CRONACAPRIMO PIANO

Multa al cacciatore fatale, assunto e poi “respinto” da Poste Italiane

La triste e surreale storia del procidano Davide Zeccolella, che ha dovuto dire addio al posto di lavoro dopo aver firmato il regolare contratto: tutta colpa di un controverso carico pendente

Davide Zeccolella ha 33 anni ed è di Procida. È una guardia giurata volontaria della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) ed era in cerca di lavoro fin quando ha risposto ad un annuncio di Poste italiane, candidandosi alle selezioni per diventare postino. Dopo il vaglio del curriculum, Poste lo convoca per la firma del contratto.  Un sogno: un lavoro, seppur a tempo determinato. Ben presto, però, il suo sogno viene infranto dal certificato di carichi pendenti. Si tratta di un documento che consente la conoscenza dei procedimenti penali in corso a carico di un determinato soggetto e gli eventuali relativi giudizi di impugnazione.

Come dicevamo, il sogno di Davide viene infranto perché nonostante il casellario giudiziario di Davide Zeccolella fosse “nullo”, ed essendo quindi giuridicamente incensurato, lo stesso risulta avere “carichi pendenti” per un procedimento penale in corso.  Nel 2011, infatti, in qualità di volontario della Lega Italiana protezione uccelli, con due colleghi, multò un individuo sorpreso a sparare fuori dall’orario consentito. in primo grado Davide Zeccolella l’uomo venne condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi per “falso materiale”. La storia di Davide è stata raccontata da ‘Il Fatto Quotidiano’ in un articolo a firma di Giovanni Vantini. Una storia che parla di un ragazzo che finalmente trova un lavoro, un ragazzo che è anche un volontario della Lipu che vede la possibilità di un lavoro infrangersi per una travagliata storia giudiziaria per la quale ancora non è stata scritta la parola fine.  

Nel 2011 a Ischia, da guardia della Lipu, multò un cacciatore che però lo denunciò sostenendo di non aver mai firmato l’accertamento. In primo grado il 33enne procidano è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per falso materiale. E quel carico pendente è bastato per lasciarlo disoccupato

L’episodio che ha dato origine alla vicenda giudiziaria risale al 2011, anche se l’inizio del processo risale a metà del 2016, quando il pm Celeste Carrano chiese e ottenne dal Gip del Tribunale di Napoli il rinvio a giudizio per le tre guardie venatorie, denunciate da un cacciatore. Il denunciato aveva trascorso il pomeriggio a caccia in collina, nella località Fango, tra Lacco Ameno e Casamicciola Terme, e aveva deciso di far ritorno alla propria abitazione quando al di fuori del bosco incrociò i tre agenti venatori Lipu. Il cacciatore ischitano si vide contestata la violazione della norma sull’attività venatoria in quanto l’aveva esercitata in orario non consentito, cioè pochi minuti dopo le 16.55. Per questo venne sanzionato. Secondo l’accusa, invece, gli imputati avrebbero falsificato la firma del cacciatore sul verbale: la sanzione sarebbe stata inflitta indicando un orario diverso da quello in cui era stato fermato il cacciatore. In altri termini, le guardie si sarebbero imbattute nel cacciatore quando non era ancora scattato l’orario di interdizione dell’attività di caccia. Le operazioni di identificazione e di verifica si protrassero per vari minuti, fino a quando l’orario venne sforato. Nel 2018 il giudice monocratico della sezione distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli (il giudice Alberto Capuano, noto alle cronache giudiziarie per altre vicende) ha condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) la guardia della Lipu, Davide Zeccolella, per l’accusa di falso ideologico in ordine ad un processo verbale a carico di un cacciatore. Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica di Napoli, che ha trovato fondamento al termine del lungo dibattimento, l’agente della Lipu avrebbe falsificato la firma del cacciatore al termine di un accertamento di natura venatoria. Firma che lo stesso cacciatore ha sempre disconosciuto come propria. Il tribunale, nel corso del dibattimento, ha nominato un grafologo forense che ha certificato che la firma contestata “è stata redatta con elevata probabilità dallo Zeccolella”. Circostanza questa che ha portato alla condanna della guardia Lipu. Il giudice ha assolto dalle accuse altre due guardie Lipu che erano state rinviate a giudizio. Zeccolella è stato condannato 1.500 euro di spese legali e ai danni alla parte civile da liquidarsi in sede civile. Nel frattempo, un altro processo intentato per gli stessi motivi da un secondo cacciatore sorpreso fuori orario dalla medesima pattuglia della Lipu è stato archiviato dal pubblico ministero. La sentenza di condanna è stata appellata dalla difesa di Zeccolella, al quale la Regione Campania non ha revocato il titolo di guardia giurata in attesa del giudizio di secondo grado. La prima udienza dell’appello è fissata per il 20 novembre prossimo. Fino ad allora, però, Davide non potrà lavorare, almeno in Poste Italiane, perché i “carichi pendenti” non glielo consentono.

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2 Commenti

  1. Il Golfo ha voluto dare alla “mia triste storia” (triste? Non è morto nessuno :-D), finita addirittura in prima pagina, una luccicante visibilità che è chiaramente legata alla particolare e nutrita claque che risiede in quell’isola, la quale al solo leggere “cacciatore” in un titolo accorre in bar e circoli e si trasforma in accanito lettore. In realtà avevo raccontato la vicenda vissuta con “Poste” solo al valente, di nome e di fatto, giornalista Valentini de Il Fatto Quotidiano, giornale che ha pubblicato un articolo serio e completo sottolineando paradossi e stranezze facendo riferimento a un pubblico nazionale di più ampie vedute. Contattato l’indomani da una giornalista de Il Golfo, ho serenamente detto che non avevo nulla altro da raccontare, soprattutto a livello locale dove non si fa altro che fare pettegolezzo paesano. A Il Golfo vorrei precisare che non avevo firmato nessun contratto, che prendere foto personali e pubblicarle senza consenso non è proprio il massimo e che su “il giudice noto per altre vicende giudiziarie” si poteva raccontare qualcosina in più visto che ha avuto la sfortuna di trascorrere qualche mese nel carcere napoletano. Quanto alla claque, ai fanatici che gongolano comodamente da casa, tra di essi anche qualche violento bandito condannato da un collegio di giudici per lesioni (altro che firma scarabocchio su un verbale) ai danni di due guardie LIPU, e chissà quanti altri incalliti bracconieri che negli ultimi decenni hanno portato una montagna di fango sul nome di Ischia (vedi la cicogna presa a fucilate nel 2013) e sulla categoria dei corretti cacciatori… dico, con non poco sollievo e senza alcuna ulteriore risposta, che in questa Repubblica non sarò infine giudicato da tali lestofanti. Aloha

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