CULTURA & SOCIETA'

Nel mare d’Ischia il nostro futurofuturo del nostro mare, venerdì il convegno all’Antoniana

In contemporanea, al Museo del Mare, sarà possibile effettuare un’immersione attraverso la realtà virtuale "Crystal Reef”

Si è svolto sabato scorso alla Biblioteca Antoniana di Ischia un importante convegno organizzato dairicercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli – sede di Villa Dohrn a Ischiain sinergia con l’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno. Una prima tappa di una tre giorni che vede coinvolto anche il Museo del Mare di Ischia Ponte dove, durante gli orari di apertura della struttura (10.30 – 12.30 e 16.00 – 20.00), sarà possibile effettuare un’immersione attraverso la realtà virtuale “Crystal Reef” .

Al centro della tre giorni, dal titolo “Un tuffo nel mare che cambia”, il tema dei cambiamenti climatici, uno degli argomenti di ricerca più attuali e urgenti per i biologi ed ecologi marini. La manifestazione ha chiuso infatti un progetto di respiro internazionale realizzato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn e finanziato dalla TOTAL Foundation, che include l’adesione di 6 gruppi di ricerca provenienti da Italia, Europa e Stati Uniti. Attraverso “High-CO2 Seas” sono state illustrate le unicità del nostro mare, e in modo particolare dell’area marina Protetta, sottolineando quelli che sono le aree interessate al cambiamento climatico e, di conseguenza, le variazioni dell’ecosistema marino.

A portare il suo saluto il direttore dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, dott. Antonino Miccio. E’ stato lui a introdurre i lavori che hanno visto le relazioni Alice Mirasole, borsista presso la SZN e Carlo Cerrano, docente dell’Università Politecnica delle Marche, cheha  trattato del ruolo crescente della Citizen Science, dei dottori NuriaTeixido, Maria Cristina Gambi e Marco Munari. Non è mancato l’intervento di Pasquale Saurino, Presidente consorzio cooperative piccola pesca delle isole di Ischia e Procida.«Il mare d’Ischia sta cambiando e molto rapidamente – ha dichiarato la biologa Mariacristina Gambi – a causa del surriscaldamento globale, ma anche, soprattutto qui a Ischia, delle emissioni di anidride carbonica dal fondale.

Un fenomeno legato al vulcanesimo secondario, grazie al quale abbiamo modo di vedere gli scenari futuri; l’acidificazione degli oceani è l’altra faccia del cambiamento climatico. A Ischia – ha continuato la Gambi – ci sono diversi laboratori naturali con emissioni sommerse molto superficiali, alcune a profondità accessibili, che ci permettono  di poter fare delle previsioni future su quali saranno gli organismi che riusciranno a sopravvivere a questo tipo di stress».Quello portato avanti dai biologi della Stazione Zoologica Anton Dohrn è un grande progetto che sta raggiungendo ottimi risultati, che avranno cruciali implicazioni per il futuro della ricerca e dell’umanità nel suo rapporto con il mare. Da anni, infatti, queste aree sono diventate vere e proprie finestre di conoscenza e la loro osservazione ci consente di prevedere i prossimi scenari che interesseranno, molto probabilmente, i mari che ci circondano.

«Le fumarole presenti sotto al Castello Aragonese- ha spiegato NuriaTeixido  – rappresentano il primo sito per capire i nostri mari del futuro. Dopo dieci anni si è visto che c’ erano altri siti in diversi habitat. Fondamentale  patrimonio naturale di tutto il nostro Mediterraneo, questo progetto ci ha permesso di studiare questi siti e avere una comprensione maggiore di come può influenzare l’acidificazione nei diversihabitat del Mediterraneo».Il sistema particolare delle risorgenze acide e di anidride carbonica presenti nell’Isola Verde permettono al Centro Studi Cambiamenti Globali della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Ischia di anticipare e prevedere gli effetti dei nostri ecosistemi futuri. Ciò ci consente di acquisire elementi fondamentali per capire anticipatamente come cambieranno le interazioni tra gli organismi e come muteranno i beni e i servizi ecosistemici che permettono anche all’uomo di sostenersi, proprio grazie alle risorse naturali del mare.“Si tratta di una delle straordinarie ricchezze della nostra area marina protetta, sempre più punto di riferimento della ricerca internazionale: qui biodiversità e geodiversità si incontrano dando vita a scenari unici al mondo”, spiega Antonino Miccio, direttore dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno.

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