«Non è più il tempo dell’improvvisazione»
Le nuove frontiere del turismo isolano, le prospettive di sviluppo del territorio, la frammentazione e le divisioni che rappresentano un ostacolo: “microfono” a Domenico De Siano, imprenditore e consigliere comunale di Lacco Ameno. Non manca una panoramica sulle elezioni regionali e un “occhio” alla sua Lacco Ameno. E poi…

Partiamo dal bilancio di questa stagione turistica. Per la prima volta, negli ultimi due o tre anni, sembra che l’isola stia progressivamente abbandonando il turismo di massa per puntare, invece, su un turismo di qualità. Sono solo segnali, forse ancora deboli, ma visibili. Dal suo osservatorio privilegiato di imprenditore, qual è la sua percezione?
«Indubbiamente, dopo il periodo del Covid, il turismo di massa – quello che un tempo caratterizzava soprattutto la bassa stagione – si è molto ridotto. Quel segmento oggi esiste in misura minore. Al contrario, abbiamo assistito a un incremento significativo del turismo straniero, e quando parlo di turismo straniero mi riferisco non solo all’Europa, ma anche ad altri continenti: America, Brasile, paesi del Nord Europa come la Francia e l’Inghilterra. È un fenomeno che cresce anno dopo anno, e che si accompagna a un aumento sensibile del turismo di qualità. È un segnale incoraggiante: l’isola sta attirando un pubblico più attento, esigente e disposto a investire in esperienze di valore».
Quanto siamo pronti ad accogliere questo nuovo tipo di turismo e, soprattutto, quanto resta ancora da fare?
«È una domanda cruciale. Le strutture alberghiere che intendono intercettare questo segmento devono adeguarsi sempre di più. Oggi la qualità dei servizi è determinante. E non mi riferisco soltanto agli hotel: parlo dell’intera filiera dell’accoglienza, dalla ristorazione alle attività di intrattenimento, dai trasporti all’offerta culturale. Tutto deve crescere in qualità, professionalità e capacità organizzativa. Ma non basta: anche la politica deve fare la propria parte. Serve una regia pubblica capace di dare indirizzo e visione strategica, come avviene in altre realtà italiane che hanno saputo costruire modelli vincenti: penso alla Costiera Amalfitana, a Capri, a Sorrento, ma anche a località come il lago di Como o Taormina. Sono mete che hanno saputo valorizzare il proprio potenziale con coerenza e continuità, e noi non abbiamo nulla da invidiare loro».
«Le strutture non possono crescere all’infinito, dobbiamo diversificare l’offerta. L’isola ha tutte le potenzialità per accogliere diverse tipologie di ospiti. La chiave è stabilire insieme, pubblico e privato, come farlo, quando farlo e con quali regole. La programmazione è tutto».
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Lei è anche imprenditore in Costiera Amalfitana. Cosa potremmo importare da quel modello di turismo e in che cosa, invece, l’isola è ancora distante anni luce?
«L’ho detto prima: la chiave è l’offerta dei servizi. Dev’essere un’offerta di qualità, completa, integrata. A Ischia abbiamo tante eccellenze, realtà imprenditoriali di grande livello, ma che spesso operano in modo isolato, ciascuna per conto proprio. Ci manca la capacità di fare squadra.
Serve un progetto comune, e credo che il motore di questa operazione debba essere la politica locale, capace di coordinare e dare impulso a un’azione collettiva. Senza una visione condivisa, ogni sforzo rischia di restare frammentato».
Tuttavia, la politica isolana sembra spesso più divisa che unita, e questo genera una sorta di corto circuito…
«È vero, purtroppo è così. Io credo che la politica dovrebbe essere il punto di partenza per creare coesione, non divisione. Ma la realtà è diversa, e questo lo paghiamo sotto tutti i punti di vista: in termini di quantità, di qualità e di opportunità economiche. Ed è un peccato, perché, lo ribadisco, la nostra isola ha tutte le carte in regola per offrire un turismo di livello superiore. Ci manca solo la capacità di metterci insieme e lavorare in un’unica direzione».
Se dovessimo racchiudere in una sola formula la “ricetta Desiano” per il turismo ischitano, quale sarebbe?
«Semplice: fare squadra, pubblico e privato insieme. Solo così si può costruire un modello sostenibile e competitivo».
«Conosco il commissario Legnini, è una persona preparata e perbene. Tuttavia, il suo ruolo è stato quello di un “supersindaco” non eletto, ma nominato dall’alto. Ha distribuito risorse importanti ai Comuni più colpiti, ma queste decisioni sono state prese senza un’investitura popolare. Non è una critica personale, è una constatazione»
Il turismo straniero cresce, quello italiano diminuisce. È vero che oggi la ricettività dell’isola non è più adeguata?
«L’ho sempre sostenuto. La ricettività attuale è quella che è: le strutture non possono crescere all’infinito, ma possiamo e dobbiamo diversificare l’offerta. Dobbiamo proporre un ventaglio ampio, che vada dall’extralusso al turismo di fascia media e a quello economico. L’isola ha tutte le potenzialità per accogliere diverse tipologie di ospiti. La chiave è stabilire insieme, pubblico e privato, come farlo, quando farlo e con quali regole. La programmazione è tutto».
Cambiamo tema e parliamo di politica. Le elezioni regionali si avvicinano: le liste sono ormai definite e i nomi principali in campo sono quelli di Fico e Cirielli. Che idea si è fatto di questa nuova mappa politica e delle prospettive del voto?
«Le elezioni, come sempre, vanno fatte e vinte sul campo. Il centrosinistra ha costruito un’operazione di cosiddetto “campo largo”, un accordo nazionale che si riflette a livello regionale, dividendo i territori e portando avanti una strategia condivisa. Si fanno forti della quantità e della qualità delle liste. Il centrodestra presenta un buon candidato, una persona seria e stimata, ma parte svantaggiato. In Campania, storicamente, si vince solo se il centrosinistra decide di non voler vincere. Hanno una struttura radicata, controllano la città di Napoli e hanno messo insieme un fronte ampio, che va da Mastella fino all’estrema sinistra. È un’operazione politicamente articolata».
Martedì sarà presentato il piano di ricostruzione. Come valuta l’operato del commissario Legnini in questi anni? Molti sostengono che il piano sia stato calato dall’alto, senza un vero confronto con il territorio.
«Conosco il commissario Legnini, è una persona preparata e perbene. Tuttavia, il suo ruolo è stato quello di un “supersindaco” non eletto, ma nominato dall’alto. Oggettivamente, sul fronte della ricostruzione si è fatto ancora poco, e non solo per sua responsabilità: le norme, la burocrazia, i vincoli amministrativi hanno rallentato tutto. Va riconosciuto che ha distribuito risorse importanti ai Comuni più colpiti, come Lacco Ameno, Casamicciola e Forio, ma resta il fatto che queste decisioni sono state prese senza un’investitura popolare. Non è una critica personale, è una constatazione: in un contesto democratico, chi gestisce interventi così rilevanti dovrebbe poter contare su un mandato elettivo. Ma, purtroppo, oggi in Italia tutto è possibile».
A proposito di “supersindaci”, torniamo a un suo vecchio cavallo di battaglia: il Comune unico dell’isola. È un’idea ormai tramontata?
«Io ci ho creduto allora e ci credo ancora oggi. Quando ero in Consiglio regionale mi sono battuto per il referendum, lavorando per abbassare il quorum del 50% necessario alla validità della consultazione. L’ho fatto convinto che fosse la strada giusta. Oggi, però, devo ammettere di essere un po’ disincantato. Temo che, culturalmente, la politica isolana, e mi ci metto anch’io, non sia ancora pronta per un’operazione del genere. E questo spiega anche perché non si sia mai arrivati nemmeno a un’unione dei servizi tra i Comuni. La storia recente dimostra che, invece di fare passi avanti, ne abbiamo fatti indietro, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo».
«Stiamo lavorando, insieme a un gruppo di amici e ai consiglieri di minoranza, per costruire una squadra credibile e alternativa all’attuale amministrazione. Credo che negli ultimi dieci anni Lacco Ameno non abbia dato il meglio di sé. Serve un cambio di passo, una visione nuova, concreta e condivisa»
Veniamo a Lacco Ameno. Tra qualche mese si tornerà al voto per le amministrative. Cosa sta accadendo sul fronte politico locale?
«Stiamo lavorando, insieme a un gruppo di amici e ai consiglieri di minoranza, per costruire una squadra credibile e alternativa all’attuale amministrazione. Credo che negli ultimi dieci anni Lacco Ameno non abbia dato il meglio di sé. Serve un cambio di passo, una visione nuova, concreta e condivisa».
Chi fa politica e impresa deve saper guardare lontano. Come immagina Lacco Ameno e l’isola tra dieci anni?
«Ricordo quando, nel 1980, iniziai la mia esperienza politica come consigliere comunale accanto al professor Mennella. Già allora c’erano problemi strutturali che, incredibilmente, sono gli stessi di oggi. Quando sono stato sindaco, dal 1997 al 2007, partecipavo con l’Associazione Albergatori a fiere internazionali, come quella di Berlino, per promuovere l’isola sul mercato tedesco, allora strategico. Gli operatori ci segnalavano le criticità che andavano risolte: infrastrutture, servizi, depurazione, collegamenti. Sono passati 25 anni, e quei problemi restano. Il mio auspicio è che nei prossimi dieci l’isola possa contare su una classe dirigente capace di spezzare questa inerzia, di risolvere definitivamente questioni che si trascinano da mezzo secolo, come quella del depuratore. Non possiamo permetterci di aspettare altri 25 anni».
Chiudiamo con una curiosità personale. Tra i tanti politici che ha conosciuto, qual è quello con cui ha legato di più e quello che proprio non riesce a digerire?
«Il politico con cui ho avuto un rapporto speciale è stato Silvio Berlusconi. Aveva un’empatia fuori dal comune, una capacità di comunicare e di coinvolgere le persone che non ho più ritrovato in nessuno. Quanto a quelli che non riesco a digerire, purtroppo ce ne sono diversi, ma se devo fare un nome dico Giuseppe Conte, il leader del Movimento 5 Stelle».










Non è nemmeno il tempo di ascoltare le menzogne che provengono da un personaggio politico come Domenico De Siano il quale ha sempre sostenuto il clientelismo elettorale (anche in altri comuni), i condoni di Berlusconiana Memoria i quali hanno creato gli abusi edilizi di cui tutti i vergognosi cittadini di ischia dovrebbero riflettere e la cultura secondo la quale ogni uomo deve sottomettersi a questi personaggi politici se vuole lavorare. MA CI FACCIA IL PIACERE E SE NE VADA DALL’ITALIA