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Morte di Renata, è l’ora del Riesame

ISCHIA. Si discuterà oggi il ricorso al Tribunale del Riesame inoltrato da Raffaele Napolitano, difeso dagli avvocati Francesco Pero e Daniele Trofa. Il 39enne serrarese è indagato in relazione alla morte della compagna Renata Czesniak. La donna, di origine polacca, morì dopo una caduta avvenuta in un appartamento di Serrara Fontana nella notte tra il 12 e il 13 gennaio scorso. Inizialmente il pubblico ministero aveva ipotizzato il reato di omicidio preterintenzionale aggravato per Napolitano, oltre a quello di  maltrattamenti in famiglia, per i quali venne sottoposto all’arresto e alla custodia in carcere. All’esito dell’udienza di convalida, tuttavia, la difficile posizione dell’indagato venne mitigata, visto che gli avvocati Pero e Trofa erano riusciti a ottenere la non convalida dell’arresto, in quanto davanti al Gip non erano stati ritenuti sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in relazione all’ipotesi di omicidio, circostanza unitasi alla mancanza di flagranza per entrambi i reati, mentre venne disposta la misura cautelare dei domiciliari, emessa comunque soltanto relativamente all’ipotesi di reato di maltrattamenti in famiglia. Verosimilmente, l’istanza al Riesame partirà proprio da tale punto, stante l’impossibilità da parte di Raffaele Napolitano di porre in essere eventuali maltrattamenti, reato per il quale il trentanovenne  serrarese  è già sottoposto a giudizio e che a novembre fa aveva ottenuto la revoca dei domiciliari. I due penalisti puntano ovviamente innanzitutto sulla mancanza di pericolo di reiterazione: col venir meno dell’esigenza cautelare per la quale è stata emessa la misura, di conseguenza  quest’ultima non ha più ragione di continuare a essere applicata. Le decisioni del Gip costituiscono dunque una solida piattaforma sulla quale articolare il ricorso che verrà discusso innanzi al collegio A dell’ottava Sezione Penale del Tribunale di Napoli in funzione di Riesame. Fra l’altro, anche le indagini difensive svolte dai legali dell’indagato  hanno contribuito a far sì che il Gip non ravvisasse gli indizi di colpevolezza in ordine all’ipotesi di omicidio, in quanto l’unico testimone oculare ha reso dichiarazioni profondamente discordanti sulla dinamica dei fatti.  Come si ricorderà, la caduta della donna arrivò al termine di una giornata di contrasti tra i due conviventi, come hanno testimoniato le persone presenti all’interno dell’appartamento di Casapane, contrasti acuiti dall’assunzione di alcol. Tuttavia, proprio a causa di alcune contraddizioni testimoniali, resta ancora da decifrare l’esatta dinamica del tragico episodio e soprattutto le reali cause che hanno portato alla morte Renata. Nelle ultime settimane gli inquirenti hanno continuato a cercare di dipanare la matassa delle testimonianze relative agli ultimi minuti di vita della donna: le dichiarazioni contrastanti dell’unico testimone oculare della vicenda, F.I., sono attentamente studiate dalla Procura, allo scopo di far luce su quelle due ore tra le 23 e l’una nella drammatica notte di quasi un mese fa. Soltanto l’autopsia potrà fornire indizi precisi sulle cause più dirette della morte, avvenuta dopo una caduta della 43enne, che secondo la Procura sarebbe stata indotta da una spinta del Napolitano.   Il collegio peritale composto dai professori Claudio Buccelli (medico legale), e Luciano Guarnieri (neurochirurgo) sta vagliando i risultati dell’esame autoptico, che  resta lo snodo fondamentale per fare luce sulla maggior parte dei dubbi. Dalla relazione dei medici  potrebbero emergere elementi decisivi ma soprattutto chiarificatori nello stabilire con la maggior precisione possibile la sequenza che portò alla caduta della donna, risultata poi fatale nonostante la successiva richiesta di soccorso lanciata dalle persone presenti nell’appartamento.  La Procura ha concesso trenta giorni al collegio peritale per consegnare i risultati dell’esame autoptico. Un termine piuttosto breve, che denota la volontà degli inquirenti di ottenere al più presto elementi certi per aiutare le indagini. Oggi, intanto, dopo la discussione del ricorso, il collegio del Riesame esaminerà l’ordinanza che dispone la misura cautelare, ed entro un massimo di dieci giorni darà il suo responso, anche se probabilmente ne serviranno molti di meno.

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