Ai ragazzi di Nisida si insegna a gestire la rabbia e l’aggressività

DI GUIDO INVERNIZZI
Napoli fa da apripista nel sistema penitenziario minorile italiano. Venerdì 6 febbraio, nei saloni di Palazzo Ischitella a Napoli, sarà presentatoil progetto di intervento basato sulla DialecticalBehaviorTherapy (DBT) per adolescenti: ideato dalla Fondazione I Figli degli Altri e dalla sua Presidente, la psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio, e realizzato, per la prima volta in Italia, nell’Istituto Penale Minorile di Nisida,dove il team di psicologi, capitanato dalla Cappelluccio, ha già realizzato un primo ciclo di incontri, terminato lo scorso luglio, ed è attualmente impegnato con il secondo. Il progetto, che sarà duplicato anche i 4 paesi dell’Unione Europea ( Francia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca) sarà illustrato nel corso del Convegno dal titolo“Nisida: oltre le mura. Prevenzione, educazione e cura del disagio giovanile”che si terrà venerdì 6 febbraio, a partire dalle ore 10, nei saloni di Palazzo Ischitella, in Via Riviera di Chiaia, 270 a Napoli.
Nel carcere minorile di Nisida, la scorsa primavera, la Fondazione ha attuato un percorso strutturato in24 incontri, rivolti a 15 detenuti di età compresa fra i 15 e i 24 anni, efinalizzato a lavorare sulla regolazione emotiva, la gestione della rabbia e dell’impulsività, la tolleranza alla frustrazione e lo sviluppo delle competenze relazionali. Su richiesta degli stessi detenuti, che ne hanno tratto significativi benefici, il progetto è ripartito lo scorso mese di settembre e si concluderà nella primavera 2026. Durante il convegno saranno analizzati il fenomeno del disagio giovanile e della devianza minorile, alla luce dei dati clinici e delle osservazioni raccolte, illustrando come un modello terapeutico-educativo integrato possa contribuire alla prevenzione della recidiva e favorire il reinserimento sociale dei minori autori di reato. L’Istituto Penale Minorile di Nisida ospita, attualmente, circa 75 detenuti: ragazzi giovanissimi che hanno alle spalle reati gravi, a volte molto gravi, ma che stanno imparando a riconoscere e gestire emozioni profonde e represse, come la rabbia e l’aggressività.
“ La scorsa primavera – spiega Rosetta Cappelluccio – quando siamo entrate , in punta di piedi, nelle aule di Nisida, i ragazzi erano molto diffidenti. Il carcere, ed in particolare quello minorile, è un luogo di iper-controllo e deprivazione, poco favorevole alla co-regolazione affettiva. Per noi terapeuti, è stato fondamentale, durante gli incontri con i detenuti, creare dei rituali iniziali e finali: dal saluto alla scelta di una parola semplice. Abbiamo messo in contatto le loro emozioni, nascoste, con le nostre, lasciandole confluire in un gesto, spesso sottovalutato, come l’abbraccio. Che ha dato tanto a loro quanto a noi”. Durante la giornata di lavori sarà avviato un confronto interdisciplinare tra magistratura, professionisti della salute mentale, educatori, Istituzioni ed enti del Terzo Settore, con l’obiettivo di estendere il modello sperimentato a Nisida anche a scuole e comunità, come strumento di prevenzione della violenza e di promozione della regolazione emotiva negli adolescenti a rischio.




