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Non c’è lutto che tenga, sulle strade isolane si susseguono le corse clandestine

Mentre ancora si piange l’ennesima vittima di incidente stradale, sull’isola si continua a correre a folle velocità nelle ore notturne: e spesso si rischia davvero grosso

La verità è che le tragedie non ci insegnano nulla. Che gli appelli alla responsabilità cadono nel vuoto con una facilità disarmante. A pochi giorni dall’ennesimo incidente mortale che ha scosso le coscienze di molti, uno zoccolo duro di incivili rimane immune ad ogni tipo di richiesta di moderazione. A seguito dell’incidente che ha strappato prematuramente la vita di Francesco Taliercio si torna a correre nelle strade dell’isola. Nonostante stiano ancora riecheggiando i lamenti di disperazione di familiari e amici che hanno visto dissolversi la vita di “Enk” in una curva che adesso è adornata di fiori e dolore,  il rombo dei motori squarcia la tranquillità isolana con disarmante puntualità facendo correre nelle strade paura e apprensione. A nulla sono valse le serrande abbassate, le bandiere a mezz’asta, il lutto cittadino e l’emozionante fiaccolata notturna che ha illuminato la notte di Lacco Ameno in un caloroso abbraccio d’addio rivolto al giovane che si è visto strappare la vita per un incidente stradale che si poteva e doveva evitare.

Oggi si torna a parlare di prevenzione, di autovelox nelle strade, di cultura della buona guida, ma la realtà, nuda e cruda, è che l’attrazione irresistibile per l’alta velocità è dura a morire. Al calare della sera, neanche troppo tardi, le strade dell’isola diventano un circuito di Formula 1. Il rombo delle autovetture, probabilmente truccate, diventa una colonna sonora spaventosa che abbraccia un’area di diversi chilometri quadrati. Succede soprattutto nel week-end, ma capita anche nei giorni infrasettimanali. Non appena il traffico veicolare cala, le auto iniziano a sfrecciare a tutta velocità tra curve e tornanti semi-deserti, ma non del tutto. Gli automobilisti spaventati che dichiarano di essere stati protagonisti di incontri ravvicinati con autoveicoli in corsa lanciati “a tavoletta” non sono più una rarità. C’è chi ha sottolineato, ancora scosso dall’avvenuto, che il rischio di impatto si è evitato solo per il sangue freddo di chi alla guida ha saputo scostarsi in tempo, evitando i rischiosi sorpassi a tutta velocità effettuati dai piloti clandestini.

Che sta succedendo nelle strade isolane? Cosa, soprattutto, accade nella mente di chi per avere una scarica di adrenalina ritiene di poter mettere a repentaglio la vita di chi usa le strade semplicemente per raggiungere la propria meta, lentamente e rispettando il codice della strada? Ieri a diventare una pista dove lanciare le autovetture a folle velocità sono state le strade di Barano. Nelle curve dei maronti e poi ancora al Testaccio, Piedimonte e poi la Molara fino ad arrivare all’invitante rettilineo della sopraelevata, diverse autovetture si sono lanciate a velocità elevatissima, bel al di sopra del limite che sull’isola, dappertutto, si ferma a 50 km/h.

Le testimonianze dei cittadini in apprensione non si contano. C’è chi dichiara di sentire più motori un po’ tutte le sere lanciarsi in gare di velocità senza senso che portano vetture abitualmente costrette nei limiti a sfrecciare “a tutta birra” nelle curve di Barano che a quella velocità, complici anche i cantieri dei lavori di metanizzazione che si stanno ultimando, rendono ogni accelerata clandestina una sfida alla morte. Il tutto avviene mentre nei tornanti di Sant’Alessandro si è appena aggiunta l’ennesimo mazzo di fiori a ricordare l’ultima vittima della strada. Un ricordo per amici e familiari, ma non certo un monito per chi non ha nessuna intenzione di rinunciare all’alta velocità. Costi quel che costi.

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Un commento

  1. Io inizierei col mettere dissuasori su tutti i rettilinei della SP270, certo rimarrebbero le strade secondarie ma intanto ci sarebbero 30Km (tra l’altro i più desiderati) in meno da controllare. Ci sono state decine di vittime ma nessuno si è mai mosso. Mai. Ci sarebbe da farsi delle domande

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