CRONACA

Morte sul kajak, indagato l’avvocato Furgiuele

Svolta sulla drammatica morte di Cristina Frazzica nelle acque di Posillipo, la polizia sequestra tre barche. Nel mirino degli investigatori il primo soccorritore, il legale molto conosciuto ed apprezzato anche sulla nostra isola

Avrebbero fornito importanti riscontri le immagini dei sistemi di video sorveglianza di Villa Rosebery. La polizia marittima ha sequestrato 3 barche nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Cristina Frazzica, travolta e uccisa domenica pomeriggio a Napoli da un’imbarcazione mentre era in kayak con Vincenzo Carmine Leone nelle acque di Posillipo antistanti la residenza presidenziale. Gli investigatori, seguendo una strategia investigativa condivisa, stanno stringendo il cerchio dell’ndagine aperta per i reati di omicidio colposo e omissione di soccorso. Al momento, il primo indagato è l’uomo che ha prestato soccorso al superstite. Si tratta di Guido Furgiuele, figlio di Alfonso Furgiuele, ora anche suo legale nella drammatica vicenda. Sono stati registrati, infatti, i transiti di alcune barche di larga chiglia. In due giorni, i sommozzatori hanno perlustrato la zona delle boe di Mergellina, fino ad individuare almeno tre imbarcazioni. Tra queste c’è il cabinato del soccorritore. Noto penalista napoletano di fatto ischitano d’adozione e tra i più noti sull’isola verde per le sue importanti difese a politici, notabili, uomini di spicco della nostra comunità, ma anche per importanti battaglie legali isolane unitamente a suo padre. Al momento non si esclude alcuna ipotesi. Capitaneria di porto di Napoli, polizia marittima e vigili del fuoco stanno ancora lavorando per individuare senza ombra di dubbio l’imbarcazione che ha investito e, verosimilmente ucciso, la 30enne biotecnologa, originaria della provincia di Reggio Calabria, residente a Voghera, in Lombardia che era giunta a Napoli per un corso.

Le tre barche sono state sollevate con degli argani, per essere poi portati in un cantiere. L’obiettivo dei pm era di isolare tracce di indumenti o residui organici all’altezza delle eliche, isolare eventuali segni di impatto o di strusciamento. L’impatto potrebbe essere avvenuto tra i 200 e i 300 metri dalla costa. Il corpo della donna potrebbe essere stato dilaniato dall’elica. Servono però dati oggettivi. I tal senso, fondanti anche i racconti e le testimonianze dei soggetti che saranno ascoltati a sommarie informazioni. Furgiuele che aveva prestato soccorso al 33 enne, Vincenzo Carmine Leone, e poi allertato le autorità, avrebbe dichiarato di non essersi accorto di nulla, né tanto meno di aver visto la canoa nel corso della navigazione, ma solo un uomo in difficoltà in mare intento a chiedere aiuto. In Procura l’uomo, non nascondendo di essere in stato di choc, è stato interrogato perché, mentre era al timone del suo Vega 18 metri, più volte ormeggiato nei porti turistici di Ischia e Procida, sarebbe stato responsabile dell’investimento. Stando a quanto emerso, avrebbe spiegato di non essersi accorto dell’incidente. Evidenziando che nessuno dei passeggeri della barca (6 gli ospiti a bordo) sulla quale viaggiava “a velocità non sostenuta” avrebbe percepito qualcosa di anomalo. L’inchiesta condotta dal pm della Procura di Napoli Toscano, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Raffaello Falcone. I genitori della vittima sono giunti dalla Lombardia a Napoli e hanno incontrato gli inquirenti. Il prefetto di Napoli Michele di Bari, riunito il comitato dell’ordine pubblico, ha annunciato un “piano di sicurezza per il mare” sulle rotte del Golfo di Napoli.

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