CRONACAPRIMO PIANO

Casamicciola, nuova ordinanza di demolizione

Affonda le sue radici nel terremoto del 21 agosto 2017, a firmare il provvedimento contingibile e urgente è stato il sindaco Giosi Ferrandino. Ai titolari concessi 10 giorni per ottemperare, altrimenti il Comune procederà in danno

Ci sono atti amministrativi che non nascono in un giorno. Alcuni portano con sé il peso degli anni, delle attese sospese, delle ferite mai davvero rimarginate. L’ordinanza di demolizione firmata dal sindaco di Casamicciola Giosi Ferrandino, è uno di questi. Il provvedimento, classificato come ordinanza contingibile e urgente, affonda le sue radici nel terremoto del 21 agosto 2017, quando il sisma colpì duramente Casamicciola. Da allora, una parte del patrimonio edilizio del centro storico è rimasta segnata da danni strutturali profondi, giudicati nel tempo non più recuperabili. Subito dopo il sisma, le verifiche tecniche classificarono numerosi immobili con esito “E”, cioè inagibili. Le schede AEDES, compilate nei giorni immediatamente successivi al terremoto, parlavano chiaro: edifici compromessi in modo grave, alcuni già allora ritenuti strutturalmente instabili. Negli anni successivi, però, quei fabbricati sono rimasti lì. Murature addossate l’una all’altra, solai che poggiano su strutture contigue, corpi di fabbrica cresciuti nel tempo come un unico organismo edilizio. Un intreccio che rendeva impossibile qualsiasi intervento parziale senza mettere a rischio gli edifici vicini. È questo il punto centrale richiamato nell’ordinanza: l’interdipendenza strutturale degli immobili. I tecnici comunali, durante un sopralluogo effettuato il 2 gennaio 2026, hanno certificato che qualsiasi intervento localizzato – e in particolare una demolizione parziale – potrebbe provocare effetti di trascinamento strutturale, con conseguenze potenzialmente gravi per l’incolumità pubblica. A peggiorare il quadro hanno contribuito le condizioni meteorologiche degli ultimi anni: piogge intense e persistenti, infiltrazioni d’acqua, ulteriore indebolimento delle murature già lesionate dal sisma. Il risultato è uno stato di degrado avanzato, definito dagli stessi uffici comunali come un “concreto pericolo” per cittadini e passanti.

Nel frattempo, la ricostruzione post-sisma ha preso una direzione precisa. Con le ordinanze del Commissario Straordinario per la ricostruzione, è stato approvato un vero e proprio Piano degli interventi di demolizione pubblica. Un piano che individua gli edifici non recuperabili, quelli che rappresentano un rischio e quelli per i quali la messa in sicurezza risulterebbe antieconomica. L’ordinanza sindacale richiama esplicitamente un principio fondamentale: le demolizioni non pregiudicano in alcun modo i diritti dei proprietari. Chi subisce l’abbattimento dell’immobile conserva il diritto ai contributi per la ricostruzione o alla delocalizzazione, così come restano salve eventuali pratiche di condono ancora pendenti. Gli immobili interessati si trovano in pieno centro abitato e insistono in un’area classificata a elevato rischio idrogeologico e da frana. Una zona già segnata non solo dal sisma del 2017, ma anche dagli eventi calamitosi successivi che hanno ulteriormente aggravato la fragilità del territorio. È anche per questo che l’ordinanza parla di urgenza e indifferibilità. Secondo il Comune, rinviare ancora significherebbe ostacolare la ricostruzione complessiva e continuare a esporre il paese a rischi non più tollerabili. Il dispositivo finale è netto: ai proprietari viene ordinato di procedere “ad horas” alla demolizione degli immobili danneggiati, entro un termine massimo di sette giorni dalla notifica. In caso di inadempienza, il Comune potrà intervenire in danno.

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