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CULTURA & SOCIETA'

Nei ristoranti della Riva Destra,
del Borgo di Ischia Ponte e di Sant’Angelo
tornano i gustosi spaghetti ai ricci di mare

UN PIATTO FORTE PER PARTICOLARI RICHIESTE IN QUERSTA ESTATECALDISSIMA DOVE SI PREDILIGGONO I FRUTTI DI MARE - Il riccio di mare o “l’ancìna” come viene comunemente chiamato sull’isola, è una specie molto ricercata per la prelibatezza delle sue "uova" o meglio gonadi, che vengono consumate prevalentemente crude accompagnate da pane e vino, in cucina vengono usate per la preparazione di numerosi piatti, tra cui gli spaghetti al riccio di mare

Oggi è tempo di ricci di mare . I mesi consentiti alla loro pesca per catturarli e mangiarli sono il mese corrente di luglio e quello prossimo di agosto. I ricci di mare, che da Regolamento a cui devono attenersi i pescatori di mestiere, possono essere pescati a precise condizioni, pena sanzioni salatissime. Quando parliamo di ricci di mare da mangiare, pensiamo subito a quegli ischitani di nostra conoscenza che, da privati, amano dedicarsi, nelle ore libere, alla pesca dei ricci e delle patelle. Una passione che se la portano dentro sin da ragazzi, allorquando, armati di coltellino e sacchetto, riuscivano a catturare anche 60 -70 ricci in poche ore di parziale immersione. I luoghi preferiti per la personale caccia ai ricci di mare per lo più erano gli scogli di Sant’Anna, sotto ed intono al Castello e Fuori al Porto d’Ischia. Si tratta di pesca amatoriale per il piacere di praticarla e non a scopo di lucro. I ricci raccolti venivano mangiati sul posto insieme agli amici presenti. Spremere mezzo limone nel riccio spaccato in due sull’invitante frutto color arancione attaccato alle concave piccole pareti dello spinoso involucro, era un rito di grande suggestione e godimento. Un rapporto diretto con la natura a cui ti concedevi con l’anima e col corpo. Il riccio si nutre di alghe ma anche di piccoli animali e spugne, ed è tra i pochi organismi in grado di cibarsi direttamente delle foglie di Poseidonia oceanica principalmente nelle ore notturne. Anche se vive nelle zone meno profonde come i bassissimi fondali fra gli scogli di Sant’Anna e i ristoranti Eden e Cocò Mare, e quindi più luminose, ha bisogno di ombra e quindi si ricopre con pezzetti di Posidonia, sassolini e conchiglie, che vengono trattenuti con i peduncoli a ventosa. Il riccio di mare o “l’ancìna” come viene comunemente chiamato sull’isola, è una specie molto ricercata per la prelibatezza delle sue “uova” o meglio gonadi, che vengono consumate prevalentemente crude accompagnate da pane e vino, in cucina vengono usate per la preparazione di numerosi piatti, tra cui gli spaghetti al riccio di mare. Le uova si possono trovare anche confezionate in vasetti sotto vetro. La tradizione vuole che i paesi dove più è ricercato sono quelli latino/mediterranei quali la Francia, l’Italia e la Spagna, ovviamente in prevalenza lungo le fasce costiere ma è consumato più o meno in tutto il mondo. In Italia le regioni dove vi è molta richiesta sono quelle meridionali dove vengono anche organizzate per tradizione popolare sagre e manifestazioni culinarie. In natura il riccio ha tra i suoi competitori principali il sarago e l’orata che nonostante gli aculei, grazie alle possenti dentature che queste specie possiedono, sono in grado di rompere i gusci e divorarne il contenuto ma curiosamente anche tutto il guscio, il sarago particolarmente, non si sa perché, predilige inghiottire anche la lanterna. I subacquei quindi durante le loro immersioni utilizzano spesso il riccio per fare avvicinare i pesci, rompendone il guscio con il coltello, questo metodo ha quindi una forte attrattiva per loro, soprattutto per le voracissime donzelle, si creano infatti degli incredibili assembramenti di molteplici specie, molto apprezzati dai foto o video sub.
michelelelubrano@yahoo.it

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stefano

Scusate ma trovo questo articolo sconvolgente. Sono animali in via di estinzione. In molte località ne hanno vietato e sanzionato pesantemente la raccolta e noi andiamo a magnificarne non solo li commercio ma anche il solo ammazzarli per vedere le donzelle che banchettano con le loro interiora?!?
Ma con tutto il rispetto, signor Lubrano, ha provato a immergersi a Punta Imperatore o allo Scarrupo o qualsiasi altro punto con fondale roccioso? Ne riesce a vedere almeno uno? Sarà impossibile giacchè sono stati raccolti tutti. Tutti!
Perchè i ristoranti sul porto li comprano dai pescatori improvvisati per pochi euro. E per pochi euro stiamo distruggendo gli ultimi abitanti dei nostri fondali.
E i turisti che già fanno fatica a farsi un bagno scansando liquami e residui assorbenti vari una volta che si mettono la maschera si trovano un deserto di rocce ricoperte di mucillagini.
Che vergogna che siamo …

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