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«Non ho discusso la tesi di laurea a causa del traghetto arenato a Procida»

di Sara Mattera

ISCHIA – C’era chi doveva prendere un aereo o un treno per tornare a casa o partire per una vacanza, chi doveva fare una visita medica in terraferma, chi doveva dare un esame all’università. Tanti i cittadini e i turisti che l’altro ieri sono stati costretti ad annullare e rimandare i propri impegni, dopo essere rimasti per cinque ore prigionieri sul traghetto Medmar. Martedì mattina, infatti, come riportato nell’edizione di ieri de “Il Golfo”, la nave Medmar con partenza delle ore 10.30 da Ischia Porto e diretta verso Napoli, è rimasta bloccata sul porto di Procida. Durante la manovra di attracco l’elica del traghetto, a causa del forte vento, è rimasta impigliata nelle funi di una piccola imbarcazione da diporto ormeggiata nei pressi della banchina procidana. Il mezzo ha rischiato così anche di travolgere una nave della Gestour. Un incidente che per fortuna non ha avuto drammatiche conseguenze, ma che non ha mancato di  causare un certo nervosismo da parte dei passeggeri che erano partiti, nonostante le pessime condizioni atmosferiche, perchè avevano necessità di portare a termine alcuni impegni e che invece sono rimasti bloccati sulla nave fino al primo pomeriggio, quando sono riusciti a scendere dal vettore grazie all’impiego di un cestello elevatore.

Proprio come accaduto a Piero Temante, un cittadino di Ischia che martedì avrebbe dovuto discutere la sua tesi di laurea in ingegneria, ma non ho potuto farlo. All’indomani della vicenda rimane, quindi, il pensiero che forse, le operazioni di soccorso avrebbero potuto essere gestite in maniera più celere, riducendo così anche i disagi per i passeggeri. «Non ho nulla da dissentire sull’equipaggio – ci  ha raccontato Piero – ha gestito tutto bene, anche le situazione di nervosismo. All’inizio, quando mare e vento erano molto agitati,  hanno fatto bene a farci restare fermi sulla nave. Tuttavia, penso che le operazioni di soccorso avrebbero potuto forse essere eseguite con maggiore anticipo. Io e un mio collaboratore abbiamo notato che c’era uno sportello che si apriva al lato della nave. E’ stato allora che abbiamo  proposto a chi di competenza di utilizzare un cestello elevatore. Non so se già qualcun altro avesse fatto questa proposta, so solo che ci hanno risposto che avrebbero provveduto a cercarlo. Dopo un’ora, infatti, è arrivato il cestello.  La cosa, insomma, è stata gestita con troppa lentezza.  Se avessero pensato al cestello molto prima, io avrei potuto discutere la mia tesi e come me molti altri avrebbero avuto meno disagi».  Allo sventurato Piero adesso toccherà  laurearsi nei prossimi mesi. Probabilmente a Dicembre o Gennaio. «Penso – ha proseguito Piero – che le compagnia di navigazione e chi dovrebbe gestire operazioni di soccorso su questo fronte, dovrebbero verificare meglio alcuni aspetti. Il capitano è stato certamente molto bravo nell’evitare il peggio e questo non possiamo non riconoscerlo, e ripeto sono d’accordo che  quando il mare era agitato hanno fatto bene a farci restare sulla nave, ma cosa sarebbe accaduto se fosse successo qualcosa di più grave?  Si dovrebbe pensare a far arrivare eventuali mezzi di soccorso, come in questo caso i rimorchiatori,  in maniera più celere .Quando il tempo si è calmato avrebbero potuto gestire le cose diversamente. Saremmo scesi dalla nave almeno due ore prima».

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