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«Nessuna lobby, da Cellammare un atto di forza inopportuno»

Lunga intervista all’avvocato Gianpaolo Buono, che commenta la movimentata assemblea dell’Assoforense, a partire dalla polemica sull’esito della votazione che ha fissato nuove elezioni in autunno

All’indomani dell’assemblea dell’Assoforense, l’avvocato Gianpaolo Buono usa toni distensivi per raffreddare gli animi surriscaldati da quello che secondo il noto professionista era uno scontro che si sarebbe potuto evitare. Come si ricorderà, venerdì mattina al termine di una infuocata seduta il consesso aveva respinto l’esame del primo punto all’ordine del giorno, relativo alle proposte di modifica dello statuto, fissando direttamente in autunno nuove elezioni per le cariche sociali.

Avvocato Gianpaolo Buono, come definirebbe l’esito dell’assemblea?

«Come ho detto nel corso del mio intervento, questo voto rappresenta una sconfitta per tutti. Non bisognava arrivare a deliberare su quel punto all’ordine del giorno: di questo sono sempre convinto, al di là dell’esito. E sono rammaricato, perché a prescindere da ogni considerazione, esistono dei rapporti umani e professionali che secondo me vanno sempre preservati, come quello che mi lega profondamente all’avvocato Cellammare. In casi simili bisognerebbe evitare di arrivare allo scontro, in un momento peraltro particolarmente difficile per il nostro presidio giudiziario. Dovremmo affrontare ben altri problemi rispetto a quelli di natura personale o sul fatto che ci possano essere o meno modifiche statutarie. Sarebbe stato più opportuno cadenzare questi argomenti e trattarli in momenti più favorevoli. Per questo ho tentato fino all’ultimo di evitare questa deliberazione, che si è tradotto in uno scontro, dal quale usciamo tutti quanti ridimensionati. Questo è il mio maggiore rammarico».

«Arrivare allo “scontro” è stata una sconfitta per tutti. Dovremmo convogliare le nostre energie verso ben altri obiettivi»

C’è chi pensa che non si sia voluto andare al voto nel merito delle modifiche statutarie all’ordine del giorno proprio per bloccare l’ipotesi di una nuova candidatura da parte dell’avvocato Francesco Cellammare

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«Penso che ci sia stato un assoluto travisamento su questo punto, perché non credo assolutamente che la questione si riduca alla bontà o meno delle proposte di modifica statutarie. Appunto, come Lei dice, noi non abbiamo discusso nel merito queste proposte, tuttavia bisogna fare anche delle considerazioni di opportunità. Dal primo momento io ho detto che non si poteva pretendere di procedere ad alcune modifiche statutarie cambiando le regole a partita in corso. Anche da questo punto di vista, secondo me bisognava essere un poco più avveduti, senza fare quella che io ho definito come una “prova muscolare” che non serviva e non serve a nessuno. Se io fossi stato al posto del presidente uscente, come ho avuto modo di dirgli più volte fino allo svolgimento dell’assemblea, io avrei evitato la discussione su quel punto perché la gran parte dell’avvocatura sarebbe parsa come una proposta “ad personam”. Quando si fanno strada tali convincimenti è bene sgomberare il campo da malintesi, anche perché il presidente dell’Assoforense di grande equilibrio e grande moralità. Avevo suggerito di dichiarare ufficialmente che l’effetto di queste modifiche statutarie sarebbe stato posticipato alla prossima consiliatura e alla prossima presidenza, eliminando ogni equivoco.  Tutto questo ci avrebbe consentito di convogliare le nostre energie verso obiettivi di altra natura, legati al funzionamento del presidio, alla garanzia di trasparenza e obiettività. Ciò non è avvenuto, di qui il mio rammarico, anche dopo l’esito dell’assemblea, peraltro favorevole alla mia proposta, anche se, ripeto, ne usciamo tutti sconfitti».

A proposito di trasparenza, l’avvocato De Girolamo in assemblea ha sollevato un interrogativo circa il fatto che Lei avrebbe implicitamente delineato dei dubbi riguardo l’autenticità delle firme raccolte a supporto delle modifiche statutarie..

«No, nient’affatto. Io facevo riferimento ad altro. Non ho mai messo in dubbio l’autenticità delle firme. Ho semplicemente manifestato il mio dissenso sulle modalità di sottoposizione di questo documento ai colleghi, ma non ho mai ipotizzato illeciti né falsi. E sono convinto che nemmeno l’avvocato De Girolamo abbia ipotizzato questo».

Durante l’assemblea Lei ha smentito le voci circa un accordo più o meno occulto tra i principali studi legali isolani su una comune strategia per “esautorare” Cellammare..

«Avevo provato in tutti i modi a far desistere Cellammare dall’inserire nell’odg il punto sulle modifiche statutarie, che a gran parte dell’avvocatura è parsa come una proposta “ad personam”, ma non ci sono riuscito»

«Infatti questo lo smentisco decisamente. Ieri si sono confrontate due proposte che riflettono due modi diversi di guardare a un problema. Il divario che si è palesato nella votazione, a cui hanno partecipato tutti gli avvocati, è tale da non offrire elementi per convalidare questo “teorema” elaborato da chi aveva interessi a convogliare i voti in una determinata direzione. Io lo escludo in maniera categorica. Fra l’altro fino all’altro ieri speravo di poter convincere il presidente uscente a recedere dal suo proposito; lui sa bene ciò che ci siamo detti e conosce bene qual era il mio intendimento, che resta tale anche dopo l’assemblea».

Quali sono secondo Lei i maggiori meriti della gestione-Cellammare?

«È stata un’ottima presidenza sotto tutti i profili. È riuscito a ottenere risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non voglio nemmeno personalizzare troppo la questione, perché è giusto parlare dell’azione non solo del presidente o del direttivo, ma dell’intera avvocatura da essi rappresentata. E questa azione negli ultimi anni è stata sicuramente positiva, non ho alcun dubbio al riguardo. Sono stato da sempre uno dei più convinti sostenitori della posizione del Presidente, di cui conosco bene le doti professionali, morali e umane. Se alle precedenti elezioni ha conseguito quella ragguardevole messe di voti, è anche perché ho dato anche il mio personale sostegno come quello di tanti altri colleghi, in quanto Cellammare è stato ritenuto il rappresentante più autorevole della nostra categoria. Non ho condiviso la prova di forza da lui voluta su un argomento piuttosto scivoloso. Sarebbe stato opportuno posticiparne la discussioni, invece di irrigidirsi su una posizione, rischiando di passare dalla parte del torto. Il giudizio complessivo sulla presidenza di Francesco Cellammare è comunque ampiamente positivo, a partire dall’aver raggiunto la proroga del Tribunale in un momento storico difficile».

E quali gli eventuali aspetti migliorabili o quelli che Lei non ha condiviso in questi anni?

«Tutte le azioni poste in essere dal Direttivo sono state condivise in varia misura  dalla base. Alcune cose potevano essere migliorabili, ma questo accade in ogni contesto e con riferimento a ogni gestione. Il direttivo avrebbe forse potuto coinvolgere in maniera più ampia la base associativa: questa può essere considerata una critica, ma non mi sento nemmeno di sostenerla più di tanto. Forse una maggiore apertura ci poteva essere, ma ribadisco che il giudizio sul direttivo e la presidenza è sicuramente positivo».

Quindi Lei non condivide le critiche, vere o presunte, di chi accusa Cellammare di eccessiva autonomia decisionale a scapito della collegialità in talune decisioni.

«Al di là delle polemiche, l’assemblea è stata un grande momento di partecipazione democratica; spero che si ripetano anche in futuro»

«Conosco personalmente Cellammare, conosco il suo valore. Che un certo numero, anche rilevante, di avvocati abbia mostrato insoddisfazione per una gestione che questa parte dell’avvocatura ha ritenuto forse un po’ troppo personalistica, è qualcosa che andrebbe chiesto a coloro che avanzano tale contestazione (e che lo hanno fatto anche durante l’assemblea) ma che non riflette il mio pensiero, perché su una gestione pluriennale il giudizio non può essere settoriale, ma complessivo».

Chi potrebbe sostituire Cellammare e il resto del Direttivo? All’orizzonte riesce a vedere possibili successori?

«Fino a ieri ci siamo confrontati sull’opportunità di procedere all’opportunità di modifiche statutarie, mettendo anche in forse la fissazione della data delle elezioni. Il serrato confronto assembleare, al di là delle punte polemiche, è stato un grande esempio di partecipazione democratica, con un’affluenza che non si vedeva da anni, dove chiunque ha potuto esternare il proprio pensiero. Mi augurerei che momenti del genere si ripropongano anche in futuro, ma credo che adesso sia del tutto prematuro pensare alle candidature dei possibili componenti del nuovo direttivo. Bisognerà individuare persone animate dagli stessi intenti del presidente uscente…».

E forse non sarà facile trovare qualcun altro che profonda tale impegno a vari livelli..

«..Certo. Io penso che, al di là della “battaglia” di venerdì mattina, il confronto che si è verificato possa consentire a tutti, dopo una pausa di riflessione, di ritornare agli antichi equilibri meditando sugli errori che ciascuno di noi può aver commesso,e di continuare a convogliare le energie verso obiettivi comuni. Come ho detto in assemblea, al di là di chi ricopre i ruoli, le persone passano, e restano le azioni poste in essere. Io stesso non mi sento affatto svilito nel mio ruolo di avvocato dal fatto di non essere più Presidente, perché ho dato e continuerò a dare sempre il mio contributo per il raggiungimento degli obiettivi dell’avvocatura».

«Lo ribadisco: non c’è stato alcun accordo tra gli studi legali “storici” per tentare di estromettere Cellammare»

Parlando proprio di tali obiettivi, Lei è ottimista o pessimista sul fatto che si riesca a raggiungere la definitiva stabilizzazione della sede locale del Tribunale, che è la principale (ma non certo unica) problematica che grava sulla giustizia isolana? C’è chi in assemblea ha persino invitato ad arrendersi alla chiusura del Tribunale..

«Ritengo che invocare la chiusura della nostra sede distaccata sia una vera e propria provocazione. Penso che il presidio giudiziario, così come qualsiasi presidio, come ad esempio quello sanitario, quello scolastico, quello tributario, sia una risorsa per l’isola d’Ischia e come tale deve essere tutelata e preservata sotto ogni punto di vista. L’errore di fondo è che si guarda alla condizione in cui versa l’ufficio giudiziario, piuttosto che all’individuazione dell’interesse della collettività a mantenere il presidio in quanto tale. Intendo dire che il fatto che l’ufficio non funzioni per carenza di personale, o mancanza di giudici togati, non vuol dire affatto che il presidio debba essere eliminato o debba essere spostato presso la sede centrale di Napoli,  anzi, deve essere la ragione per cercare di ottenere non solo la stabilizzazione, ma anche  ovviamente tutto quello che concorre al funzionamento dell’ufficio. Ottenuta la stabilizzazione, il Ministero e il Presidente del Tribunale non potranno girarsi dall’altro lato né impedire che arrivino dipendenti, funzionari o giudici togati. Il grande problema è che noi oggi ci troviamo in una condizione ibrida: abbiamo una sezione distaccata in proroga, uno status che in pratica non ci consente di ottenere l’assegnazione di giudici e funzionari stabili, con tutto ciò che ne consegue. Dunque io confido nel fatto che, arrivando alla sospirata stabilizzazione, e va riconosciuto il grande impegno di Cellammare nello stabilire i contatti a livello centrale per arrivare ad essa, si risolveranno le altre criticità in modo tale che nessuno possa lamentarsi dei malfunzionamenti che oggi sono sotto gli occhi di tutti».

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