CULTURA & SOCIETA'

Oggi 15 giugno ricorrenza di San Vito patrono di Forio

di Pasquale Baldino e i suoi TralciOggi 15 giugno, ricorrenza di San Vito, patrono di Forio d’Ischia. La Festa già iniziata l’8 giugno, si concluderà domani 16 giugno. Essa rappresenta per la comunità foriana il momento più sentito e atteso dell’anno, un evento che da secoli unisce la popolazione in un abbraccio collettivo di fede, tradizione e cultura. Vito era un giovane cristiano forse di origine siciliana, che durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano fu martirizzato per non aver voluto rinnegare la propria fede. La statua di San Vito, presente nella chiesa a lui dedicata a Forio, lo raffigura, come un ragazzo che porta la palma del martirio; accanto a lui sono seduti un cane ed un leone, tradizionalmente associati a questo Santo, mentre il grappolo d’uva fra le mani, lo collega specificamente all’isola. Il cane è il simbolo che indica la protezione del Santo contro malattie neurologiche, come per esempio quella che popolarmente viene chiamata “Ballo di S. Vito”. Si racconta che San Vito guarì dalla malattia (l’epilessia) il figlio dell’imperatore Diocleziano. Il leone sta a ricordare presumibilmente uno dei martiri che San Vito subì: fu dato in pasto ai leoni, ma essi lo risparmiarono rimanendo mansueti. Veniamo al grappolo d’uva: nell’Ottocento i vigneti ischitani furono colpiti da gravissimi attacchi di crittogama, un fungo che distruggeva le piante. L’economia di tutta l’isola, e di Forio in particolar modo (poiché in questa zona la superficie coltivata a vite era assai estesa), fu messa in grave crisi. Naturale che i contadini e le loro famiglie chiedessero aiuto al Santo patrono: la leggenda dice che una barca carica di zolfo, il rimedio che salvò i vigneti ischitani, fu fermata al largo di Forio proprio da S. Vito, che pagò la salvifica sostanza con un anello che apparteneva alla sua statua. In realtà, lo zolfo arrivò sì via mare, ma portato dai tre fratelli Sanfilippo, provenienti dalle Eolie (dove si trova zolfo in grande quantità) e furono essi a farlo conoscere ai disperati vignaioli ischitani.Tuttavia, il suggestivo racconto dell’aiuto recato da San Vito ai suoi fedeli è più che mai vivo nelle famiglie foriane, al punto che durante la festa si usa adornarne la statua con grappoli d’uva appena raccolti, ancora acerbi essendo il mese di giugno, ma irrorati di zolfo, come tuttora si usa nelle vigne isolane. La scultura di San Vito è in rame e argento e venne disegnata dallo scultore Giuseppe Sanmartino (autore anche del Cristo Velato presente a Napoli nella cappella San Severo) e colata da due orafi napoletani nel 1787 (ma il culto del Santo è molto più antico). L’opera di rivestimento di oro della statua fu finanziata addirittura attraverso una tassa su tutte le caraffe di vino vendute nelle osterie.

La Chiesa di San Vito, non solo è la più importante, ma pure la più antica di Forio. I primi documenti che ne attestano l’esistenza risalgono ai primi del XIV secolo, in un’epoca in cui l’intero centro abitato corrispondeva grosso modo alla campagna attorno all’edificio. Soltanto nel XV secolo la comunità locale cominciò a estendersi verso il mare, attorno l’altra Basilica Pontificia di Forio, la Chiesa di Santa Maria di Loreto. E come nella Basilica di Santa Maria di Loreto, anche in quella di San Vito, sono i pittori locali Cesare Calise e Alfonso Di Spigna ad aver dipinto la maggior parte delle tele presenti. Di quest’ultimo, molto bello il “Compianto del Cristo Morto” presente in sagrestia.

In occasione della festa del patrono di Forio Don Cristian Solmonese ci lascia questo messaggio:-“Il martirio di Vito non è una festa come le altre. Per qualcuno potrà essere un’occasione come un’altra per mettere in scena qualche buona sagra, con magari l’aggiunta di una processione con banda e fuochi. Ma sarebbe bello se ci fermassimo un istante a dirci ad alta voce: «si può far festa in un giorno in cui si fa memoria di un morto ammazzato?». Il cristianesimo ci ha abituati a guardare con occhi diversi il martirio fino a dimenticarci quanto possa essere paradossale mettere la parola “festa” accanto a un omicidio violento. Eppure è una festa, e lo è perché quando capitano certe tragedie ci sembra che i vincitori siano gli uccisori e i vinti gli uccisi, ma con il tempo ci si accorge che i veri vincitori sono quelli che sembra abbiano perso, e le vere vittime (di loro stessi innanzitutto) sono proprio gli assassini. Che fine avranno fatto Diocleziano, suo padre Ila? Saranno stati felici dopo la morte di Vito? È facile fomentare un fragile perché compia stragi, ma è difficile dare la propria vita perché gli altri vivano. Gesù lo ha fatto, e con lui una schiera immensa di altri martiri. Ritorna la festa di un ragazzo così. Ritorna la festa di un morto ammazzato che rimane più vivo dei suoi persecutori sopravvissuti. Ritorna la festa di un testimone che continua a predicare con un Vangelo fatto dono. Ritorna la festa di un santo che ha perso la testa per Dio. , !” .

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