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«Io, non vedente, vi racconto la mia impresa»

Alla fine se l’è portata a casa quella medaglia d’oro per lo stile rana, tanto desiderata e che ora è appesa alle pareti di casa sua insieme ad altri premi accumulati nel corso degli anni. L’ha conquistata bracciata dopo bracciata, gareggiando ad alti livelli competitivi con giovani provenienti da tutta Italia. Quasi non ci crede a questo risultato Giuseppe Pio Colella, il nuotatore ischitano classe ’99 che la scorsa settimana, insieme ad altri giovani di Ischia, ha partecipato alle finali nazionali di nuoto a Pesaro nel settore Propaganda. Primo nuotatore isolano non vedente e anche unico, quest’anno, ad aver gareggiato tra i normodotati a livello nazionale. Eh sì, perché alle gare di qualificazione di Portici, nonostante il mancato tesseramento alla Federazione Italiana Paraolimpici, per cause dipendenti a quanto pare anche dall’amministrazione del Comune di Ischia, Giuseppe ha ottenuto ugualmente la possibilità di gareggiare insieme ad atleti non diversamente abili come lui.  Un primato assoluto e decisamente significativo, frutto del suo grande impegno. «Sinceramente – commentano Giuseppe e il suo papà Salvatore, suo primo grande fan – non ce lo aspettavamo. Di norma avrebbe dovuto gareggiare con i paraolimpici, ma gli è stato consentito di partecipare alle gare come normodotato. Siamo molto contenti di questo».

Ed è davvero orgoglioso Salvatore Colella mentre guarda suo figlio, ancora frastornato dalla vittoria. Un ragazzo che ha fatto del nuoto una delle sue più grandi passioni e dell’acqua la sua più grande alleata. «Giuseppe – ci spiega il papà – è il terzo di un parto plurigemellare. Abbiamo portato lui e le sue sorelle in piscina a quattro anni. Imparò in così poco tempo a nuotare che rimasi quasi sorpreso». Ed è da allora che Giuseppe, campione anche di atletica, mette anima corpo in questa disciplina sportiva, supportato e allenato dalla sua affezionata istruttrice Agnese Trofa, fondatrice insieme a Lara Longo della Polisportiva L&A Asd e che lì, a Pesaro, è stata la sua guida e i suoi occhi. «Agnese è davvero una persona speciale. Tra lei e Giuseppe c’è sempre stato un bel feeling. È stata in grado di tirare fuori le sue potenzialità e di farlo arrivare dove è ora nonostante la possibilità di allenarsi sia stata poca. Quest’anno non posso negare che non ci siano stati alcuni problemi con la piscina, e per Giuseppe è stato difficile allenarsi adeguatamente».

Eppure, nonostante le difficoltà, il giovane campione non si è dato per vinto, e supportato anche dai suoi amici e compagni di squadra che lo hanno sostenuto fino alla fine è arrivato in nazionale, ottenendo l’inaspettata vittoria. Una vittoria che rappresenta un riscatto per tutti quei ragazzi diversamente abili dell’isola che spesso e volentieri, a causa della macchina amministrativa, hanno difficoltà a trovare spazi adeguati. «A volte – prosegue Salvatore – penso che forse la città potrebbe dare maggiori opportunità a ragazzi come Giuseppe. Qui sull’isola c’è una mancata cultura del disabile. Prima si fanno le cose, poi dopo essersi accorti di qualche mancanza, cercano di riparare all’errore». Ed è forse proprio per questo che Giuseppe, nonostante la medaglia in tasca, oggi resta con i piedi per terra. E quando gli chiediamo se spera di partecipare un giorno alle Olimpiadi, ci lascia un sì sospirato, come se per lui quel mondo così competitivo fosse ancora troppo lontano e irraggiungibile. In attesa di riprendere gli allenamenti a settembre, preferisce pensare all’estate che ha davanti a sé, alle piccole cose e al suo mondo. Un mondo fatto di sensazioni diverse, percezioni amplificate, causate dalla sua cecità che più che essere un limite è per lui diventato un punto di forza.

«Ricordo – ci racconta Salvatore con gli occhi che gli brillano – di una volta che andammo in una delle nostre gite a Nord. Stavamo camminando per strada e lui improvvisamente mi disse: “Papà, è appena passata l’auto come quella di mamma. E difatti quando mi voltai constatai che era davvero passata l’auto dello stesso tipo di mia moglie. Come fece a saperlo, non ne ho idea: so solo che lui  se ne era accorto.  Giuseppe è in grado di sentire arrivare una persona a metri di distanza e di isolare completamente un rumore da altri.  Resto sempre strabiliato. A volte va anche in monopattino e non so come faccia a sapere quando deve virare nella giusta direzione. Quando glielo chiedo, mi dice semplicemente che sente l’aria che cambia e sa quando deve girarsi».

Oltre il monopattino e il nuoto Giuseppe, grande tifoso del Napoli, ha anche una spiccata predisposizione per la musica. C’è un luogo, infatti, dove lui si sente particolarmente a casa e che non è solo lo spazio della piscina in cui si allena. È la casetta di legno allestita dai suoi genitori appositamente per lui, e nella quale c’è la sua amata batteria. «La suono – ci racconta Giuseppe con una punta di orgoglio – da tre anni. Ho imparato a scuola.  Prima suonavo il piano, ma non mi piaceva». «Se lo vedessi muoversi lì dentro – ci spiega il papà – penseresti che non sia non vedente. Sa esattamente dove sono collegati gli oggetti e la luce, e ogni tanto fa anche qualche lavoretto di manutenzione alla batteria. Ogni tanto gli spostiamo qualche oggetto per farlo abituare a muoversi anche in luoghi non conosciuti. È fondamentale riuscire a farlo sentire perfettamente autonomo».

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Nuotatore, musicista e perfino studente modello, con Giuseppe non ci si annoia mai e il mondo è tutto da scoprire. «I ragazzi come Giuseppe regalano davvero tanto a chi li circonda perché si accontentano di poco, guardano al sodo. Noi siamo perennemente distratti da altri cose. Non riusciamo spesso a percepire a pieno la realtà, mentre loro sì. A volte Giuseppe mi fa notare cose dettagliate a cui io non avrei mai fatto caso. Come il canto di un uccello particolare in lontananza. Inviterei chiunque a bendarsi anche solo per una mezz’ora e scoprire che la vista non è solo quella degli occhi. Una volta ho fatto un percorso per ragazzi non vedenti insieme a Giuseppe lì al Nord, ed è stata un esperienza fortissima. Cambia completamente il modo di percepire le cose. Giuseppe per me è stato un regalo della vita, e dopo diciotto anni ogni giorno con lui continuo ancora a meravigliarmi e scoprire nuove cose».

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Sara Mattera

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