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CRONACA

Morte con giallo a Serrara, in Corte d’Assise sfilano nuovi testi

Ieri mattina è proseguito il dibattimento nel processo per la scomparsa di Renata Czesniak

Ieri mattina è continuato il dibattimento nell’ambito del processo per la morte di Renata Czesniak. La 43enne spirò lo scorso gennaio e il suo compagno, Raffaele Napolitano, venne accusato di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla morte. La tragedia avvenne lo scorso 12 gennaio, al termine di una giornata in cui Napolitano e la donna di origine polacca avevano avuto diverse occasioni di attrito, esacerbate dal consumo di alcolici.

Una caduta sul pavimento risultò poi fatale, nonostante la chiamata al 118. Dinanzi alla Corte di Assise di Napoli ieri è stato ascoltato il Capitano Mitrione, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Ischia. Il militare nel corso della sua deposizione ha ricostruito sinteticamente i precedenti episodi di cui la coppia fu protagonista, anche dal punto di vista penale, visti i maltrattamenti contestati a Napolitano nei confronti della donna, oggetto di un procedimento già in essere. Nel dettaglio, il Capitano Mitrione ha ricordato anche un intervento effettuato da una pattuglia della Compagnia di Ischia due giorni prima del tragico evento, coi militari impegnati a venire a capo di un’accesissima discussione tra i due.

Il Capitano Mitrione, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Ischia, ha ricostruito le attività di polizia giudiziaria e le valutazioni che portarono all’arresto di Raffaele Napolitano

L’esame si è poi concentrato intorno alle fasi di quella drammatica lunga notte di gennaio. Dunque si è dato spazio al racconto delle attività di polizia giudiziaria compiute dai Carabinieri, oltre che alle valutazioni effettuate dagli stessi confluite poi nell’arresto del Napolitano. Il Comandante ha spiegato come il sopralluogo da parte del Nucleo Operativo abbia fatto emergere gli elementi, risultati poi piuttosto discordanti con le dichiarazioni che in un primo momento resero tutte le persone coinvolte, a partire dall’affermazione secondo cui Renata era caduta da sola: c’era tuttavia l’ecchimosi sul petto della donna e il bicchiere per terra ridotto in piccolissimi frammenti. Elementi che secondo gli inquirenti non coincidevano con la versione iniziale resa dai presenti all’evento. Fu proprio sulla base di tali discrasie che i Carabinieri riascoltarono le singole persone, nella mattina successiva all’episodio, adombrando una  responsabilità dell’imputato, che avrebbe lanciato con violenza il bicchiere in terra e poi spinto la donna facendole perdere l’equilibrio, e nella caduta potrebbe aver perso i sensi. La 43enne fu poi portata in una camera su un letto, come risultò dalle dichiarazioni successive dei testimoni oculari. La difesa dell’imputato, sostenuta dagli avvocati Francesco Pero e Daniele Trofa, ha chiesto al Comandante se era a conoscenza del fatto che Renata avesse relazioni con altri uomini, oltre a quella con Napolitano. Il Capitano Mitrione ha risposto dicendo che, sulla base degli atti, sapeva di ulteriori relazioni, anche molto tumultuose, intrattenute in passato dalla donna. Il militare ha comunque specificato di non avere cognizione se qualcuna di esse era ancora in corso al momento del tragedia.

Concluso l’esame del Capitano, è stata la volta del fratello dell’imputato, Gabriele Napolitano. Anch’egli è stato chiamato a ricostruire la sequenza di avvenimenti di quella notte,  confermando sostanzialmente che la donna è morta non molto tempo dopo la caduta. Dopo che Renata rovinò sul pavimento, i presenti credettero che stesse scherzando, come era già successo altre volte, per poi provare a destarla con pizzicotti e aceto davanti alle narici, fino a rendersi conto che la donna non respirava più: da lì la chiamata dei soccorsi. Il teste ha spiegato che il fratello e Renata consumavano importanti quantità di alcolici, e che la donna, dopo aver bevuto, spesso era anche aggressiva verso l’imputato.

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Il fratello dell’imputato è stato il secondo teste ascoltato ieri. Nella prossima udienza, fissata a luglio, sarà esaminato l’amico della coppia, che trascorse con loro la notte della tragedia

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Inizialmente il testimone rispondendo al pm aveva spiegato di non aver visto alterchi e scontri fisici tra i due, ma poi sollecitato in sede di controesame ha ammesso di aver assistito anche ad atti aggressivi verso il fratello da parte della donna, che sovente lasciava l’abitazione per dirigersi altrove e trascorrere anche diverse notti fuori casa.  Una circostanza che la difesa tende ad evidenziare, per sottolineare quella mancanza di un presupposto fondamentale come il progetto di vita in comune per configurare la fattispecie di maltrattamenti in famiglia. In sostanza, se uno dei due frequentava altre persone intrattenendovi relazioni, verrebbe a cadere la prospettazione accusatoria, e il singolo litigio, pur a volte sfociando nell’offesa fisica, non sarebbe inquadrabile, dal punto di vista soggettivo e oggettivo, come maltrattamento di familiare.

Nella prossima udienza, fissata a luglio, dovrebbe essere ascoltato un amico dell’imputato, che rivestirebbe il ruolo di teste-chiave del processo, in quanto trascorse la serata fatale in compagnia di Raffaele  e Renata. Le dichiarazioni che egli rese nelle ore successive al drammatico episodio configurarono almeno tre versioni differenti. L’udienza che si svolgerà tra un mese  sarà dunque decisiva per tentare di fare definitiva luce sull’esatta dinamica dei fatti, e naturalmente sui legami causali che hanno determinato la morte della donna.

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