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Niente ambulanze con pazienti sui traghetti, la fumata bianca è in “alto mare”

La normativa che tutela i passeggeri allo stesso tempo penalizza i malati, in un corto circuito normativo complesso. Il nostro “focus” con opinioni e possibili soluzioni

Che l’isola d’Ischia, così come gli altri territori circondati dal mare, siano zone disagiate per lo status di insularità è evidente a tutti e la constatazione più amara avviene quando a pagarne le conseguenze sono le fasce più deboli, come le persone che hanno necessità di assistenza medica al di fuori dell’isola. Queste persone per raggiungere la terraferma devono necessariamente utilizzare attrezzate ambulanze. Bisognosi di cure, sofferenti, ma non abbastanza da poter usufruire dei mezzi che scattano in caso di emergenza, i malati che si recano presso i presidi sanitari della terraferma per trovare beneficio e sollievo per le proprie malattie – malati sì, ma non in stato di impellente pericolo di vita –  sono costretti a subire un ulteriore calvario che acuisce pene e sofferenze. Il problema è semplice: la normativa che regola il trasporto pubblico via mare impedisce la presenza di persone nel garage dei traghetti. Le compagnie sono costrette a controllare che non vi sia alcun passeggero che non rispetti questa norma, pena pesanti sanzioni comminate dalla Guardia Costiera. Le compagnie così si adeguano e i malati che viaggiano in ambulanza sono quindi costretti a salire nella sala passeggeri. Per quelli che non riescono non c’è alternativa. Le compagnie di navigazione non possono fare altro che rispettare le norme ed ecco che ciò costringe i capitani a vietare l’imbarco delle ambulanze.

Una situazione paradossale, figlia di normative pensate per salvaguardare i passeggeri, tutti, ma che non ha tenuto conto di un fattore determinante: il naviglio che serve il golfo di Napoli non è adeguato al trasporto di persone con disabilità o bisognose di cure. Presso il Molo Beverello fa bella mostra di sé un cartello che ricorda come l’Aldebaran, il catamarano in forza alla flotta della Caremar, non ha i requisiti per ospitare persone che si muovono su sedie a rotelle. E chi invece si trova a dover muoversi con l’ambulanza dalle isole verso la terraferma si troverà quasi sicuramente piantato a terra.  Il divieto di rimanere nell’area di sosta adibita alle sole autovetture serve a evitare che si possano ripetere incidenti, anche mortali, che hanno macchiato nel tempo i trasporti marittimi negli ultimi anni.

Al divieto di imbarco è scattata la protesta di Rosa Iacono, Rappresentante dell’Associazione Disabili Isola d’Ischia, che ritiene la situazione paradossale. “A noi isolani, – ha scritto Rosa Iacono in una nota inviata al presidente della Repubblica Mattarella, al Ministro dell’Interno Matteo Salvini – non resta che morire e tutto questo sotto gli occhi e l’indifferenza delle autorità locali che nulla hanno fatto per risolvere la problematica accennata”. Anche i Verdi si sono attivati dichiarando che tale atteggiamento, seppur supportato dalla legge, provoca un’immediata lesione del diritto alle cure del malato, assolutamente predominante. Tale vulnus andrebbe risolto dal legislatore ma nelle more occorre trovare una soluzione immediata per gli ammalati».

La consigliera regionale Maria Grazia Di Scala, riconosce che il problema è serio e spinoso. La normativa c’è ed è stata realizzata a tutela dei passeggeri. Credo – ha sottolineato la rappresentante isolana agli uffici del Centro Direzionale – che il vero problema sia il naviglio che deve essere necessariamente riveduto e modificato per consentire ai passeggeri bisognosi di poter effettuare un viaggio nel massimo della comodità di cui una persona sofferente ha bisogno. Ideale – propone Maria Grazia Di Scala – sarebbe istituire nel salone passeggeri una zona di rispetto, magari coadiuvata da ascensori capaci di trasportare barelle. Una soluzione che potrebbe anche venire incontro alle persone che si recano a Napoli per effettuare cure chemioterapiche e che avrebbero bisogno di maggiore privacy una volta saliti a bordo, magari con una saletta, anche di pochi posti, dove poter trovare riservatezza e conforto.

Intanto Rosa Iacono non molla e di fronte a una situazione davvero spinosa, in mancanza di una soluzione pratica promette anche estreme manifestazioni di dissenso come o sciopero della fame. Va ricordato che i numeri della popolazione delle isole di Ischia e Procida supera le 70.000 unità e purtroppo alcune di queste persone hanno necessità di cure che non è possibile ottenere sul nostro territorio. Sono decine e decine i casi di persone che hanno necessità di spostarsi sulla terraferma con ambulanza per ottenere l’assistenza necessaria, decine di persone destinate quindi, allo stato attuale, ad aggiungere disagio a sofferenza.

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“L’argomento è molto delicato – puntualizza il primo cittadino di Lacco Ameno Giacomo Pascale – e non è affatto vero che i sindaci rimangono a guardare con le mani in mano. C’è una norma che impedisce ai passeggeri di rimanere negli spazi dedicati alle autovetture, che esiste per garantire l’incolumità dei passeggeri stessi. Immaginate un incendio a bordo o una vettura che si ribalta a causa del mare mosso proprio quando magari a bordo c’è una persona in autoambulanza. Una situazione di potenziale pericolo che non possiamo correre. Nemmeno è possibile pensare di lasciare a terra persone che hanno necessità di tornare a casa – precisa il primo cittadino di Lacco Ameno – ad ogni modo domani in Prefettura, dove siamo chiamati per trovare una soluzione al problema di villa Mercede, parleremo anche di questo, per comprendere s e ci sono i presupposti per una deroga”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Cudas (Comitato Unitario per il Diritto alla Salute) con una nota dai contenuti chiari e perentori: “Continuano ad arrivarci segnalazioni di pazienti isolani da trasportare in ambulanza sia dall’isola in terraferma che viceversa ai quali è negato l’imbarco. Viaggi necessari, che sono diventati improvvisamente impossibili per un divieto che si configura come un gravissimo e intollerabile motivo di disagio per l’utenza isolana e come la negazione del diritto alla mobilità e alla continuità territoriale. Una novità tanto più inaccettabile, perché riguarda spostamenti per motivi sanitari. Come Cudas Ischia, manifestando forte preoccupazione per la situazione e profondo dissenso verso scelte che penalizzano le esigenze di chi già subisce pesantemente la condizione dell’insularità, assicuriamo pieno sostegno alla battaglia intrapresa dalla signora Rosa Iacono, che vede una crescente mobilitazione anche a Procida e a Capri. Urge che la questione sia affrontata nelle sedi opportune e risolta, perché ha già prodotto fin troppi disagi e non può essere sopportata oltre. Confidiamo in una forte iniziativa congiunta dei rappresentanti delle comunità di tutte e tre le isole”.

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