CULTURA & SOCIETA'

Oggi tutti a Santa Maria al Monte e nel ricordo dell’amato parroco Don Pasquale Sferratore

La devozione al nome di Maria, presto arricchita dai pontefici di particolari indulgenze, risale alla metà del XII secolo. La festa venne istituita nel 1513 da papa Giulio II, che la concesse alla sola diocesi spagnola di Cuenca: inizialmente celebrata il 15 settembre, spostata da papa Sisto V al 17 dello stesso mese (1587), la celebrazione della festa venne estesa da papa Gregorio XV all'arcidiocesi di Toledo (1622) e da papa Clemente X all'intera Spagna (1671)

Tutto oggi, giorno di Santa Maria e della località montana di Santa Maria al Monte tanto cara ai foriani: in programma fin dalle prime ore del mattino salita alla chiesa, santa messa, scampagnata sul sagrato e nel bosco vicino e la corsa alla sua 36esima edizione in salita breve ma molto impegnativa che dal centro storico di Forio arriva sul sagrato della chiesetta, 5,5 km con 400 metri di dislivello da correre tutta d’un fiato. Il tutto in memoria di Don Pasquale Sferratore mitico parroco di Monterone e amato rettore ed animatore della famosa chiesetta.

L’INDIMENTICABILE DON PASQUALE SFERRATORE A SANTA MARIA AL MONTE

Sulle pendici del Monte Epomeo, dal lato di Forio, svetta il piccolo villaggio rurale di Santa Maria al Monte che si raggiunge dalla ormai nota e frequentata via Bocca. Il 12 settembre di ogni anno questa suggetiva località campestre e nello stesso tempo boschiva, si rianima per celebrare la Santa Madre di Gesù nel giorno del suo onomastico. Il sagrato della chiesa rupestre, chiaramente dedicata alla Vergine Maria, diventa il palcoscenico di questa ricorrenza a cui partecipano centinaia di foriani, ma anche molte persone provenienti dagli altri comuni dell’isola d’Ischia. Oltre al momento liturgico vero e proprio, che prevede la Celebrazione della Santa Messa, la Processione per i pendii della montagna e infine la Benedizione, non manca di certo un “intenso” tour enogastronomico tra le casette del borgo. Banchetti con pasta e fagioli, ragù, carne alla brace e l’immancabile coniglio all’ischitana aggiungono quel sapore “dionisiaco”, che spesso compaiono in coda alle celebrazioni religiose.

DON PASQUALE SFERRATORE PARTECIPA ALLA ANNUALE CORSA

La bellezza del paesaggio circostante è l’altro motivo per cui vale la pena salire fin quassù, magari proprio approfittando del “gancio” simpatico della festa. Oltre al magnifico panorama con una vista che abbraccia l’intero territorio di Forio, quasi protetto dalle due colline di Punta Imperatore e Punta Caruso, sono il verde intenso dei filari di vite, con le uve pronte per la vendemmia della seconda metà di settembre e il bosco di castagni della Falanga, a poche centinaia di metri dalla Chiesa, gli altri elementi che rendono davvero unica quest’escursione. Addentrandosi nel bosco si scorgono tracce ben visibili dell’antica architettura rupestre: ricoveri scavati nel tufo; palmenti per la spremitura dell’uva che, ricordiamolo, veniva eseguita pigiando i grappoli con i piedi all’interno di grosse vasche di lapillo e, soprattutto, le fosse della neve, buche profonde che servivano per la raccolta della neve durante l’inverno e la seguente trasformazione in ghiccio in estate.

Il 12 settembre: Santissimo Nome della B. V. Maria. In questo giorno viene rievocato l’ineffabile amore della Madre di Dio verso il Figlio santissimo e viene posta avanti gli occhi dei fedeli la figura della Madre del Redentore per essere piamente invocata.»

La devozione al nome di Maria, presto arricchita dai pontefici di particolari indulgenze, risale alla metà del XII secolo. La festa venne istituita nel 1513 da papa Giulio II, che la concesse alla sola diocesi spagnola di Cuenca: inizialmente celebrata il 15 settembre, spostata da papa Sisto V al 17 dello stesso mese (1587), la celebrazione della festa venne estesa da papa Gregorio XV all’arcidiocesi di Toledo (1622) e da papa Clemente X all’intera Spagna (1671).

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La sua promozione a festività di tutta la Chiesa è dovuta a papa Innocenzo XI Odescalchi (che con decreto del 5 febbraio del 1685 ne spostò anche la data alla domenica fra l’Ottava della Natività) per commemorare la messa che a Vienna, il 12 settembre del 1683, aveva suggellato l’alleanza fra l’imperatore Leopoldo I d’Austria e il re di PoloniaGiovanni III Sobieski: quel giorno, i due sovrani cattolici avevano dato il via alla controffensiva che portò alla liberazione della capitale austriaca dall’assedio dei Turchi (12 settembre 1683).

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Come festività di tutta la Chiesa il Santissimo Nome di Maria ha quindi origini simili a quelle della Trasfigurazione, istituita da papa Callisto III in ricordo della liberazione di Belgrado (6 agosto 1455), e della Madonna del Rosario, voluta da papa Pio V per commemorare la vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571).

In anni più recenti papa Pio X la riportò alla data tradizionale del 12 settembre. Papa Paolo VI la tolse dal calendario romano, ma inserì nel Messale una Messa votiva in suo onore. Papa Giovanni Paolo II, nella terza edizione del Messale Romano post-conciliare (2002), la fece riapparire come memoria (facoltativa) nella data del 12 settembre. Nella sua monografia D’Ascia (1867) riporta la notizia secondo la quale la chiesa sarebbe stata eretta nel 1596 da Sebastiano Sportiello per espiare un omicidio. Sportiello apparteneva alla famiglia cui si deve anche la fondazione della chiesa di S. Carlo, altro esempio di architettura rurale che nella facciata rivela affinità con la chiesa di S. Maria al Monte. Basandosi sulla testimonianza di alcuni discendenti della famiglia, D’Ascia racconta che i tre fratelli Sportiello (Sebastiano, Vito Nicola e Andrea), ricchi possidenti di Salerno, fuggirono a Forio dopo aver ucciso il vescovo della loro città; per penitenza, furono costretti a costruire due chiese ad una certa distanza l’una dall’altra.

D’Arbitrio e Ziviello (1982) ipotizzano che la chiesa sia stata edificata dalle popolazioni locali quando l’agricoltura e quindi gli insediamenti rurali si diffusero anche nei territori montuosi. La chiesa, costruita in una posizione strategica, divenne un punto di riferimento per le comunità contadine insediatasi in quelle zone, soddisfacendone le esigenze religiose, sociali e pratiche. S. Maria al Monte assolveva infatti funzione non solo di luogo di culto volto a conservare le tradizioni religiose della popolazione, ma anche di punto di aggregazione, di incontro nonché di raccolta in caso di pericolo. La chiesa fu abbandonata intorno al 1930 ed utilizzata come ricovero di animali e deposito di legna fino a quando, per iniziativa di un ex monaco dell’eremo di S. Nicola sul monte Epomeo, grazie alle offerte raccolte tra i fedeli foriani, fu riaperta e ristrutturata. Ci fu una grande festa d’inaugurazione e da allora S. Maria al Monte è diventata meta di un pellegrinaggio per la festa celebrata ogni anno il 12 settembre, in cui viene portata in processione una statua della Madonna. Una leggenda di tradizione orale registrata a Forio nel 1990 (Vuoso, 2002, pp. 84-85) associa la chiesa alle incursioni piratesche che tormentarono l’isola fra il XVI e il XVIII secolo: un pescatore foriano fu spinto da una tempesta in Turchia dove fu catturato dai turchi. Questi, saputo dal pescatore che Forio era priva di fortezze e di strutture difensive, organizzarono un assalto; giunti in vista dell’isola, videro in cima al monte una regina con centinaia di soldati armati e fiaccole accese. Spaventati, i pirati si fermarono e uccisero brutalmente il pescatore, convinti che avesse mentito. In ricordo di questo evento, i foriani fecero dipingere il quadro per l’altare della chiesa. Accanto alla secentesca chiesetta vi è un piccolo eremo, oggi trasformato in abitazione.

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

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