CRONACAPRIMO PIANO

Nuovo summit per Villa Mercede, tutti in Prefettura

Tavolo tecnico per scongiurare la riduzione dei servizi e i licenziamenti dei lavoratori della residenza sanitaria di Serrara Fontana

Stamane negli uffici della Prefettura di Napoli si svolgerà un incontro forse fondamentale per i lavoratori di Villa Mercede, ma anche della stessa struttura residenziale sita a Serrara Fontana. Intorno al tavolo, convocato dal Prefetto su istanza dei sindaci dell’isola, sono stati chiamati gli esponenti dell’Asl e dei sindacati, oltre agli stessi primi cittadini delle amministrazioni isolane, i rappresentanti dei lavoratori,  esponenti della Regione Campania, la cooperativa detentrice dell’appalto che svolge il servizio.

Sono in molti a guardare all’apporto della regione per dare una svolta a una situazione diventata sempre più drammatica. In primo luogo si cercherà di sbloccare le mensilità di stipendio arretrato dovute ai lavoratori di Villa Mercede, che ormai da cinque mesi non percepiscono salario. Questo è l’obiettivo primario, ma resta poi l’enorme problema della procedura di licenziamento collettivo, arrivata ora alla fase amministrativa da gestire a livello regionale, ma resta la necessità di un’indicazione anche da parte dell’Asl. Il punto focale sta nel tentare di evitare l’abbattimento di servizi che ha innescato poi la procedura di licenziamento. Fra l’altro, a medio termine permane anche la criticità di una nuova gara d’appalto che prevede un’ulteriore riduzione di servizi, con un “taglio” da 29 a 20 posti-letto, di conseguenza si annuncia un ulteriore tagli di personale. Ancora più inquietante, i termini di gara aprono la porta a un declassamento della struttura. Inutile girarci intorno: a quel punto la chiusura totale della residenza sarebbe un’eventualità concreta. I sindacati intendono dimostrare all’Asl che i dati relativi alla struttura e agli utenti che occupano i posti letto non giustificano affatto una riduzione dei servizi e di conseguenza il licenziamento del personale.

Nei mesi scorsi i sindacati avevano anche provato a chiedere all’azienda sanitaria locale di intervenire in sostituzione per il pagamento diretto degli stipendi arretrati ai lavoratori, ma il tentativo è caduto nel vuolo. Adesso, mentre si susseguono le pressioni e si intavolano confronti inter-istituzionali, la realtà resta quella della dignità e serenità brutalmente tolte, prima ancora degli stipendi, ai dipendenti della struttura residenziale. Se la procedura di licenziamento dovesse concludersi col licenziamento dei primi undici dipendenti, il piano della situazione si inclinerebbe pericolosamente, come detto, verso l’abolizione completa dei servizi: una eventualità tragica che priverebbe  quarantadue del sostentamento. Ecco perché al tavolo di stamane guardano con crescente apprensione i tanti lavoratori già psicologicamente allo stremo. E che, nonostante tutto, continuano a prestare quotidianamente la propria professionalità presso la residenza sanitaria assistenziale di Fontana.

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