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Morte dopo il parto al Rizzoli, chiesta la proroga delle indagini

La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore Ciro Capasso, evidentemente restano ancora diverse zone d’ombra da chiare nella vicenda che lo scorso 30 ottobre portò al decesso all’ospedale Rizzoli della giovane Sara Castigliola, che aveva appena partorito una bambina

Che si fosse trattato di una tragedia dai risvolti decisamente complessi e necessari di una minuziosa attività investigativa, questo era chiaro a tutti. Adesso la conferma arriva anche dalla magistratura inquirente, che dimostra come occorrano altri accertamenti e un supplemento temporale per poter cercare di far luce su quanto accaduto all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno il 30 ottobre dello scorso anno, quando Sara Castigliola perse la vita dopo aver partorito una bambina. Una tragedia per la quale sono stati iscritti nel registro degli indagati Francesco Rando, Mimmo Loffredo, Mariantonia Galano, Silvia Galletti, Marcella Marino e Roberto Buonanno, tutti in servizio quel fatidico giorno presso il nosocomio lacchese e tutti accusati del reato di omicidio colposo e lesioni personali colpose. Nei panni di persone offese ci sono William Alberto Gomez Heredia, Vincenza Di Paolo, Valentina Castigliola, Raffaella Scotti, Daniela Botta, Adriana Botta e Vincenzo Castigliola. Ebbene, occorrerà ancora tempo per chiudere le indagini preliminari perché il pubblico ministero ha chiesto una proroga ulteriore. Nell’atto in questione – firmato dal pubblico ministero Ciro Capasso – si legge che “rilevato che alla data del 3 maggio 2022 scade il termine di sei mesi dalla data di iscrizione della persona alla quale è attribuito il resto nel registro ex art. 335 codice di procedura penale, previsto dalla legge per lo svolgimento delle indagini preliminari; ritenuto che entro tale termine non appare possibile concludere le indagini preliminari in quanto sono tuttora in corso ulteriori attività investigative per l’accertamento dei fatti e per la individuazione dei responsabili; ritenuto che è necessario attendere gli esiti dell’attività investigativa delegata alla p.g. procedente, pertanto chiede la proroga del termine delle indagini preliminari per ulteriori sei mesi a decorrere dalla data di scadenza”.

Come detto, l’apertura di un’inchiesta si è resa necessaria dopo la giovane 31enne Sara Castigliola perse la vita appena dopo aver messo al mondo il suo primo figlio. Erano circa le 7.30 del mattino dello scorso 30 ottobre quando la donna partorì all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno una bambina in ottime condizioni di salute. Immediatamente dopo, però, iniziarono a sorgere delle complicazioni e non a caso si tornò in sala operatoria una seconda volta. La prima ipotesi a circolare fu quella secondo la quale la paziente sarebbe stata colpita da una atonia post partum che le avrebbe provocato una grave emorragia. Di fatto l’atonia uterina (altrimenti detta ipotonia uterina) è la perdita patologica di tono muscolare dell’utero che rende impossibile la contrazione dopo il parto. Si tratta di una condizione seria e grave, perché può creare problemi durante il parto e aumentare il rischio di emorragie post parto, come si ipotizzò fosse accaduto nel caso di specie. Sara venne stata trasferita nel reparto di rianimazione ma purtroppo morì nel pomeriggio dopo che tutti i tentativi per strapparla ad un atroce destino risultarono vani.

Occorreranno altri sei mesi per cercare di ricostruire nel dettaglio i motivi che causarono una morte assurda e che ha visto poi iscrivere sei persone nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo

Tempestivamente furono allertate le forze dell’ordine e scattò immediatamente l’indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Ischia (il marito della sfortunata ragazza si recò a sporgere denuncia presso la Stazione di Casamicciola Terme), guidati dal capitano Angelo Pio Mitrione che sequestrarono in primis la cartella clinica. La salma venne poi sottoposta ad esame autoptico prima che sulla vicenda la magistratura inquirente emettesse le sei informazioni di garanzia a carico dei soggetti che vi abbiamo già citato. Anche l’Asl Napoli 2 Nord avviò un’indagine interna inviando una commissione presso l’ospedale Rizzoli per provare a capire quanto accaduto e soprattutto se fossero stati commessi errori. Poi il rituale seguito è stato quello classico di ogni indagine, con le parti che hanno nominato i propri periti e quella caccia alla verità che stenta ad arrivare. E per pensare di iniziare a chiudere il cerchio, occorrerà attendere ancora sei mesi.

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Corry54

Altri sei mesi per poter trovare un mini appiglio per salvare i Colpevoli? Tanto la Povera SARA ormai è morta, e non potrà ritornare tra di Noi.Incapacità lavorativa, inesperienza totale, ( non è stato il primo caso) e superficialità estrema, bastava un farmaco per fermare l’emorragia. Mi auspico che la magistratura faccia con onestà le verifiche e cancelli dall’albo dei medici i colpevoli, oltre al risarcimento dei DANNI subiti ai parenti.

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