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Nell’archivio perduto spunta anche un pezzo di Ischia

dalla Redazione

ISCHIA. La storia dell’isola che si intreccia alla storia d’Italia e, più in generale, con una delle pagine più oscure del ‘900. Negli archivi perduti recuperati dall’oblio del Real Albergo dei Poveri di piazza Carlo III emerge uno spaccato dell’isola che in molti ignorano ma che esiste e che viene tramandato di generazione in generazione. Quei documenti li ha scovati il Mattino nella struttura commissionata da Carlo III di Borbone e realizzato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga, cui oggi è intitolato il palazzo. Tra documenti e registi accantonati in scatoloni ci sono due documenti risalenti al 1938 emessi dal comune di Serrara Fontana. È l’anno delle leggi razziali e sui due francobolli, annullati dalla Pretura di Ischia, campeggia proprio Vittorio Emanuele con la dicitura “Re d’Italia e d’Europa”.

«Sono tanti, tutti scritti, segnati, in registri anneriti dalla muffa, puzzolenti, fradici. Si possono leggere a chiare lettere – scrive Maria Elefante, autrice del reportage –  grazie a calligrafie eleganti, appartenute agli impiegati addetti ai pubblici registri. Nomi e fatti che ripercorrono la storia del nostro Paese, dal Regno d’Italia al periodo fascista vissuto in città e in provincia. Un archivio immenso. Abbandonato. Lo abbiamo scoperto grazie ad uno squarcio in una parete realizzato da qualcuno che voleva rifugiarsi in quelle enormi stanze dimenticate dal resto di Napoli».

Centinaia e centinaia di registri. Sistemati con cura e catalogati. Un tesoro di informazioni ormai perduto. Perché i pochi che sono scampati all’incendio del 2008 sono ormai rovinati da muffa e umidità dopo decenni di abbandono. Pagine incollate che si spera un giorno i restauratori potranno riconsegnare alla memoria collettiva perché rappresentano una parte essenziale della vita non solo di Napoli, ma anche dell’isola d’Ischia. Lì probabilmente erano custodite tutte le comunicazioni avvenute tra le amministrazioni dell’isola ed il Re. Poterle leggere e studiare significherebbe colmare dei vuoti evidenti che ancora esistono nella ricostruzione di quegli anni ad Ischia. Ogni scaffale rappresenta l’archivio di uno dei quartieri di Napoli. A parte, invece, ci sono i documenti del Re. Alcuni risalgono addirittura al 1905, altri al 1943, altro anno cruciale nella storia contemporanea perché il 3 settembre Badoglio firmò la resa senza condizioni dell’Italia.

Una montagna di storia dimenticata. Un tesoro da recuperare, conservare e studiare.

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«In quei grandi libri – continua la Elefante –  sono stati registrati anche il Maestro Riccardo Muti, Eduardo De Filippo, Totò. Ma per trovarli a colpo sicuro bisogna individuare il quartiere: Porto San Giuseppe, Vomero, Bagnoli e molti altri. In quella stanza fatiscente dove l’unica finestra sigillata dalle sbarre è occultata dalla vegetazione incolta, oltre alla mancanza della luce non c’è nemmeno ossigeno. Così dopo aver fatto scorrere per l’ennesima volta l’indice sui nomi scritti con la bella grafia si sale su alla ricerca di aria. Ci sono altri archivi ai piani sovrastanti ma le porte sono chiuse a chiave e i solai su cui si poggiano non ispirano sicurezza. La scala invece è percorribile e all’ultimo piano c’è una finestra che si riesce ad aprire. Dai vetri sporchi e anneriti non si notava la giornata di sole. E proprio a mezzogiorno il sole illumina piazza Carlo III. È bastato spalancare la finestra per vedere com’è fatto nel suo ventre il Real Albergo dei Poveri. Il bianco della facciata non c’è, non ci sono nemmeno i toni scuri delle stanze dimenticate. Ci sono i colori ambrati del tufo, del verde incolto cresciuto ovunque. Colori spenti. Quelli che ogni giorno rendono quell’opera invisibile a tutti i passanti. La più grande opera incompiuta d’Europa».

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