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Museo delle torture, la collezione di Oscar Mattera approda a Napoli

Di Isabella Puca

Napoli – É un’atmosfera davvero surreale quella che si respira in uno dei più antichi vicoli di Napoli. Siamo a San Biagio dei Librai in vico Santa Luciella  e Oscar Mattera, in anteprima per noi de “Il Golfo”, ci ha aperto le porte di quello che sarà uno tra i luoghi più visitati di quanti approderanno a Napoli nei prossimi tempi: il museo delle torture. Per chi ha visitato l’esposizione presente su al Castello Aragonese c’è un avvertimento da fare: avete visto solo una piccola parte dei pezzi da collezione che Oscar Mattera ha raccolto in trent’anni in giro per l’Europa. La mostra, curata dal Mattera insieme a Paolo Lupo, per la Onlus Napoli storia e cultura, aprirà i battenti nei prossimi giorni, probabilmente già sabato prossimo, e sarà un’esposizione permanente aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00. <<Qui al museo ci sono esposti più di 50 attrezzi, – ci ha spiegato Oscar –  una collezione che curo da 30 anni. Un accenno c’è sul Castello Aragonese a Ischia, ma ora mi occorreva uno spazio più grande per presentare tutti i pezzi. In passato ho esposto il tutto alle Antiche Terme Comunali e poi al Torrione a Forio, ma questa volta ho pensato di farlo qui a Napoli anche per il gran numero di turisti che vi approda da tutto il mondo>>. La mostra, organizzata su due livelli, è davvero ben curata; accanto ad ogni attrezzo è possibile trovare delle spiegazioni dettagliate su come funzionava la tortura e un’immagine esplicativa da far accapponare la pelle. <<Sono tutti attrezzi che riguardano il periodo dell’inquisizione – ci ha spiegato ancora Oscar – finalizzati, non alla morte, ma a procurare dolore. L’inquisito, una volta  tacciato di eresia, veniva sottoposto ad un processo e, condannato, se non ammetteva di essere eretico, veniva torturato. La tortura era ciclica; dopo un’ora di atroci sofferenze, ce n’erano  24 di riposo con un medico che gli assestava le membra e poi ancora un altro ciclo di tortura fin quando l’inquisito non confessava. Una volta che avveniva ciò   veniva spogliato dei beni materiali da parte della Chiesa. Spesso pur di non essere torturati confessavano anche colpe mai compiute>>. Le torture vennero applicate nel periodo del Medioevo dal 467 d.C. fino all’inizio del 18 secolo, a salvarsi da queste atroci sofferenze erano i medici, i vescovi, i soldati, i minori di 14 anni e i maggiori di 70 anni o anche le donne incinte. Per certi reati, come i delitti contro la religione o lo stato, il sortilegio, la truffa e il falso non si facevano sconti a nessuno. Sin dall’ingresso l’atmosfera è da film horror, buona parte di quegli attrezzi poi, quasi il 70%, sono originali; ad accompagnare lo sguardo c’è la sensazione di un dolore realmente provato. Tra gli attrezzi più conosciuti esposti al primo piano ritroviamo la gogna, una tortura psicologica più che fisica non procurava un vero e proprio dolore. Bloccate testa e mani, l’eretico veniva lasciato nelle piazze allo scherno di tutti, per la donna c’era una variante: la gogna a violino. Per le donne polemiche, invece, è stata pensata una maschera di castità, chiamata anche “mordacchia” che impediva loro di parlare e procurava dolore a causa di  una lama interna che tagliava la lingua. <<La sedia inquisitoria è uno dei pezzi più esclusivi, – ci anticipa Oscar Mattera – è fiorentina e ce ne sono più di 200 esemplari in giro. Il condannato veniva seduto sulla sedia che veniva fatta dondolare; in questo modo, i chiodi posti sulla seduta, penetravano nel corpo>>. Tra “schiaccia pollici”, cucchiai cava occhi, mannaie, pinze strappa lingua, fruste e punzoni per la marchiatura a fuoco si inizia a ritrovare vere e proprie ricostruzioni ricreate su manichini come il cavalletto “squarciapalle” o la tortura dell’acqua che, fatta bere in gran quantità, contribuiva a far gonfiare lo stomaco fino a rompere i capillari. <<Accanto a ogni attrezzo ci sono descrizioni dettagliate in due lingue, ma ci saranno anche delle guide che daranno ancora più informazioni. La mostra è veramente per tutti da studenti ad adulti, da intellettuali a semplici curiosi; ci si passa almeno un’ora>>.  Scendendo al pianterreno si cambia completamente scena, <<qui si inizia ad aver paura davvero>>, ci avverte Oscar mentre, insieme, scendiamo in un ambiente più cupo e illuminato da sole fiammelle di candele, attorniate da fumo bianco. Dinanzi a noi scheletri nella gabbia della morte dove il condannato veniva rinchiuso e lasciato morire senza cibo e senza acqua fino alla decomposizione, pali della morte, una schiaccia torace, un busto e il rullo chiodato, tra ricostruzioni reali e pezzi originali da fare accapponare la pelle. <<Ho iniziato  a cercare per lo spazio espositivo presente sul Castello Aragonese e poi ho continuato fino a raccogliere parecchi attrezzi. È un argomento interessante,  la chiesa ha riconosciuto solo 10 anni fa il periodo dell’inquisizione, durante il quale si è davvero arricchita>>. Un museo del genere è davvero un’esclusiva, prima per Ischia e poi per Napoli; in  Italia ci sono solo due esposizioni simili, una a San Gimignano e l’altra a San Marino; a Milano nel castello Sforzesco sono esposti solo 4 attrezzi. <<Bisogna pensare che, su ogni attrezzo è stato effettuato  uno studio preciso per far sì che procurassero dolore, questo ti fa capire una cosa: la macchina di tortura peggiore è la mente umana>>.

 

 

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