AMARCORD Il Naufragio dello “Stabia I” e il dramma dei marinai

Il 4 gennaio 1979, la nave da carico “Stabia I” affondò all’imboccatura del porto commerciale di Salerno, trascinando con sé tredici membri dell’equipaggio. Tra questi, due giovani della Costiera Amalfitana: uno originario di Amalfi e l’altro di Maiori. La tragedia colpì profondamente le comunità locali, lasciando famiglie e amici nell’angoscia dell’attesa e della speranza. Dopo diciannove giorni di ricerche e apprensione, il corpo del comandante fu ritrovato sulle coste dell’Isola di Ischia, trasportato dalle correnti. Il 24 gennaio, invece, fu la volta del giovane marinaio di Maiori: il suo cadavere venne avvistato da un anziano residente di Ponza, che, affacciandosi dalla finestra del bagno, notò il corpo galleggiare in mare. L’intervento tempestivo della Capitaneria di Porto permise il recupero del corpo, trascinato in una piccola baia dell’arcipelago laziale. Una vicenda drammatica.
Il riconoscimento fu straziante: tra i convocati a Ponza, il padre e il fratello del ragazzo, insieme ai parenti degli altri dispersi. Dettagli e particolari furono fondamentali per identificare il giovane, il cui primo imbarco sulla “nave della morte” era avvenuto solo poche settimane prima, dopo aver conseguito il diploma da capitano di lungo corso all’Istituto Nautico “Nino Bixio” di Maiori. L’8 dicembre 1978 aveva iniziato il suo primo viaggio, destinato a diventare anche l’ultimo, per il trasporto di cereali in Algeria. Una realtà, segnata dal dolore e dalla speranza, rimane una delle pagine più tragiche della marineria campana, simbolo di un destino crudele e della forza delle comunità unite nel ricordo.



