ARCHIVIO 3ARCHIVIO 5POLITICA

Nicolella: «Franco Regine? L’emblema del fallimento di un paese»

di Francesco Castaldi

FORIO – In questi giorni è in atto un duro scontro tra Franco Regine e Francesco Del Deo, che ha presentato all’ex sindaco il salatissimo conto relativo ai debiti della Torre Saracena. Che idea si è fatto di tutta questa storia?

«Io dico che l’azione che è stata intrapresa è soltanto una cattiveria, ed è completamente infondata al di là dell’aspetto di natura procedurale se nei confronti di un amministratore comunale sarebbe ammissibile o meno, anche perché su questo c’è un po’ di contrasto di giurisprudenza. Ma al di là di questo aspetto, io credo che l’attuale sindaco stia cercando di nascondere anche le sue responsabilità in ordine a quello che in realtà i revisori dei conti e il Comune di Forio hanno scoperto in merito alla Torre Saracena. Una responsabilità che non è soltanto dell’attuale primo cittadino, ma anche del suo predecessore, Franco Regine. Faccio sempre una riflessione: ma perché la Torre Saracena, così come del resto è stato anche per la Pegaso, è stata per anni in liquidazione? La Pegaso è fallita ed è stata per tanti anni in liquidazione perché non c’erano i fondi per onorare i debiti. La stessa cosa vale per la Torre Saracena. Sia Francesco Del Deo che Franco Regine dimenticano che nel 2012 è stata approvata una delibera con la quale è stato preso atto che la Torre Saracena aveva quattro milioni e mezzo di euro di debiti, e la prova che in realtà quelle somme non c’erano, e che comunque il Comune era obbligato a ripianare quei debiti, sta nella circostanza che nel 2014 Francesco Del Deo approvò una delibera con la quale stanziò un milione e ottocentomila euro su quattro milioni e mezzo di euro di debiti a favore della Torre Saracena. E li stanziò non ai sensi dell’articolo 194 del T.U.E.L. – e cioè come debito fuori bilancio – ma come un appostamento di una massa debitoria che aveva la Torre Saracena e che era ancora tutta da scoprire. Sono dell’idea che anche la circostanza che i bilanci non erano stati ancora approvati non sia figlia di una decisione da parte degli amministratori o del liquidatore della Torre Saracena, ma sia una sorta di diktat che sia Franco Regine prima che Francesco Del Deo dopo hanno imposto all’attuale liquidatore, proprio per evitare che si dovesse pagare la massa debitoria laddove i soldi non c’erano. La Torre Saracena e i suoi amministratori nonché il collegio dei revisori non hanno alcuna responsabilità, tant’è vero che la Torre Saracena forse ha fatto risparmiare parecchi soldi al Comune di Forio. Basti pensare che l’intero costo del servizio per la Torre Saracena era esattamente di quattro milioni e settecentomila euro, a fronte di un costo attuale del servizio di sei milioni e settecentomila euro. Il canone che veniva dato alla Torre Saracena – che per questo ha prodotto debiti – era di tre milioni e duecentomila euro. Oggi il Comune di Forio dà alla Ego Eco più dei tre milioni e duecentomila euro, cioè dà quasi due milioni in più rispetto a quanto dava alla Torre Saracena per servizi inferiori. Non dimentichiamo che la Torre Saracena doveva sostenere anche il pagamento della discarica, del trasporto e i servizi aggiuntivi. Costi che, invece, non gravano sulla Ego Eco, eccezion fatta per il trasporto. È opportuno sottolineare, infine, che i servizi aggiuntivi – ad esempio quelli cimiteriali – vengono pagati a parte dal Comune».

Un’altra questione legata a quella della nettezza urbana è sicuramente l’approvazione del documento preliminare del Puc, dove vengono evidenziate alcune aree in cui effettuare la trasferenza dei rifiuti, aspetto che ha generato i comprensibili malumori di alcuni cittadini, che hanno adito le vie legali.

«Ho già avuto modo di dire in passato che il Puc è il frutto di due concetti. Il primo è quel principio sbagliato che consiste nella spasmodica ricerca di un’area ecologica che allo stato attuale, a mio modo di vedere, al fine di evitare di deturpare il paesaggio, Forio non ha la possibilità di realizzare. Il secondo è quello di costituire i presupposti per legittimare fabbricati che in realtà non possono essere legittimati. Attraverso un piano urbanistico comunale, invece, tutto ciò sarebbe possibile farlo perché ci sarebbe lo strumento urbanistico per poter richiedere anche la sanatoria fuori dai termini previsti dalla legge. Io ho sempre sostenuto che era necessario trovare un progetto alternativo all’area ecologica, attraverso micro aree ecologiche. Questo l’ho sempre detto da quando sono terminate le elezioni. Facendo una sorta di punti di raccolta per i cittadini, si sarebbe potuta favorire anche la percentuale di raccolta differenziata. Francesco Del Deo disse che questo progetto gli interessava poco, ma ha sempre dichiarato dal primo istante che lui avrebbe trovato il sistema per trovare un’area ecologica. Ha fatto promesse a iosa, ma dopo tre anni di mandato amministrativo io l’area ecologica non l’ho ancora vista. Soltanto attraverso questo strumento che nessuno conosceva, adesso sta cercando di trovare il sistema per trovare un’area ecologica ma anche per raggiungere altri obiettivi».

Ads

Tutti noi conosciamo lo scempio della quale è purtroppo vittima la baia di Citara. Uno scandalo che qualche giorno fa è stato denunciato sul nostro quotidiano anche dall’avvocato Teofilo Migliaccio e che, insieme alla problematica degli scarichi a mare, non gioca di certo a nostro favore.

Ads

«Questo è quello che ho sempre sostenuto, indipendentemente da dove insistesse il problema. Io non vado a sostenere tesi o situazioni che sono deleterie per il paese. Potevo anche stare in maggioranza, ma io avrei combattuto così come ho sempre fatto sia con Franco Regine sia con Francesco Del Deo quando si dovevano individuare queste zone nei pressi delle coste, così come quella a Zaro. Sono delle decisioni assolutamente scellerate, che portano esclusivamente a una situazione di degrado per il paese, un paese che vive di turismo, e che non può dare come suo biglietto da visita un’immagine assolutamente brutta, orripilante oltre che nauseante di sé. Noi dobbiamo creare un turismo che sia valido sempre, un prodotto che abbia un marchio doc, che abbia un’attrattiva. Io credo che Forio e tutta l’isola d’Ischia proprio per le sue bellezze naturali meriti l’attenzione dei turisti».

Qualche giorno fa il sindaco Del Deo ha emanato un’ordinanza con la quale ha inteso limitare le audizioni musicali nel solo centro storico. Un atto che, pur comprendendo l’intero periodo estivo, è stato reso esecutivo soltanto a metà agosto. Come giudica questa circostanza?

«Sono convinto che questa ordinanza sia stata emessa non tanto per regolamentare il livello di inquinamento acustico nel centro storico, quanto per una vecchia querelle esistente tra il primo cittadino e qualche esercente commerciale della zona».

Secondo lei si tratta di uno “sfregio” dovuto anche a motivi di natura squisitamente politica?

«Io credo che sia un contrasto determinato da interessi storici e familiari da parte del sindaco e qualche proprietario o gestore di attività che insistono nel centro storico del paese. In passato sono stati assunti provvedimenti simili da parte dell’amministrazione. Infatti se non erro tempo fa fu approvata una delibera del genere. Io sono sempre dell’idea che se Forio è un posto turistico, bisogna cercare di offrire ai turisti tutto, anche il divertimento, ovviamente entro determinati limiti. Le attività commerciali a Forio soffrono tutto l’anno, e forse l’estate è l’unico periodo che permette alle stesse di sopravvivere. Se oggi limitiamo la musica, che è una forma di intrattenimento specialmente la sera, credo che c’è ben poco da poter offrire ai turisti. In tutti gli altri paesi, in tutte le altre città le posso assicurare che anche nei centri storici ci sono attività commerciali che irradiano musica senza poi del resto inquinare acusticamente più di tanto. E a Forio non credo che si superino i limiti. Ridurre ulteriormente quelli che già ci sono è motivo di mera ripicca personale».

Ritornando alla politica, lei fu tra i primi che contestò apertamente la votazione del bilancio, sostenendo che l’atto era stato approvato in maniera illegittima. Per quale motivo ha deciso di non perorare il ricorso al Tar e il successivo atto di diffida al Prefetto presentati dal consigliere Stani Verde?

«Per quanto riguarda il bilancio, devo chiarire una cosa. Io sono stato il primo a sostenere che esso è stato approvato in maniera illegittima. Lo dissi in consiglio comunale e la sera stessa, con un mio post su Facebook dal titolo “Il dado è tratto”, sostenni che l’amministrazione aveva fatto un clamoroso autogoal in quanto aveva creato i presupposti per andare a casa. Il fatto che io non abbia ancora fatto un ricorso al Tar non significa che non lo farò in futuro».

Io però le ho posto una domanda diversa: perché lei ha deciso di non affiancare Stani Verde e sposare la sua iniziativa?

«Non è che non ho sposato l’iniziativa. Io dissi che avrei fatto ricorso al Tar, così come confermo che l’ho fatto. Tra me e Stani Verde non ci fu in quel momento un’intesa su come presentare il ricorso, da chi farlo presentare e quando presentarlo».

Lei ha letto il ricorso di Stani Verde?

«Sì. Tuttavia ritengo che il ricorso vada fatto dai cittadini, perché ho l’impressione che il consigliere comunale non sia tanto legittimato a presentare il ricorso avverso l’approvazione del bilancio. Infatti, la conseguenza di un’eventuale sentenza favorevole al ricorso comporterebbe lo scioglimento del consiglio comunale».

Nelle ultime settimane ha tenuto banco il caso Parpinel. Come vive questa situazione? Come un mero tradimento o ritiene che ci sia la volontà da parte della sua ex collega di affrontare un nuovo percorso politico alternativo a “Gente Comune”?

«La decisione della Parpinel non è tanto legata a un aspetto politico, perché non so lei cosa pensi politicamente. È legata ad altro, e la cosa più brutta è quella di mischiare un aspetto di natura privata con uno di natura politica. Non le nascondo che quando furono stilate le liste, nelle stesse furono inserite persone che esprimevano una certa fiducia nei miei confronti e delle quali mi fidavo a mia volta. Quelli che sono i valori che esprime “Gente Comune” evidentemente non sono gli stessi della Parpinel, che forse alcuni non li conosce nemmeno. Da leader politico ho sostenuto oltremisura la Parpinel, anche quando la stessa ha fatto una serie di “stupidaggini”. Oggi non mi interessa quello che fa la Parpinel: sono convinto, infatti, che la Parpinel non sia capace di fare assolutamente nulla. Qualcuno mi potrebbe legittimamente chiedere a questo punto perché io abbia deciso di inserirla nella mia lista. L’avevo considerata una persona che forse, sotto alcuni aspetti, poteva avere determinati valori, ma mi sono sbagliato».

Tra qualche mese inizierà la pre-campagna elettorale che ci condurrà alle amministrative del 2018, anche se già adesso cominciano a intravedersi le prime alleanze. Cosa dobbiamo attenderci?

«Ci saranno sicuramente sempre i soliti giochetti di quelle persone che pensano di poter muovere i fili da dietro le quinte, dalle quali spunteranno candidati a sindaco e alleanze tra persone che molto probabilmente non condividono nulla. Credo che Forio, sotto questo aspetto, dimostri di essere un paese cristallizzato negli anni addietro e dove si fa sempre la stessa politica. L’auspicio è che possa esserci un cambiamento che parta dai giovani, che devono impadronirsi di quello che è il loro territorio e che soprattutto devono tutelare veramente i propri interessi, pensando che il futuro è nelle loro mani e non in quelle dei vecchi».

Allo stato dell’arte, secondo lei ci sono i presupposti per il terzo mandato di Franco Regine?

«Tutto è possibile, perché Franco Regine può tranquillamente ricandidarsi, è una sua scelta. Franco Regine credo sia il passato, Franco Regine rappresenta il fallimento di un’amministrazione. Un fallimento che è ben descritto dalla stessa situazione in cui oggi viviamo, ovvero dal fallimento della Pegaso, dal destino della Torre Saracena, del porto e di tutte le attività produttive del territorio, dall’aumento della disoccupazione e dalla povertà del popolo foriano. Pensare di poter andare a ripescare Franco Regine che è stato l’artefice di tutto questo significa che i foriani hanno capito ben poco».

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button