LE OPINIONI

IL COMMENTO Onore a Legnini e Re e disonore a ignavi e cospiratori

Sta per lasciare il proprio incarico Ciro Re, Vice Questore dirigente il Commissariato di Polizia di Ischia, che cessa le sue funzioni al 31 gennaio. Un uomo che ha onorato la carica ricoperta, da integerrimo servitore dello Stato, avendo risposto unicamente alla legge, alla propria coscienza, alla sicurezza collettiva, intesa in tutte le forme (dalla sicurezza stradale, alla inviolabilità delle case da ladri e malfattori, al traffico di droga, all’integrità e tutela del territorio da speculatori edili) senza condizionamenti da parte di chicchessia. Non che i potenti non abbiano fatto tentativi di condizionamento; non che la ragnatela di connivenze e complicità non abbia cercato di frenarlo, ma semplicemente è che queste provocazioni sono state respinte al mittente da chi ha la schiena dritta e l’animo saldo. La gente comune di Ischia ne ha ampiamente riconosciuto i meriti e lo ha stimato e lo stima. Chi tra i cittadini ha invece tirato un sospiro di sollievo ora che dismette l’incarico? Non era amato esclusivamente da chi preferisce vivere nella illegalità o border line con la legalità, in ogni campo, dalla delinquenza di stampo camorristico al traffico di droga, alla truffa, alla rissa e perfino ai violenti dello sport, di un calcio malinteso che, anziché educare alla socialità, diseduca. Perdiamo un uomo di valore. Ma contemporaneamente abbiamo perso un altro uomo di grande valore: Govanni Legnini, giurista, già Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Commissario Straordinario alla Ricostruzione post sisma e post alluvione nei tre Comuni interessati. C’è stato, con grave ritardo, il tentativo di 5 Sindaci dell’isola di invocare la premier Meloni e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Mantovano, a cui spettava di decidere delle sorti del Commissariato, affinché si rinnovasse l’incarico a Legnini. Non c’è stato nulla da fare, su proposta del Ministro della Protezione civile è stata fatta la nomina di cui si vociferava da giorni. Troppo tardi l’intervento dei Sindaci, troppo grave la defezione di Giosi Ferrandino, Sindaco di Casamicciola (Il Comune maggiormente colpito dagli eventi calamitosi), insufficiente oltre che tardivo, perché i Sindaci avrebbero, per tempo, dovuto coinvolgere i Consigli comunali. I Sindaci non hanno sentito questa necessità democratica.

La verità è che solo il Sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, era convintamente schierato per la riconferma. L’iniziativa della lettera è stata sua, checché ne dica l’assessore di Forio Davide Laezza che se intesta il merito e che aveva convinto il Sindaco Verde a mettere una firma, apposta senza troppa convinzione. Tant’è che alla vigilia della rimozione ufficiale di Legnini, proprio sulle colonne di questo giornale, Verde ha avanzato una proposta balzana di affiancare per un anno Legnini al nuovo Commissario per gestire la fase di transizione. Un bel esercizio di cerchiobottismo, dove si fa da un lato l’encomio di Legnini e dall’altro si ammicca al governo amico. No, non c’entravano nulla la Giunta regionale, il Presidente Fico, i fratelli Manfredi, che non hanno nemmeno avuto il tempo materiale di affrontare la questione del rinnovo, perché troppo recente era l’elezione regionale e tropo complessa si era presentata l’impresa di mettere a punto una compagine di assessori e di presidenze di commissioni. C’entra naturalmente il Governo, interessato ad implementare l’odiosa politica dello spoils system (sistema del bottino) e a realizzare il piazzamento di un uomo di destra, obiettivo che ha avuto un assist dall’indagine a carico di Legnini della Procura di Roma per “accesso abusivo e rivelazione del segreto di ufficio” in favore dell’ imprenditore Lorenzo Sbraccia. Capiremo poi se gli sia stata messa sotto la poltrona una bomba ad orologeria per favorire l’insediamento dell’avvocato Feola (FDI). Il vero regista del cambio politico del vertice del Commissariato è stato Giosi Ferrandino. Non aveva firmato la lettera dei Sindaci per due motivi: perché aveva lavorato con i referenti politici con i quali ha allacciato rapporti, innanzi tutto con Edmondo Cirielli ma anche direttamente con esponenti del Governo in carica, in senso inverso alla riconferma di Legnini e perché ha mal digerito l’iniziativa di raccolta firme del Sindaco di Lacco Ameno (che ritiene colpevole di “ scippo” di fondi della Ricostruzione a danno di Casamicciola).

Peccato, peccato e grande rammarico per tutti coloro che avevano creduto (e mi ci metto anch’io) che l’accoppiata Legnini–Giosi fosse il miglior viatico per dare efficienza ad un meccanismo complesso di Ricostruzione. Viste come sono andate le cose, comprendiamo che l’isola non può essere ricostruita senza che la ricostruzione materiale sia preceduta da una ricostruzione morale. Troppi interessi (economici e politici) sono in gioco, perché il corso degli eventi potesse seguire una logica e una coerenza. Nella fase elettorale regionale era già apparso chiaro il desiderio del Sindaco di Casamicciola (ma anche di qualche altro Sindaco) di rimettere in discussione il Piano Paesaggistico isolano. Il nodo sta in un possibile conflitto tra Piano di Ricostruzione (che funge, per i tre Comuni disastrati, anche da Piano paesaggistico) e Piano Paesaggistico isolano. E’ chiaro che il Piano di Ricostruzione lascia maggiori margini di autonomia e libertà ai tre Enti locali, mentre il Piano Paesaggistico isolano (confezionato dalla Soprintendenza, di concerto con Regione e Legnini) pone i necessari paletti di tutela del territorio. Legnini è stato un personaggio ingombrante per chi vuole avere mani libere e supremazia assoluta su tutto il resto dell’isola. Ecco perché non si è tenuto conto del modello nuovo e virtuoso che Legnini ha introdotto: confronto democratico con tutte le espressioni significative della società isolana. Non c’è comitato cittadino, Associazione, Ente che non sia stato accolto da Legnini con apertura e disponibilità al dialogo. Con la stampa e le televisioni locali Legnini (come del resto ha fatto Re) ha avuto un rapporto sempre corretto e cordiale. Legnini, nel suo ruolo istituzionale, non ha fatto mai distinzione politica tra destra, sinistra, centro (anche se ovviamente ha una sua concezione politica). Vedremo se Marcello Feola vorrà e saprà fare altrettanto. Legnini ha tanti meriti, ma se avesse dipanato anche solo l’intricata matassa del Pio Monte della Misericordia, avrebbe acquisito già, solo per questo, un merito enorme. Purtroppo anche nel campo dell’associazionismo non c’è stata compattezza nel riconoscere il ruolo positivo di Legnini. Spesso si è confuso le responsabilità amministrative dei Comuni con quelle del Commissariato, non comprendendo il profondo senso democratico del giurista, ovvero il massimo rispetto dell’autonomia degli Enti Locali. Ma torniamo all’ignavia e agli intrighi dei cospiratori politici contro Legnini. E’ vero che i Sindaci si sono mossi con ritardo, è vero che qualcuno di essi lo ha fatto malvolentieri, ma quello che è più inaccettabile è che nessuno dei tanti consiglieri comunali dell’isola (di maggioranza o di opposizione) abbia sentito il dovere di incalzare Sindaci e Presidenti dei Consigli comunali a indire, per tempo, assemblee consiliari per chiedere ufficialmente la riconferma di Legnini.

Si badi bene che non ce l’ho con chi, come il consigliere minoritario di Forio, Vito Iacono, aveva sempre espresso critiche al Commissario, perchè lo ha fatto pubblicamente, con convinzione, nelle sedi e nelle forme dovute. Ce l’ho invece con gli ignavi, con quelli che hanno ritenuto non essere affar loro, e con quelli che hanno tramato sotto banco per destituire Legnini in maniera subdola e silente. Questa è politica vile e amorale. Se i Sindaci si credono autocrati incontrastati, è altresì vero che i consiglieri si autodeclassano a sudditi. Non so se mai, nel concetto di Ricostruzione, potrà essere incluso la resurrezione dei consessi democratici, in primis i Consigli comunali, attualmente ridotti a meri organi di passiva ratifica. Onore, dunque, a Re e Legnini; disonore a tutti gli ignavi e cospiratori sotto banco. Che il tempo disveli torti e ragioni, leali e sleali!

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