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Non solo ricostruzione: i mille dubbi dopo il sisma

Il convegno sul dopo-sisma svoltosi sabato nei saloni dell’ex Capricho di Casamicciola ha prevedibilmente acceso un dibattito che si è prolungato per oltre un’ora dopo la conclusione dei relatori. La partecipazione del pubblico presente in sala, in vari casi personalmente coinvolto nel dramma del terremoto, ha fatto sì che molti dei temi oggetto delle relazioni venissero messi a contatto con la realtà quotidiana vissuta qui, sul territorio casamicciolese. Il professor Luongo, come avete potuto leggere nell’edizione di ieri, aveva invitato amministrazioni e cittadini a produrre una reazione più definita nei confronti delle necessità scaturite dal sisma, in pratica a prendere personalmente in mano il proprio destino prima ancora di rivolgersi alle varie istituzioni, mentre parallelamente si accendono gli interrogativi sul futuro della prima industria locale, quel turismo fortemente provato dal sisma non solo dal punto vista mediatico ma anche da quello materiale, con diverse strutture colpite: un’incertezza espressa durante il dibattito dall’architetto Gino Sannino.

Il sindaco Castagna ha invocato l’assistenza di chi detiene determinate conoscenze: «Dobbiamo acquisire l’esatta coscienza e dimensione di ciò che ci è capitato. Abbiamo bisogno di aiuto da chi, con diverse competenze, potrà dirci come come intervenire, come ricostruire e come comportarci in futuro. Non è importante ora rientrare immediatamente in casa, bensì pretendere che essa sia più sicura». Il professore Luongo dal canto suo ha ammonito: «Si tratta di scelte politiche. Mi addolora vedere che dopo due mesi non c’è un’idea precisa per il dopo-sisma. Senza voler creare inutili allarmismi, questo sisma mi ricorda non tanto quello del 1883 (che fu più forte), bensì quelli del 1828 e del 1881. Purtroppo i nostri modelli non possono riprodurre facilmente ciò che avviene nell’epicentro del sisma». Il consigliere di minoranza Arnaldo Ferrandino, ex primo cittadino di Casamicciola, ci è andato giù duro: «Sono letteralmente basito dall’inerzia delle sei amministrazioni isolane. Il G7 è stato una “copertura”, non un’ “apertura”, come invece è stato presentato. Le persone colpite dal sisma sono nella più completa incertezza», concludendo con un avvertimento fosco: «Queste persone potrebbero mettere in crisi l’economia isolana, con buona pace dei sindaci isolani».

Una signora tra il pubblico ha efficacemente illustrato l’inquietudine e gli interrogativi che serpeggiano tra gli sfollati: «Come fa il Governo a conoscere i desiderata della popolazione? Abbiamo perso tempo nel compilare schede che si sono rivelate inutili. Le voci si rincorrono, ma noi non veniamo mai informati, non c’è nemmeno un foglio affisso ai vetri con cui l’amministrazione spiega le operazioni in corso. Non ci interessa parlare di ricostruzione, se poi la nuova casa potrà cadere in testa ai nostri figli e nipoti. Nelle ultime estati c’erano state scosse sismiche ricorrenti con boati annessi, perché chi di dovere non ha studiato e spiegato la cosa?». Una necessità, quella di venire a conoscenza delle operazioni e dei rilevamenti portati avanti sul territorio, sostenuta anche dall’ingegner Antuono Castagna. A fronte delle rivendicazioni dei cittadini, il professor Luongo ha ribadito: «Va costituita una commissione tecnica, ma con un’idea progettuale precisa. E sono i cittadini, con la loro azione di sollecito, a dover condizionare tutti gli altri Comuni dell’isola: è inutile aspettare che essi si muovano autonomamente, altrimenti saranno loro a condizionare il destino dei cittadini».

È intervenuto il professor De Luca, che ha giudicato la situazione più delicata di quel che sembra: «Nelle dittature si poteva anche stabilire un’unica linea di condotta e realizzarla, ma in democrazia c’è da tener conto di varie esigenze, spesso in conflitto, e i tempi si allungano. Certo, possiamo dire con ragionevole certezza che se in futuro dovesse malauguratamente ripetersi il sisma, l’epicentro sarà sempre nella zona già colpita, ma tutto il resto non è di semplice interpretazione. In prospettiva di ricostruzione l’importante è porre attenzione a che le case siano realizzate bene, secondo lo stato dell’arte». Luongo ha risposto spiegando che la questione principale non è “mettere in sicurezza”, espressione imprecisa se non proprio errata, bensì abbattere i rischi il più possibile: «È una questione che dipende dalle risorse a disposizione, ma anche dai vincoli legislativi». Su una cosa, infine, tutti si sono mostrati concordi: «I sindaci si rechino a Roma compatti, per chiedere  e anzi pretendere la costituzione di un attrattore scientifico sull’isola d’Ischia».

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