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Nuovo anno ma vecchi problemi alle calende greche

Il Nuovo Anno si apre con i vecchi problemi sul tappeto. E non c’è nessuna buona speranza per una inversione  di tendenza che pur viene ritenuta indispensabile da tutti gli osservatori politici ed economici. Anzi questi problemi vengono, ancora una volta, rimandati alle calende greche. I due problemi istituzionali che sono – come dire – la madre di tutti sono costituiti da un moderno sistema istituzionale in linea con uno sviluppo economico oltre i limiti della maturità economica e sociale (40 mila posti letto, 3mila imprese, 9500 lavoratori stagionali, 64mila abitanti) che come sempre accade nel sistema capitalistico vive una fase di recessione dopo una fase di straordinaria espansione. Il “sistema istituzionale” dell’isola d’Ischia ricostruito in sei Comuni dal 1945 dopo la fase fascista del Comune unico dal 1939 al 1945 non può efficientemente governare una simile espansione economica e sociale perché al tempo della globalizzazione e dell’ economia liberista questo sistema istituzionale incrementa un campanilismo di sopravvivenza e non favorisce una reale solidarietà fra le diverse popolazioni dell’ isola d’Ischia. Così – lo abbiamo visto con le manifestazioni del Natale – ogni località dell’isola tende a valorizzare se stessa e non si preoccupa minimamente dello stato economico e sociale della popolazione comunale attigua.

Le “due capitali” come già nel 1934 le chiamava Waldimiro Frenkel e cioè la Città d’Ischia e Forio hanno puntato alla valorizzazione di se stesse come se si stesse su un continente e non su una piccola isola e ciascuna “capitale” ha fatto concorrenza all’altra in una competizione  che dura da secoli. Ho sempre sostenuto la proposta del Comune Unico fin dal primo disegno di legge regionale di Enzo Mazzella del 1986 ma non mi sono mai fatto illusioni: i foriani non lo permetteranno mai perché hanno una identità ed un campanilismo superiori rispetto agli altri centri dell’isola. Sono il Comune più esteso per area territoriale e negli ultimi  50 anni hanno avuto uno sviluppo edilizio ed economico eccezionale grazie ai Giardini Poseidon che hanno posto in luce la straordinaria particolarità ambientale .

Gli “ischioti” hanno la “capitale amministrativa” dove tutto è concentrato dagli Uffici Giudiziari a quelli Sanitari ed hanno il Porto Borbonico che non solo è il punto di collegamento più vicino a Napoli e Pozzuoli ma è un porto naturale e quindi è l’unico assolutamente sicuro. Nella competizione Città d’Ischia-Comunità di Forio quello che veniva chiamato in epoca aragonese il “terzo” – cioè Casamicciola, Lacco Ameno, Barano e Serrara Fontana – è destinato ad un ruolo secondario. Il 2019 si apre con questa esasperata ed esasperante competizione – economica, sociale e politica – come da anni ed anni e non ha alcuna prospettiva di diminuire. Eppure la recessione economica o una politica di solidarietà che propone con importanti sermoni il Vescovo d’Ischia, Pietro Lagnese, imporrebbero una sostanziale unità amministrativa che questa Regione Campania non ha alcuna voglia di dare all’isola d’ Ischia. La situazione de facto dovrebbe costringere il Comune di Casamicciola, il più colpito dal terremoto del 21 agosto 2017, ad una “rivoluzione copernicana”  per un risorgimento politico capace di guidare un risorgimento economico. Ma questo non appare all’orizzonte.

L’altro problema sul tappeto è il Piano Urbanistico. L’isola d’Ischia non ha mai avuto un Piano Regolatore Generale. Il PRG dell’arch. Corrado Bequinot del 1968 – sono passati 50 anni – è rimasto un disegno inapplicato ed è questo un aspetto del tutto trascurato dalla grande stampa che ha fatto di Ischia “l’ isola degli abusi”. Ma non c’è alcuna speranza di averlo. L’ urbanistica – alla quale in Campania non crede più nessuno – cambia i nomi ai piani ed ai programmi mentre le competenze sono spezzettate tra Comuni, Città Metropolitana, Regione, Ministero dei Beni Culturali cioè Stato Centrale. La Regione Campania ha spostato il termine del Piano Urbanistico Comunale al 31 dicembre 2019. Altro rinvio. Il quindicesimo dalla legge regionale del 2004. Come si possa avviare la ricostruzione di Casamicciola, tutta, di Lacco Ameno, in parte, di Forio, marginalmente, dopo il terremoto del 21 agosto 2017 anche con due “Commissari” senza un “piano” o un “progetto” o un disegno elementare è un quesito che rimane senza risposta se non in provvedimenti parziali e sostanzialmente inapplicabili come le due ordinanze del Commissario alla Ricostruzione, Carlo Schilardi, che ha due sedi – una a Roma ed un’altra a Napoli – ma non ha un ufficio a Casamicciola come se  Casamicciola fosse in una lontana “colonia” da guidare da Roma dal un novello vice-re quasi come Re Leopoldo del Belgio governare il suo “dominio personale” nel Congo in piena Africa.

Questi due problemi: una sostanziale unità amministrativa ed un Piano di Assetto Territoriale cioè uno strumento urbanistico praticabile che unisca la tutela passiva (il Piano Paesistico) con la tutela attiva (il Piano Regolatore) ho voluto rimarcarlo nei miei tre minuti di intervento al Premio di Giornalismo “ Francesco Landolfo” che mi ha onorato della Targa Gianpaolo Necco con Menzione Speciale a Napoli l’11 dicembre 2018. “Problemi forti” – ho detto – ma è indispensabile affrontarli per un nuovo modello di sviluppo. Affrontarli sul “Continente” nei “palazzi decidenti” della Città Metropolitana, della Regione, del Parlamento, del Governo, dell’Unione Europea. Non abbiamo più come isola d’Ischia nelle istituzioni del Continente una  rappresentanza come quella degli anni ‘80 del ‘900. Avevano 4 assessori provinciali e 2 assessori regionali. L’ unica via che riesco ad individuare è nel protagonismo dello  sviluppo locale: valorizzare i consigli comunali, potenziare la partecipazione civile dell’associazionismo. E’ quella che bisogna intraprendere.

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