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Nave arenata e sicurezza, Meloni: «Poteva succedere di tutto»

Il comandante della guardia costiera di Ischia torna sull’incidente della Lady Carmela ma si sofferma anche sulle strutture portuali isolane forse ormai poco adatte alle attuali esigenze

L’infausto avvenimento che ha portato all’arenamento della “Lady Carmela”, la nave traghetto in forza alla flotta della Gestour, avrebbe potuto comportare danni ben più gravi e il blocco del porto per ore e ore, senza contare la difficile gestione delle decine di passeggeri a bordo che avrebbero potuto rimanere ostaggio dell’imbarcazione per lungo tempo. Invece, per una congiuntura di professionalità e ottima coordinazione le operazioni per liberare l’imbarcazione e riportare il porto di Ischia alla normalità sono state effettuate velocemente e in maniera impeccabile. Ne parliamo con il tenente di vascello Andrea Meloni, comandante del Circomare di Ischia.

Appena la notizia dell’arenamento dell’imbarcazione della Gestour ha fatto il giro dell’isola è iniziato il tam tam del chiacchiericcio che – come nostra consuetudine – ha coinvolto in una girandola di opinioni molti cittadini che si sono sentiti in dovere di dire la propria, quasi come fossero diventati tutti marittimi e comandanti.  Ci sveli l’arcano: l’episodio capitato nel porto domenica scorsa è qualcosa che statisticamente può avvenire o rasenta la straordinarietà?

«L’isola non è nuova a episodi del genere. Come ho avuto modo di farmi raccontare dal comandante Martusciello, qualche anno fa un evento simile è capitato nei pressi del porto di Casamicciola. Sono episodi che avvengono, possono accadere a Ischia come negli altri porti italiani e internazionali per le cause più disparate che possono essere un errore di manovra, condizioni meteo sfavorevoli, avaria dell’unità».

Al netto di come sono andate le cose, poteva andare peggio?

«Si tratta di una circostanza che va sempre considerata. L’inchiesta avviata serve proprio a comprendere le cause e le circostanze dell’episodio, ma non solo. Serve anche a capire il danno potenziale, cioè ciò che poteva succedere e non è capitato. Sicuramente avremmo potuto trovarci di fronte a una situazione differente, decisamente più rilevante».

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Il traghetto, ad esempio, avrebbe potuto buttare giù qualche pontile…

«Poteva succedere di tutto.  Ed ecco l’importanza dell’inchiesta per capire cosa poteva succedere e come evitare che in futuro possano accadere casi del genere».

A qualche giorno di distanza come valuta le operazioni effettuate domenica scorsa?

«Durante l’evento, grazie al supporto di tutti, si è riusciti a garantire l’operatività del porto ad eccezione dei primi 30 minuti e degli ultimi 30 minuti per una manovra delicata in atto. Questo ci ha consentito di mantenere operatività portuale. Proprio di domenica, momento di massima criticità per gli arrivi e le partenze di migliaia di persone. Un aspetto molto importante che ci ha consentito di garantire la piena operatività del Porto».

La macchina dei soccorsi ha funzionato come un orologio svizzero, un evento eccezionale tenendo conto che per casi del genere non si è soliti effettuare esercitazioni simulate

«Assolutamente e ci tengo a sottolinearlo. Sono profondamente orgoglioso di come sono andate le cose, non personalmente, ma per come ha funzionato il sistema e quanto è stato fatto come isola. La nave si è arenata intorno alle 15.20. Alle 17.20 avevamo già tutti i passeggeri sbarcati. Alle 18.05 la nave era ormeggiata alla banchina olimpica. Tutto si è svolto nell’arco di 3 ore o poco meno. Questo è successo grazie al supporto di tutto i mezzi della Guardia Costiera, delle altre forze di polizia degli ormeggiatori del porto che hanno fatto un lavoro encomiabile, va ringraziato anche il personale di Ischia Risorsa mare. La macchina dei soccorsi ha funzionato alla perfezione, abbiamo sbarcato 143 persone nella massima sicurezza e tra queste sottolineo c’erano bambini madri, persone con problemi di deambulazione. Tutto si è svolto per il meglio, in tempi veloci».

Il porto è stato costruito più di 150 anni fa ed era stato pensato dai Borboni per altre finalità. Nemmeno loro potevano immaginare l’evoluzione attuale. Ci troviamo di fronte a una struttura non più al passo con i numeri e i mezzi che deve ospitare nell’arco di un anno

«Sicuramente la strutture portuali nascono in fasi e periodi che poi possono rendere le strutture stesse inadeguate con l’evolversi dei tempi. Il porto di Ischia era nato con altre finalità e a distanza di tempo accoglie oggi una media di 3 milioni di passeggeri l’anno. Pensare di lasciare i porti immobili non è pensabile. Bisogna realizzare attività di manutenzione puntuali che devono essere portate avanti. Questo episodio sarà ulteriore stimolo per richiedere interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, assolutamente necessari».

Come si pone lei in quell’eterno dibattito secondo il quale la struttura del porto di Casamicciola sarebbe più attrezzata per un traffico del genere

«Il porto di Casamicciola svolge già oggi l’importante ruolo di decongestionamento del porto di Ischia. Riceve tutto il carico merce pericoloso e toglie problemi al porto del comune capoluogo. Ho sentito del progetto di ampliamento che potrebbe interessare il porto del comune termale, ma ha delle limitazioni, la convivenza di aliscafi e traghetti non ci consente di far viaggiare due imbarcazioni in concomitanza. Inoltre anche il porto di Casamicciola ha necessità di manutenzione».

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Un commento

  1. Il Comandante Meloni rileva una ovvietà, ossia che un piccolo porto borbonico, realizzato in un cratere di vulcano spento, ben 200 anni fa, in cui entravano solo piccole navi a vela, non è idoneo a sopportare un eccesso di traffico marittimo come quello attuale, oltre che navi estremamente sovradimensionate rispetto alla sua tolleranza. Il porto di Casamicciola, se opportunamente modificato, potrebbe alleggerire in maniera “importante” il carico di lavoro a cui è attualmente sottoposto il porto di Ischia. Pensare però di avere la botte piena e la moglie ubriaca ( diporto e traffico commerciale tutti insieme nello stesso porto) è impossibile senza ovvi rischi per la sicurezza della struttura, del naviglio e dei turisti. Ma la logica, sull’isola verde, è rara come un rinoceronte bianco nella savana…….

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