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«Non solo Covid. Adesso si pensi al futuro», l’sos di Luca D’Ambra

Per il presidente di Federalberghi: «Dobbiamo puntare sulla digitalizzazione, sul brand Ischia e bisogna aprire le porte al credito per rinnovare le nostre strutture. Altrimenti  non avremo speranza e siamo destinati a morire»

«Non possiamo e non vogliamo negare la tragedia del Covid. È sotto gli occhi di tutti e noi siamo i primi che ne stiamo pagando le conseguenze. Ma in questo momento in cui è ‘tutto fermo’, perché non pensare anche a programmare il futuro dell’isola in termini turistici?». A dirlo Luca D’Ambra presidente di Federalbeghi Ischia che parla di turismo e di quello che succederà nei prossimi anni sull’isola e non solo. «In questo periodo ho provato a parlare con vari sindaci ma non è stato possibile. Al momento nessuno riesce a pensare alla promozione ed al futuro dell’isola in termini turistici. Evidentemente dimenticano che il turismo è il nostro petrolio. E questo davvero è avvilente», spiega Luca D’Ambra. «Nella mia associazione ho un direttivo all’interno del quale ci sono persone che si stanno occupando dell’emergenza Coronavirus e di tutti di adempimenti consequenziali e poi ci sono altre persone che cercano di parlare di futuro e di programmazione». «Peccato – incalza il presidente di Federalberghi – che in questo momento non riusciamo ad avere interlocutori».

A breve Ischia si presenterà per la prima volta, seppur in maniera virtuale, alle fiere del lusso e la nostra isola. «Ma questo, probabilmente, – spiega ancora – i nostri amministratori nemmeno lo sanno. Vorrei un tavolo di discussione nel quale parlare e programmare al turismo del futuro. Il Covid prima o poi finirà e non possiamo e non dobbiamo farci trovare impreparati».

Il 2020 è stato ‘salvato’, se così si può dire, solo dal mese di agosto e parte di luglio. Ma il prossimo anno, come andrà? Al momento è impossibile fare previsioni «ma possiamo e dobbiamo partire dai dati impietosi di quest’anno per capire come ‘convivere’ con il Covid e che cosa fare nel futuro»,incalza ancora il presidente di Federalberghi. Le previsioni turistiche parlano di ripresa lieve nei prossimi anni. Solo nel 2024 potremo tornare ai numeri pre-Covid. «Ed allora – spiega D’Ambra – dobbiamo capire come fare per sopravvivere». È di ieri un rapporto di NYC&Company, l’ente che si occupa della promozione turistica della Grande Mela che analizza l’effetto della pandemia su New York e parla di una ripresa completa del turismo che potrebbe arrivare solo nel 2025. Un dato poco confortante per una città tra le destinazioni più popolari al mondo e che pone ulteriori pressioni sulla sua ripresa economica. Un discorso che, ovviamente, non vale solo per New York. Le conseguenze più preoccupanti della pandemia sono quelle sull’occupazione: solo ad agosto e solo per alberghi e ristoranti sono state autorizzate 44 milioni di ore di cassa integrazione, corrispondenti a 254mila mensilità a tempo pieno. Ancora più allarmante è quanto riportato nella relazione di accompagnamento al decreto agosto: da gennaio a maggio 2020 le assunzioni nei settori turismo e terme si sono ridotte dell’80% per i contratti di lavoro stagionale e del 60% per quelli a tempo determinato.

Durante il primo lockdown pressoché tutte le aziende del settore hanno dovuto sospendere l’attività per quasi tre mesi per legge o sono state costrette a reinventarsi l’attività. Solo gli alberghi avevano la possibilità di rimanere aperti ma, non avendo ospiti, molti hanno dovuto chiudere. Da marzo a maggio 2019 la media mensile dei lavoratori dipendenti nel turismo è stata di 1.262.921 unità. Di queste il 59,8% aveva contratti a tempo indeterminato, e quindi tutelata dal blocco dei licenziamenti, ma il restante 40,2% erano lavoratori con contratto a termine o stagionali. Chi ha visto scadere il proprio contratto difficilmente ha trovato altre occasioni d’impiego, specialmente all’interno del settore. Da qui un ulteriore elemento di preoccupazione: la dispersione di competenze e professionalità che rischia di impoverire il settore e compromettere le capacità di ripresa. Sebbene gli italiani non abbiano rinunciato del tutto alla vacanza ed abbiano avuto modo di scoprire meglio i propri territori, preoccupa l’approssimarsi dell’autunno. Con la riapertura delle scuole, la stagione estiva è ufficialmente conclusa e il settore non può sostenere i costi di un intero anno con i proventi di appena tre mesi di lavoro. Senza contare poi che mancano all’appello i turisti stranieri, cioè il segmento di mercato a maggior valore aggiunto in termini di spesa. Dall’esame dettagliato della situazione occupazionale del 2019, fotografata dal XII rapporto “Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo” redatto da Federalberghi e FIPE per conto dell’Ente Bilaterale Nazionale Turismo, si possono comprendere le enormi ricadute che l’emergenza Covid ha avuto e avrà.

«È evidente – spiega ancora Luca D’Ambra – che il mercato sia fermo. E non solo. Il turismo, in questo momento, è lontano». Per il presidente di Federalberghi Ischia «L’isola verde è una delle destinazioni più importanti d’Italia. Siamo stati protagonisti nel turismo e dobbiamo dare un segnale. Dobbiamo farci trovare pronti alla ripresa che vedrà una concorrenza spaventosa». Per Luca D’Ambra quindi «Bisogna patire dalla qualità. Dobbiamo migliorare la nostra offerta». Ed ancora: «Dobbiamo puntare sulla digitalizzazione, sul brand Ischia e bisogna aprire le porte al credito per rinnovare le nostre strutture».«Altrimenti – chiosa il presidente di Federalberghi Ischia – non avremo speranza e siamo destinati a morire».

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Ma chi li ha messi la a fare i dis(amministratori)?

Luigi Boccanfuso

Parole sante!Condivido tutte le riflessioni di Luca D’Ambra.Occorre aprire urgentemente un tavolo di concertazione tra il mondo dell’imprenditoria e le amministrazioni locali per programmare e pianificare le prossime stagioni turistiche.Questo grido di allarme dovrebbe mobilitare subito il sindaco del Comune pilota Enzo Ferrandino che invece è in tutt’altre faccende affaccendato……

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