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No all’ambulanza a bordo, anche Caremar nega l’imbarco alla Croce Rosa

È l’ennesimo caso, che manifesta il gravissimo problema del trasporto dei pazienti impossibilitati a raggiungere i saloni-passeggeri, come prescrive la legge

Eravamo stati facili profeti. Anche ieri è nuovamente accaduto, ed è la quarta volta: un paziente diretto a Napoli per alcuni accertamenti ed esami medici si è visto negare l’accesso a bordo di un traghetto perché impossibilitato ad abbandonare l’ambulanza e a raggiungere i saloni-passeggeri dell’imbarcazione.

E anche stavolta la sacrosanta esigenza del malato si scontra con l’applicazione di una norma che vieta a chiunque, quindi pure i pazienti in ambulanza, a rimanere nel vano-garage della nave, per motivi di sicurezza. Dopo la Medmar, anche la Caremar ha ora iniziato ad applicare tale norma senza più eccezioni per i pazienti bloccati a bordo del mezzo del 118. ): la legge, infatti, prevede che durante la navigazione nessun passeggero possa restare nei garage di navi chiuse. I passeggeri possono solo transitare a nave ferma o una volta in porto, in altri momenti addirittura le porte di accesso al garage stesso devono rimanere chiuse. A riguardo c’è un decreto, il numero 25 del febbraio 2018, che non lascia dubbi a interpretazioni. Così come una recente circolare del Ministero dei Trasporti che sottolinea che “è stato segnalato a questa amministrazione il progressivo diffondersi sul mercato della formula del ‘campeggio a bordo’ su navi passeggeri ro-ro di bandiera italiana e straniera” e a riguardo risponde in maniera categorica ricordando pure una circolare che spiega come “… ai passeggeri non deve essere permesso di accedere alle seguenti aree: ponte di comando, sala macchine, aree di manovra nella zona di prua e di poppa, locali e compartimenti adibiti al carico, locali di servizio, ponti garage quando la nave è in navigazione”.

Comprensibile la rabbia di Rosa Iacono, dell’associazione disabili dell’isola d’Ischia, che insieme ai suoi collaboratori ha dato sfogo alla frustrazione contro l’atteggiamento delle Compagnie di navigazione, anche tramite striscioni di protesta esposti sulla banchina, proprio di fronte alle imbarcazioni “colpevoli” di rifiutare il trasporto di pazienti verso i luoghi di cura in terraferma. Una protesta che si estende anche contro le amministrazioni isolane, accusate di “dormire” mentre vanno in scena tali ingiustizie. La soluzione, come detto, appare difficile, a voler essere eufemistici.

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