliori proprio perché più piccoli di età, così come hanno fatto i giovani del 20^ secolo trascorso.

LA FRASE INOPPORTUNA SULL’ISOLA D’ISCHIA

In questo contesto non deve esistere permalosità ed ipersensibilità nell’assessore Clemente, che è stata vittima illustre di presunto “sessismo”, ma che qualche giorno fa si è messa in veste di carnefice, in quella sua frase inopportuna su Ischia, meta dei turisti poveri. D’accordo l’equivoco è chiarito, ma il fatto increscioso ha visto l’assessore Clemente per poche ore portavoce di una ideologia “politicaly scorrect”, secondo cui Procida era l’isola della cultura e Capri quella dei ricchi. In tal senso, è stata bersagliata come l’assessore Morcone e credo che non si sia trovata in una condizione piacevole, anche se per pochissimo tempo. Ricordo Giorgio Bocca vivente, allorquando la dott.ssa Clemente forse non era ancora nata, che in un suo scritto definì Napoli “la fogna d’Italia” e ricordo da giovanotto appena ventenne, il raccapriccio in duplice veste che avvertii: la prima reazione di sdegno mi colse, perché Bocca da uomo di sinistra professore delle uguaglianze si perdeva in sterili luoghi comuni, quasi alla Umberto Bossi prima maniera, che riempiva a Pontida le apolle di acqua del fiume Po; la seconda forma di ribrezzo mi colpì perché negli anni’90 la Napoli che si presentava lacerata dalle guerre di camorra e dalle lotte politiche furibonde fra pomiciniani, delorenziani, poggiliniani, demitiani, mastelliani, valenziani, lezziani era davvero una fogna ed in questo contesto, durante l’era della presunta rinascita bassoliniana si faceva strappare il suo centro nevralgico economico costituito dal “Banco di Napoli”.

NAPOLI E I 10.000 IMPIEGATI DEL BANCO DI NAPOLI

Pochi non sanno che fra gli stati sociali napoletani, sino al 1994, esisteva da oltre 400 anni un gruppo di 10 mila borghesi medio-piccoli che non erano né impiegati della Pubblica Amministrazione, né del comparto privato, né liberi professionisti, ma semplicemente “impiegati del Banco di Napoli, che rappresentavano una porzione importantissima della comunità locale ed avevano un peso nazionale e mondiale: il Banco di Napoli aveva sue filiali a Sydney ed a Tokyo, dirette da Via Toledo 188. I giovani, me compreso, non appena terminati gli studi, talvolta aspiravano a far parte di questo mondo economico-produttivo di spicco marcatamente napoletano, che ora è stato spazzato via. Per questi motivi, al giovane non servono le polemiche, ma i fatti. La parità di genere fra uomo e donna è un dato dell’inconscio collettivo acquisito nel comune sentire e nessuno può scalfirlo ed a tanto si è arrivato anche con il contributo, non solo del giovane consegnato alle schiere dell’al di là avvocato Arcella, ma anche con la testimonianza della Senatrice a vita Liliana Segre e con il martirio di Peppino Impastato. Se pure quest’ultimo non era una promettente e brillante donna dai capelli biondi come l’assessore Clemente, in piena contestazione degli anni’ 70, senza perdersi nelle mollezze e nella dissacrazione delle comuni giovanili come altri suoi contemporanei, adottò il metodo migliore per irridere il mondo dei vecchi siciliani del suo paese, intorpiditi e rammolliti dal c.d. potere di “Tano seduto Badalamenti”, la satira, l’ironia ed il gioco. I giovani, che sono dei bambini maturi, come questi devono cambiare il mondo circostante con il gioco e con la semplicità, senza sovrastrutture e contrasti ideologici. Bisogna avere fame di gioco, perché giocando, giocando si cambia il mondo ed il mondo di Napoli è affamato di cambiamento. Le polemiche lasciamole ai vecchi, ma vecchi non nel senso anagrafico, ma quali portatori di nichilismo.

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