CRONACAPRIMO PIANO

Museo di Casamicciola, processo ai titoli di coda

Concluso il dibattimento per il ramo residuo dell’annosa vicenda giudiziaria che ha già visto l’assoluzione per otto dei dieci imputati. A giugno la discussione finale

Si avvia alla conclusione l’annoso processo relativo alla costituzione del Museo di Casamicciola, presso il palazzo di Villa Bellavista. Per la verità, la vicenda giudiziaria ancora in piedi è solo un “ramo” di quella originaria, già da tempo conclusa con annessa completa assoluzione, che vedeva imputati gran parte dei componenti dell’amministrazione casamicciolese di un decennio fa, quando la carica di sindaco era ricoperta dal Dottor Vincenzo D’Ambrosio.

Dopo l’assoluzione degli altri otto imputati, si attende la conclusione della vicenda anche per i dottori Vincenzo D’Ambrosio e Giuseppe Pisani, che confidano nel riconoscimento della propria estraneità alle ipotesi di falso ideologico formulate dalla Procura

E proprio D’Ambrosio ieri mattina è stato chiamato a deporre nell’udienza che ha segnato la conclusione del dibattimento. Poche domande e brevi risposte sul ruolo ricoperto negli anni in cui maturarono le accuse di falso ideologico, che costituiscono l’ipotesi di reato contestata all’ex primo cittadino e al dottor Pisani, funzionario del Comune di Casamicciola: sono loro gli ultimi due protagonisti di questa vicenda che a giugno vedrà la formulazione delle conclusioni e la discussione finale, prima del verdetto del giudice. Tutti partì quando l’amministrazione mise mano al progetto per la realizzazione di un museo all’interno dell’ex hotel Napoleon, a Villa Bellavista, sede municipale fino al sisma di due anni fa. Le indagini si conclusero con la richiesta di rinvio a giudizio per dieci persone, tra cui i componenti dell’amministrazione che approvarono la relativa delibera, ma per un errore formale nella richiesta di rinvio a giudizio, la posizione dei dottori Vincenzo D’Ambrosio e Giuseppe Pisani venne separata. Il processo a tutti gli altri si è da tempo concluso con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”: Pasquale Cuomo, dirigente alle attività produttive, Andrea Di Massa, direttore del museo civico, Ignazio Barbieri,  Riccardo Cioffi,   Giovanni Mattera, Stanislao Senese, Salvatore Sirabella, Giuseppe Silvitelli, membri della giunta guidata da D’Ambrosio, videro così cadere l’accusa di concorso in abuso d’ufficio e di falso ideologico. 

Visto l’esito di quel troncone del processo, la difesa di D’Ambrosio e Pisani tentò di ottenere una sentenza senza dover attendere lo svolgimento del dibattimento (l’accusa per i due imputati residui era legata ad alcuni episodi di presunto falso ideologico), ma senza successo. Quindi il processo è andato avanti, con la deposizione degli stessi ufficiali della Guardia di Finanza che condussero le indagini, già ascoltati nell’altro procedimento.  Per la cronaca, a D’Ambrosio viene contestato il reato citato «perché, quale sindaco e legale rappresentante del comune di Casamicciola, nella nota del 30 settembre 2008 indirizzata alla Regione Campania nella richiesta per il riconoscimento di museo di interesse regionale ai sensi della legge regionale per il museo di Casamicciola Terme attestava falsamente che i locali del museo presso la Villa comunale Bellavista: a) si sviluppavano su tre piani che comprendevano anche un piano seminterrato e vani complessivi nove; circostanza non vera essendo risultati destinati a museo solo due piani ed ivi risultavano allocate stampe e tele peraltro destinate anche ad uffici comunali; “..i locali garantivano la sicurezza del patrimonio, del personale e del pubblico” tanto falsamente non risultando all’epoca neanche individuato un dirigente a cui affidare il compito per provvedere ad elaborare il documenti di valutazione dei rischi; ed essendo il precedente unico documento di valutazione dei rischi esistenti elaborato nell’anno 2002 dal sindaco Giuseppe Ferrandino, scaduto di validità di due anni e relativo comunque ad immobili la cui unica funzione dichiarata era quella di “municipio di Casamicciola Terme.. sede municipale”, senza alcun riferimento alle attività museali ed all’esistenza di un piano seminterrato».

All’ex sindaco, insieme a Pisani, viene contestato un altro capo d’accusa: «Essendo stato operato presso la Villa comunale Bellavista un sopralluogo in data 17 aprile 2009 da Federico Lomolino e Marco Di Maio quali funzionari della Regione Campania – giunta regionale al fine di verificare la sussistenza dei requisiti previsti per l’attribuzione dello status di museo di interesse regionale alle dette strutture; avendo il Pisani Giuseppe e il Ferdinando Formisano, nelle qualità indicate fatto da guida alla visita ispettiva e fornito le informazioni richieste, fornendo false informazioni, inducendo in errore i due pubblici ufficiali regionali, facendo loro attestare nella conseguente relazione in data 20 aprile 2009 con riferimento a museo civico la seguente circostanza: regolare copertura del ruolo di custode, a seguito di assicurazione dei predetti; falsa, non risultando in organico copertura di ruolo di custode del museo; con riferimento all’Osservatorio Geofisico 1885 esistenza in atto di concessione presso l’Agenzia del Demanio che costituisce titolo di disponibilità dell’immobile – come dichiarato su tale punto dal Giuseppe Pisani con il silenzio maliziosamente serbato sul punto da Ferdinando Formisano; tanto, falsamente, non risultando alcun atto di concessione utile a costituire titolo sull’immobile a favore dell’ente Comune di Casamicciola, nonché tacendo informazioni essenziali ai fini della compiuta relazione in ordine agli esiti dell’attività ispettiva, inducendo in errore i predetti funzionari regionali li inducevano ad omettere di attestare le seguenti circostanze rilevanti in ordine alla destinazione dell’immobile in particolare circa la persistenza di assenza di garanzie per la sicurezza del patrimonio e del personale non risultando tanto falsamente, non risultando all’epoca neanche individuato un dirigente a cui affidare il compito per provvedere ad elaborare il documento di valutazione dei rischi; essendo il precedente ed unico documento di valutazione esistente elaborato nell’anno 2002 dal sindaco Giuseppe Ferrandino, scaduto di validità da due anni e relativo comunque a immobile la cui funzione dichiarata era quella di municipio del comune di Casamicciola Terme». Fra tre mesi potrebbe dunque chiudersi definitivamente la singolare vicenda. E la difesa naturalmente spera in un verdetto coerente con quello che spettò anni fa agli altri imputati.

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