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Morte sotto i ferri, in arrivo gli avvisi di garanzia

ISCHIA. Potrebbero essere notificate nella giornata di oggi, ma questa è soltanto un’indiscrezione, le prime informazioni di garanzie a seguito dell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli dopo la morte della trentunenne Mariangela Maiello, originaria della terraferma ma trapiantata da tempo ad Ischia e sposata con un casamicciolese, dal quale aveva avuto due figli. Per tutta la giornata di ieri i carabinieri della Compagnia di Ischia, guidati dal cap. Andrea Centrella, non avevano ricevuto nessuna “sfogliatella” dall’autorità giudiziaria, ma è chiaro che in casi del genere gli avvisi di garanzia sono un atto dovuto e praticamente inevitabile, che andranno a interessare i medici e coloro che si trovavano in servizio presso la sala operatoria dell’ospedale Rizzoli nella giornata di domenica e soprattutto nel momento in cui la povera ragazza veniva sottoposta ad un intervento chirurgico resosi necessario dopo che aveva accusato fortissimi dolori all’addome nella prima mattinata.

Il reato contestato, ed anche questo appare decisamente scontato, è quello previsto e punito dall’art. 590 sexies del codice penale e cioè responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. E’ chiaro che mai come in questo caso gli avvisi di garanzia rappresenteranno uno strumento davvero tale nell’accezione letterale del termine consentendo a tutti coloro che saranno iscritti nel registro degli indagati di potersi difendere compiutamente. Intanto, è inevitabile che tutti i riflettori siano puntati sull’esame autoptico cui dovrà essere sottoposta la salma di Mariangela. Perché dall’esito sarà possibile capire anche cosa possa averne generato la morte improvvisa mentre si trovava sotto i ferri. Ed è chiaro che la dinamica dei fatti per come si è consumata nell’ultimo mese lascia spazio ad una serie di ombre e dubbi atroci: la donna era stata operata di ernia ombelicale a marzo ma poi aveva fatto ritorno due volte al Rizzoli sempre con forti problemi ad addome o zona intestinale che l’avevano costretta a subire altri due interventi chirurgici. Semplice casualità o un nesso correlato alla prima operazione? Una domanda drammatica, cui non può che seguire una risposta netta e indubitabile.

Gaetano Ferrandino

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