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ON AIR – FILM IN ONDA QUESTA SETTIMANA Scream ritorna in prima serata

Le regole per sopravvivere sono sempre le stesse, e in questo film vengono enunciate, quasi polemicamente, anche a voce alta: mai fare sesso, mai ubriacarsi o drogarsi e mai dire “torno subito”. Lo scenario è quello della America benestante post-yuppies, fatta di cordless, videocamere, villette a schiera, con giovani ricchi e belli, apparentemente senza problemi. Ma la città di Woodsboro verrà presto destata da quel sonno che somiglia di più alla noia che alla tranquillità, con l’avvento di un killer senza movente che una volta smascherato, giustificherà le sue colpe citando Norman Bates di Psycho, asserendo che “tutti diventiamo pazzi di tanto in tanto”. Il ragazzo, ironico portavoce di un’epoca senza una chiara identità, dove si cerca di riempire il vuoto esistenziale scopiazziando e citando gli altri, fotografa esattamente quello che stava accadendo al cinema dell’orrore, con il regista opportunisticamente bravo ad impugnare il coltello dalla parte del manico: ringiovanire il genere horror denunciandone contemporaneamente la sua crisi. Wes Craven, utilizzando clichés già visti e sperimentati in prima persona (essendo regista di Nightmare), riesce così a creare un film con una grossa esigenza di modernità, ma costruito come se fosse un reboot dei classici slasher, ammiccando al vintage del ventennio precedente.

La storia parte da una telefonata che sembra quasi uno scherzo. “Qual è il tuo horror preferito?”. La prima malcapitata ragazza a rispondere è Drew Barrymore, non a caso la bambina di E.T., la cui morte sembra quasi sancire la “fine” dell’epoca d’oro degli anni 80. E il restante cast conferma la tesi, non a caso vengono scelte Courtney Cox da Friends, e Neve Cambpell da Cinque in Famiglia, prese appositamente dal nuovo che avanzava: le serie tv. Un’occasione ricca di freschezza dunque, scritta e sceneggiata dallo stesso ideatore di Dawson’s Creek, che guardava al passato (i protagonisti sono tutti appassionati cinefili, dalle vittime ai killer) e che sarebbe stata terreno fertile per pessime emulazioni cinematografiche e parodie spesso ingiuste. Ma Scream era di ben altra pasta e fu di fatto il blockbuster che salvò l’horror d’autore.

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