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«Noi sfollati del Monte Vezzi privati dei soccorsi del 118»

di Sara Mattera

Ischia. Delle vicenda del monte Vezzi e dei suoi sfollati ne abbiamo parlato in più di un’occasione. Lo scorso 30 aprile è, infatti, ricorso l’anniversario della violenta frana che, nel lontano 2006, causò la morte di quattro persone, Luigi Buono e le sue tre figlie, che vennero travolte da fango e  dai detriti venuti già dalla collina a causa di uno forte nubifragio.

Un triste capitolo  questo, per la nostra isola e che, purtroppo, si protrae da lunghissimo tempo con gli sfollati del Monte Vezzi che vivono nei container di Via Michele Mazzella tra scatoloni di metallo, bagni con dispersione di corrente elettrica, spazi ristretti e perfino topi.  E,  più volte, anche attraverso le pagine del nostro quotidiano, vi abbiamo dato testimonianza delle condizioni deplorevoli in cui vivono gli ex abitanti del Monte Vezzi che, da dieci anni, attendono che le amministrazioni competenti prendano seri provvedimenti e diano loro abitazioni che possano definirsi  tali.

Il tragico episodio del 2006 continua, infatti, a ripercuotersi sulle vite degli sfollati di via Arenella che devono fare i conti con le conseguenze della violenta frana. E, oggi più che mai, con gli acciacchi dell’età che avanza per alcuni di loro, l’aspetto più grave di questa vicenda è che, in caso di emergenza, chi abita nei containeir di via Michele Mazzella, rischia di non avere adeguati soccorsi. Proprio come è accaduto nella tarda serata di martedì, quando uno degli sfollati del Monte Vezzi ha accusato un malore per il quale è stato necessario il trasporto all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno. Un trasporto al quale, però, non ha potuto provvedere l’ambulanza, bensì la moglie Carla Lauro.

A causa della ristrettezza dei container, gli operatori del 118, infatti, sono impossibilitati a prestare i soccorsi adeguati a chi vive all’interno di essi, non essendoci abbastanza spazio per far passare un’eventuale barella. «L’ambiente in cui viviamo – ci racconta la stessa Carla Lauro – è così ristretto che neppure le barelle dei soccorsi riescono a passare.  Se qualcuno si sente male e deve essere trasportato sull’ambulanza non  è possibile».  E difatti, al nosocomio lacchese il marito di Carla è arrivato con l’auto della donna e non con i mezzi del pronto soccorso. «Fortunatamente – prosegue Carla – ero in casa e mi sono accorta in tempo che mio marito si stava sentendo male. Era ancora lucido e riusciva a camminare. Quindi l’ho caricato io stessa in auto e l’ho portato all’ospedale. Se, però, avesse perso conoscenza, sarebbe stato davvero complicato trasportarlo fuori di casa su di un’ambulanza. Se malauguratamente qualcuno degli sfollati di Monte Vezzi accusasse un malore, non c’è neppure la possibilità di potergli prestare adeguati soccorsi!».

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Un episodio questo accaduto ai due sfollati  del Monte Vezzi davvero grave e che, purtroppo, non è unico nel suo genere. Il marito di Carla, infatti, ha  problemi di salute – aggravatisi anche a causa della difficile situazione in cui è stato costretto a vivere in questi dieci anni. Accade, quindi, ormai, sempre più frequentemente che l’uomo accusi dei malori e che Carla debba trasportarlo con urgenza in ospedale  da sola, con la propria auto, ben consapevole,  ormai, che  barelle del 118 non possono passare negli spazi ristretti del containeir.

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La situazione, insomma,  già deplorevole di suo, va peggiorando di anno in anno e, purtroppo,  gli sfollati del Monte Vezzi  ancora non vedono una via d’uscita.  Difatti, i vari  progetti, messo in cantiere dal Comune di Ischia per gli ex abitanti di via Arenella vedranno la luce non prima del prossimo anno e non prima di aver risolto problemi burocratici di varia natura. Ricordiamo, infatti, che l’amministrazione dl Comune di Ischia ha in cantiere la costruzione di 19 appartamenti a Campagnano e interventi  di messa in sicurezza in via Arenella, i cui lavori, purtroppo, non cominceranno prima del prossimo inverno.  Mentre , quindi, si attende lo sblocco di questa lenta macchina burocratica, gli sfollati del Monte Vezzi continuano a vivere in situazioni  sempre più deplorevoli, privati  perfino della possibilità di essere soccorsi dal 118, in caso di necessità e ricordati dalle varie autorità soltanto, a quanto pare, in occasione degli anniversari del tragico episodio. «Purtroppo – conclude Carla – la nostra situazione è questa. Ci hanno messo qui dentro e si sono dimenticati di noi»

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