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Non è una favola: c’era una volta San Martino

di PASQUALE BALDINO*

Lo scrive l’autorevole Giuseppe D’Ascia nella sua celebre “Storia d’Ischia” edita il 21 marzo 1864: – Dopo l’amministrazione religiosa e civile, veniva quella economica, la quale si basava sull’industria agricola e commerciale. L’industria agricola è stata il fonte di ricchezza di quest’isola e fra le diverse branche, quella delle viti – (pag.285). Dunque l’attività vinicola che riprese più feconda e ricca a partire dalla primavera del 1856 grazie alla solforazione portata a Ischia da tre contadini di Lipari: Gaetano, Giuseppe ed Antonio Sanfilippo “che ravvivarono un fetido ed appassito Lazzaro quotidiano, sollevando l’isola dalla più squallida delle miserie e l’arricchirono. Eppure gli ischioti furono ingrati con costoro negando la somma pattuita: Giuseppe Sanfilippo morì di crepacuore; gli altri due tornarono a Lipari più poveri di prima; l’isola si macchiò di questa colpa e la storia nascondere non l’ha potuto”(pag. 292-293). Sì, è una brutta cronaca sulla ricchezza delle viti nostrane e non solo, tanto che la ricorrenza di San Martino è una sorta di crocevia o capodanno nel calendario come ricordano ancora oggi alcuni proverbi radicati nella memoria: – “A San Martino ogni mosto è vino; a San Martino l’inverno è vicino; l’estate di San Martino; se il giorno della festa di San Martino è sereno, prepara legna e fieno “-. Ovviamente ci sono versioni a seconda delle regioni, come ”per San Martino la sementa del poverino”, ancora un adagio popolare molto antico e diffuso a sfondo religioso, perché abitualmente chi non ha soldi, semina tardi, in quanto non può permettersi grandi aiuti e, quindi, alla fine raccoglierà una ben misera messe. San Martino, infatti, nato nell’anno 316 nell’antica Pannonia (fra l’Ungheria e l’Austria) era stato chiamato così dal padre in onore del dio Marte per essere avviato come lui alla carriera militare e si racconta che in una notte d’inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante infreddolito, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò San Martino, oltre a essere il patrono dei militari, lo è anche dei pellegrini: “Ero forestiero e mi avete accolto”(Mt 25, 35). Condivisione. Ma anche due celebri poeti italiani si sono ispirati alla magìa della ricorrenza di San Martino: Giosue Carducci con “San Martino” del 1883 e Giovanni Pascoli con “Novembre” del 1891. Martino passò quasi venti anni nell’esercito, finché decise di congedarsi per ricevere il battesimo, quindi monaco evangelizzatore fondatore e Vescovo di Tours. Il proverbio più celebre che purtroppo l’effetto serra ricorda e ormai supera è che “L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochino”: un tempo era così nella tradizione popolare e religiosa, mentre adesso l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” sulla difesa ecologica dell’unica Casa comune è di fondamentale attualità e invita con urgenza a rivedere il rischio suicida della corsa speculativa e finanziaria al profitto e ai beni a danno degli altri!

*Pasquale Baldino – Responsabile e promotore diocesano dei Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (email: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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