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«Non vengo per “annettere” ma per conoscere, valorizzare e rispettare»

Queste le parole del nuovo vescovo d’Ischia, monsignor Gennaro Pascarella, in una inedita intervista concessa a Il Golfo. Papa Francesco ha unito “in persona Episcopi” le diocesi di Pozzuoli e di Ischia con alla guida il vescovo originario di Cervino che si insedierà sull’isola il 19 giugno

Dallo scorso 22 maggio monsignor Gennaro Pascarella, vescovo di Pozzuoli è anche vescovo della Diocesi di Ischia. È stato Papa Francesco ad unire “in persona Episcopi” le due diocesi campane. E non senza malumori sull’isola. Abbiamo chiesto anche questo al neo vescovo isolano che si insedierà a Ischia il prossimo 19 giugno. Con la nomina “in persona Episcopi” delle Diocesi di Pozzuoli e Ischia, prosegue l’accorpamento delle diocesi italiane voluto da Papa Francesco e chiesto più volte alla Conferenza Episcopale Italiana.

Conosce l’isola e che idea si è fatta di quella terra e della sua comunità, da sempre particolarmente devota?

«Da giovane seminarista e da prete mi sono fermato varie volte sull’isola non solo per vacanza. Ho constatato che c’era una radicata religiosità popolare. Sono vescovo da 22 anni e ho visto tanti cambiamenti; anche la pietà popolare risente fortemente delle nuove sfide, con cui anche la fede è chiamata a confrontarsi. Penso che anche la Chiesa di Dio che è a Ischia è chiamata a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo – è Lui il protagonista del cambiamento, del rinnovamento! – nel mettersi in modo sempre più deciso in cammino sulle vie del Regno di Dio, regno di amore, di pace, di giustizia e di verità. Due vicinanze ci devono come credenti sempre accompagnare: vicinanza a Dio e vicinanza alla gente, che si può anche tradurre: amore a Dio e amore all’uomo, ad ogni persona al di là di ogni aggettivazione».

«Da seminarista e da prete mi sono fermato varie volte sull’isola non solo per vacanza. Ho constatato che c’era una radicata religiosità. Sono vescovo da 22 anni e ho visto tanti cambiamenti; anche la pietà popolare risente delle nuove sfide, con cui la fede è chiamata a confrontarsi. Penso che anche la Chiesa che è a Ischia è chiamata a lasciarsi condurre dallo Spirito Santo»

Nel suo messaggio alla comunità isolana ha detto che bisogna “Operare insieme un discernimento sui passi da fare, partendo dall’ascolto e puntando al dialogo”. Sarà questa la linea che detterà nel suo episcopato?

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«Papa Francesco ci ha richiamato una caratteristica fondamentale della Chiesa: la sinodalità. Citando un Padre della Chiesa Egli ci ha ricordato che Chiesa e Sinodo sono sinonimi: camminare insieme. Il cristiano non può essere un navigatore solitario. Anche l’eremita è parte del Popolo di Dio e porta con sé nella sua preghiera tutto il Popolo. Il cammino sinodale esige che non sia solo un élite a fare discernimento, ma che sia coinvolto tutto il Popolo di Dio e la maggioranza è composta dai laici. Realizzare la sinodalità non è facile. Bisogna esercitarsi nell’ascolto, che è più che sentire, sapendo coniugare parresia, franchezza nel parlare, e umiltà. È necessario il dialogo, che non è tanto una discussione, ma cercare di comprendere le ragioni dell’altro, pronti anche a perdere le nostre, se riteniamo con onestà intellettuale che sono più valide».

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«Vorrei subito riaffermare quello che ho detto nel Messaggio al Popolo di Dio che è in Ischia: è lontano da me qualsiasi idea di “annessione”. Il programma di fondo è: quello di dare valore a tutto ciò che lo Spirito Santo ha operato nella Chiesa di Ischia e camminare insieme con la Chiesa di Pozzuoli»

Nato a Cervino, nel Casertano, poi vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, Pozzuoli ed ora Ischia. Che cosa unisce queste comunità e qual è il filo conduttore del suo ministero?

«Il filo conduttore della mia vita è stato ed è cercare di comprendere il progetto di Dio sulla mia vita e aderivi per quanto sono capace senza riserve. Mai avrei pensato che la mia vita avesse intrapreso queste strade. La prima sorpresa è stata essere nominato Vescovo di Ariano Irpino – Lacedonia. Porto con me una grande gratitudine per i preti, i religiosi/se e i laici di quella Chiesa, che mi hanno aiutato a “essere” Vescovo. Dopo circa quattro e mezzo sono stato chiamato a lasciare la diocesi, a cui mi ero molto legato. Avevo creato tante relazioni, tanti legami! È stato un sì sofferto; ma mi sembrava chiaro che Dio mi chiamava “altrove”. Nel cuore porterò sempre con me quella porzione del Popolo di Dio, che mi era stata affidata. Sono arrivato qui a Pozzuoli come coadiutore, vescovo collaboratore del mio predecessore finché non avesse compiuto i 75 anni, poi vescovo ordinario. Qui ho fatto l’esperienza della preparazione del Sinodo Diocesano e della sua celebrazione. Ho avuto modo di conoscere, dialogare non solo con i preti e i consacrati/e, ma anche con tanti laici. Qui ho speso la maggioranza degli anni del mio episcopato. Non sono mancate difficoltà; ma ringrazio Dio per le “grandi cose” che ha operato e sta operando! Ora approdo anche a Ischia come Vescovo. Stavo ormai pensando al termine del mandato, tenendo presente l’età; sono stato chiamato ad una nuova “uscita”. Ancora una volta ho detto il mio sì, anche se questa volta più sofferto».

«Papa Francesco ci ha richiamato una caratteristica fondamentale della Chiesa: la sinodalità. Citando un Padre della Chiesa Egli ci ha ricordato che Chiesa e Sinodo sono sinonimi: camminare insieme. Il cristiano non può essere un navigatore solitario»

L’accorpamento delle Diocesi non è stato visto di buon grado sull’isola, sembra il primo passo verso la cancellazione di un’istituzione millenaria. Qual è il suo pensiero?

«Vorrei subito riaffermare quello che ho detto nel Messaggio al Popolo di Dio che è in Ischia: è lontano da me qualsiasi idea di “annessione”. Il programma di fondo è: conoscere, valorizzare e rispettare tutto ciò che lo Spirito Santo ha operato nella Chiesa di Ischia e camminare insieme con la Chiesa di Pozzuoli. Comprendo l’amarezza, ma non possiamo fermarci lì, dobbiamo rimettere insieme le nostre energie, i nostri talenti, i carismi e i ministeri a servizio del Regno di Dio, a servizio di Gesù Cristo e del suo Vangelo. La Chiesa c’è per continuare la presenza del Crocifisso/Risorto nella storia e annunciare e testimoniare Lui e il Dio che ha svelato, che è Unità-Trinità, Amore. Tutte le strutture della Chiesa, i suoi organismi pastorali, i suoi programmi, le sue attività, i carismi e ministeri … tutto ha senso se è a servizio del Vangelo».

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