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Morte Marianna, il gup “sconfessa” il pubblico ministero

di Marco Gaudini

 

NAPOLI – E’ stata emessa nel pomeriggio di ieri la sentenza del procedimento con rito abbreviato per l’incidente che costò la vita alla giovane Marianna Di Meglio. Il venticinquenne di Lacco Ameno, Vincenzo Ippolito, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio colposo.

Una storia quella legata alla tragica morte della piccola Marianna Di Meglio, che sconvolse ed è ancora impressa nella mente di molti isolani. Era il 9 maggio scorso, quella funesta giornata che ha portato via una giovane vita, una ragazza piena di gioia ed amore, strappata alla sua esistenza dall’impatto con la Fiat Idea, guidata da Vincenzo Ippolito, in via Antonio Sogliuzzo. La scorsa udienza del procedimento con rito abbreviato, si concluse velocemente  con un rinvio “interlocutorio” dopo che la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Arcamone, sollevò un’eccezione per una mancata notifica. Ieri pomeriggio, invece, si  è giunti alla sentenza emessa  dal Giudice dell’udienza preliminare della 30esima Sezione Penale del Tribunale di Napoli, la dottoressa Paola Piccirillo. Ippolito è stato anche  condannato al pagamento delle spese processuali; interdetto dai pubblici uffici per 5 anni ed  inoltre, condannato al risarcimento delle costituite parti civili, Giuseppe Di Meglio, Annarita Ferraro e Michele Valentino Di Meglio genitori e fratellino della giovanissima vittima, con danni da liquidarsi in separata sede. Il Pubblico Ministero, aveva chiesto per Vincenzo Ippolito, la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione, in quanto aveva avanzato richiesta di derubricazione dal terzo al secondo comma dell’art. 589. In sostanza, il PM, nella sua richiesta ha escluso l’aggravante della guida sotto l’effetto di sostanza stupefacenti, in quanto le indagini su questo punto non erano complete. Dal referto medico dell’Ippolito, effettuato presso il pronto soccorso, nel giorno dell’incidente, emerge uno stato di alterazione psicofisica, che secondo il PM dell’udienza, e come la tesi sostenuta dalla difesa, denotava uno stato confusionale, ma non il fatto che lui fosse alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Fattispecie, questa, che avrebbe potuto eventualmente desumersi da altre indagini più approfondite, che però non sono state messe in campo. Nonostante il GUP, abbia accolto, la richiesta del PM, in merito a questo aspetto, nella sentenza ha applicato quasi il massimo della pena prevista per il reato contestato di omicidio colposo. La condanna a 4 anni e 4 mesi, infatti, significa che senza le generiche e con la riduzione fino ad un terzo per il rito abbreviato, con ampia probabilità il GUP, è partita da una condanna di 6 anni, per un reato che prevede la reclusione da 2 a 7 anni. Una sentenza questa che quindi ha sorpreso anche la Procura, andando ben oltre le sue richieste. La famiglia della vittima, che si è costituita parte civile, era rappresentata dagli avvocati  Ida Di Maio per Annarita Ferraro (mamma di Marianna),  Mena Giglio per Giuseppe Di Meglio (padre di Marianna), e l’avvocato  Antonella Matarese per il fratellino di Marianna.

«Quella emessa è una sentenza esemplare, che umanamente può certamente dispiacere, considerando che stiamo parlando comunque di un giovane ragazzo» – ha dichiarato l’avvocato Ida Di Maio – «Come parti civili,  – ha aggiunto l’avvocato Di Maio – abbiamo insistito affinché fosse applicato anche il terzo comma dell’articolo 589, che prevede la reclusione fino a dieci anni, evidenziando il fatto che, così come emerso dalle indagini prodotte dalla difesa, emerge che l’Ippolito fosse un consumatore abituale di sostanze stupefacenti. Caso però escluso dalla sentenza che ha considerato solo l’omicidio colposo dovuto ad una guida imprudente e negligente, ma non sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. In ogni modo, questa è una sentenza che deve essere un monito anche per l’opinione pubblica. Infatti il Giudice, nonostante abbia escluso l’aggravante ha inflitto una pena molto severa. Saranno poi le motivazioni della sentenza a dare maggiori delucidazioni su questo punto» – ha concluso l’avvocato Di Maio. Una vicenda, questa, che colpisce l’intera comunità isolana, non solo per tragica morte della piccola Marianna, ma anche per Vincenzo Ippolito, un giovane ragazzo, con una dura condanna sulle spalle. Una vicenda che deve far riflettere tutti, giovani e meno giovani, che ogni giorno si mettono alla guida delle proprie autovetture sulla nostra isola. Una vicenda che impone anche un’altra riflessione, che forse oggi si fa ancora troppo poco sulla prevenzione e sull’educazione dei nostri giovani al rispetto della leggi del codice della strada.

 

 

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