Musumeci: «Non bisogna ricostruire in fretta ma meglio. Ischia resta un monito»
l Ministro per la Protezione Civile interviene sulle emergenze che hanno colpito Sicilia e Sardegna, ribadendo la necessità di una nuova cultura della prevenzione. Nel suo intervento richiama esplicitamente la nostra isola Ischia, già segnata da eventi drammatici, come esempio di territori che non possono più essere ricostruiti “dov’era, com’era”

DI GUIDO INVERNIZZI
Nessun calcolo affrettato e nessuna stima avventata: la priorità, in questa fase, è consentire agli enti locali di affrontare l’emergenza immediata. È questo il senso delle parole di Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, intervenuto a 24 Mattino su Radio 24, commentando la difficile situazione che ha colpito in questi giorni Sicilia e Sardegna a causa delle violente mareggiate. «Il primo stanziamento – ha spiegato Musumeci – è quello che si adotta ordinariamente per permettere a Comuni ed enti locali di far fronte alle spese di somma urgenza». Risorse necessarie, dunque, per coprire le ordinanze già emanate e consentire il ripristino immediato della viabilità e dei servizi essenziali, spesso messi in ginocchio da eventi meteorologici sempre più intensi e frequenti. Il Ministro ha però chiarito che il vero quadro economico emergerà solo una volta completata la ricognizione dei danni: «Il calcolo reale si fa quando la stima sarà definitiva. Non è tanto un problema di risorse – ha sottolineato – quanto di progettualità e di capacità di aprire rapidamente i cantieri». Un passaggio che riporta al centro una delle storiche criticità italiane: la difficoltà di trasformare fondi disponibili in interventi concreti e tempestivi, con un’efficienza che procede ancora “a macchia di leopardo”.
Nei prossimi giorni, ha annunciato Musumeci, saranno adottati ulteriori provvedimenti normativi per sostenere le imprese colpite e per avviare la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. Ma il messaggio è chiaro: non si tratta solo di ricostruire in fretta. «Ho visto con i miei occhi infrastrutture realizzate sulla sabbia – ha detto – ed è evidente che non basta rifare ciò che è stato distrutto. Bisogna ricostruire bene, altrimenti la prossima mareggiata ci riporterà esattamente alla situazione di oggi». Un concetto che il Ministro ribadisce da tempo e che trova un riferimento diretto anche nella tragedia di Ischia. «L’ho detto per Ischia, l’ho detto in Emilia-Romagna, l’ho detto per i Campi Flegrei e lo ripeto anche ora – ha affermato –: in alcune aree non è più possibile ricostruire dov’era e com’era». Un’affermazione che risuona con forza sull’isola verde, già duramente colpita da frane e alluvioni, e che oggi viene indicata come esempio emblematico della necessità di cambiare approccio. Musumeci ha portato esempi concreti, come la rete ferroviaria della Sicilia orientale e di alcune zone della Calabria, realizzata a ridosso della costa: «Basta una forte mareggiata, fenomeno con cui dovremo sempre più fare i conti a causa del cambiamento climatico, per colpire il sedime ferroviario e mettere a nudo i binari». Da qui la necessità, non più rinviabile, di rivedere la pianificazione urbanistica in alcune aree particolarmente vulnerabili, integrandola finalmente con la pianificazione di Protezione Civile, come previsto dal Codice ma mai pienamente applicato.
Nel suo intervento, il Ministro ha toccato anche il tema delle assicurazioni catastrofali, obbligatorie da gennaio per le piccole e medie imprese. «È un elemento di grande civiltà», ha detto, denunciando però i “bizantinismi” di alcune compagnie che distinguono tra cicloni e mareggiate per negare i risarcimenti. Un atteggiamento che, secondo Musumeci, mortifica gli imprenditori e non contribuisce a diffondere una vera cultura del rischio, di cui l’Italia – e territori fragili come Ischia – hanno oggi estremo bisogno. Proprio per questo, il Ministero ha avviato un confronto con l’Associazione nazionale delle Compagnie di Assicurazione, con l’obiettivo di aprire un tavolo di lavoro e ottenere maggiore attenzione e sostegno. Perché, come il caso di Ischia continua a dimostrare, la sfida non è solo reagire alle emergenze, ma prevenire, pianificare e costruire un futuro più sicuro per le comunità esposte ai rischi climatici.








